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Spiaggia del Cantun da Campiglia

Spiaggia del Cantun da Campiglia

Percorso Inedito
10-01-2009
Campiglia (380) – Chiesa Schiara (160) – Spiaggia Cantun (0) – Chiesa Schiara (160) – Campiglia (380).
5 Km. circa.
400 m. circa.
soundofsilence.
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EE, per escursionisti esperti la discesa dalla Chiesetta della Schiara al Cantuna, anzi magari qualcosa di più, data la scomodità del percorso, stretto ed immerso nella vegetazione, oltre a numerose scalette assai strette ed a volte un po’ esposte. Tutto il resto E, per escursionisti medi.
Da Genova a La Spezia coll’autostrada, quindi si attraversa la città seguendo i cartelli per Portovenere e Riomaggiore. Al bivio tra le 2 località si imbocca la strada per Portovenere e la si segue per 1,5 Km, dove si svolta a destra per Campiglia e ivi si arriva in circa 10 Km. Qui si può parcheggiare presso il campo di calcio poco prima del paese, visto anche che trovare posto più aventi non sempre è facilissimo e i posti, inoltre, dovrebbero essere riservati ai residenti.
dal parcheggio proseguiamo su asfalto fino alla piazzetta di Campiglia, da dove facciamo ancora qualche metro, per imboccare quindi a sinistra Via Tramonti, che lasciamo subito per prendere a destra tra le case, trovandosi quindi, dopo poco più di 200 metri, sul sentiro 4b, che iniziamo a seguire. Dopo neanche 200 metri però, lo lasciamo per imboccare a sinistra uno stretto sentiero tra muri a secco. Poco più di 100 metri ed arriviamo ad un nuovo bivio, dove prendiamo a sinistra uno stretto sentiero in discesa scavato nella roccia. Altri 100 metri e raggiungiamo un più largo sentiero che imbocchiamo verso destra in discesa. Sempre altri 100 metri ed ad un ulteriore bivio prendiamo ancora a destra (anche a sinistra comunque non sarebbe sbagliato, anzi forse si arriva con meno problemi alla Chiesetta della Schiara). Dopo 200 metri ho poi abbandonato la traccia principale, per prendere a sinistra una scorciatoia tra le fasce che implica però di scavalcare un cancelletto (si tratta comunque anche qui di una scorciatoia non obbligatoria) e quindi ci porta alla Chiesa della Schiara. Raggiungiamo quindi la parte posteriore della Chiesa e continuiamo sul sentierino in orizzontale che da qui si diparte. Giungiamo così fino all’ultima casa e vi passiamo sotto, prendendo poi una traccia a destra, che poi piega a sinistra ed inizia a scendere le fasce verso il mare. Scendiamo quindi tra le fasce sfruttando strette ed infrascate scalette in pietra, ed anche un paio di legno, per poi giungere alla spiaggia. Da qui è possibile seguire la scogliera in entrambe le direzioni, ma più lungamente verso est. Seguendo in effetti la scogliera verso est si giunge ad una piccola spiaggetta di ciotoli più piccoli, caratterizzata da una quinta di roccia staccata a formare un piccolo isolotto adiacente alla scogliera. Esplorate le scogliere torniamo sui nostri passi fino alla Chiesa della Schiara, quindi seguiamo il sentiero 4b, che passando tra le suggestive case di Schiara, ritorna a Campiglia, da dove raggiungiamo il parcheggio seguendo l’asfalto.
selvaggia e solitaria spiaggia di Tramonti, magari non tra le più belle, ma sicuramente suggestiva, soprattutto esplorando la scogliera. Selvaggio anche il sentiero per arrivarvi, sembra quasi di essere nella giungla.
Percorso Inedito
10-01-2009
Campiglia (380) – Chiesa Schiara (160) – Spiaggia Cantun (0) – Chiesa Schiara (160) – Campiglia (380).
5 Km. circa.
400 m. circa.
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Spiaggia del Cantun da Campiglia


Innanzitutto grazie a Lord Mhoram per le preziose indicazioni, senza le quali non avrei mai conosciuto questo altro magnifico posto in quel di Tramonti. Si tratta sicuramente del sentiero più scomodo e meno panoramico tra quelli che scendono al mare da Campiglia, ma permette di raggiungere posti di grande bellezza, a mio parere non all’altezza di Albana, Schiara e Canneto (in questo caso molto più per il sentiero che per la spiaggia), ma che se la possono giocare col Persico per il 4° posto nella classifica delle località più belle di Tramonti, e non è poco… Un’emozione in più viene poi dal fatto che se Tramonti in genere è già posto per pochi eletti, il Cantun è attualmente quasi vergine da qualsiasi frequentazione (a parte la famiglia di milanesi che ha la casa sul bivio) e ciò risulta evidente anche dallo stato del sentiero: se può essere emozionante mettere i piedi dove non vi sono altre tracce umane il rovescio della medaglia è che potrei essere uno degli ultimi a farlo e, almeno a me, rende triste il pensiero che queste bellezze vadano perdute in un futuro neanche troppo lontano… Anche per questo pubblico queste righe, dubito comunque che serva a qualcosa… Tornando alla gita, arrivato a Campiglia decido, più o meno consciamente, di fare qualche variazione sul tema, data la mia intensa frequentazione di Tramonti, e invece di iniziare dalla partenza del sentiero 4b, qualche metro sopra la partenza del sentiero per il Persico, parto direttamente da quest’ultima, prendendo immediatamente a destra; la deviazione non presenta controindicazioni e in pochissimi minuti in piano mi ritrovo sul 4b, contento del buon esito della prima variante decido subito di farne un’altra: nella mia recente gita al Navone avevo lasciato in sospeso un evidente sentiero in discesa che si diparte dalla via provinciale e mi appresto così ad esplorarlo. Dopo poco prendo quindi uno stretto sentiero in discesa, delimitato da muri a secco, che mi porta in breve sulla via provinciale; qui occorre tornare brevemente verso est per incrociare la traccia desiderata. Si tratta di un sentiero in buone condizioni e senza difficoltà e che presenta qualche scolorito bollo rosso e si ricongiunge al 4b poco sopra la Chiesetta della Schiara; per effettuare il ricongiungimento occorre però aprire un piccolo cancelletto che delimita una proprietà coltivata. Sconsiglio in ogni caso di effettuare questa variante, se non per curiosità , perché non presenta alcun interesse panoramico, a differenza del 4b. Giunto quindi alla Chiesetta della Schiara prendo qui la deviazione per il Cantun; dopo pochi metri si apre un bel panorama sullo scoglio Ferale a cui fanno da corona i lunghi fiori delle agavi, mi si apre però anche il panorama di 2 persone che stanno combattendo sul sentiero contro una frana che ostruisce il passaggio… Vado a vedere: la frana sembra piccola e mi sembra che si possa passare, anche se scivolare in questo punto non sarebbe per niente salutare… Le 2 persone mi notano e mi dicono che non si può passare, io le saluto e mi informo su di loro, avendo conferma, come pensavo, che trattasi dei 2 milanesi che hanno caso più avanti, presso l’inizio della discesa per il Cantun. I milanesi nel frattempo intuiscono la mia indomita tempra di escursionista impavido che evidentemente mi sprizza da tutti i pori e mi chiedono se voglio comunque passare; domanda retorica indubbiamente, d’altronde si passa facilmente, basta stare attenti. Procedo quindi tra una foto e l’altra, lentamente, verso la casa e il bivio, astuto stratagemma nella speranza che i milanesi mi raggiungano per darmi preziose indicazioni in loco sul percorso, in modo da non rischiare di essere ritrovato a vagare nella giungla, quale novello tarzan, tra qualche anno… In effetti, proprio mentre, come ultima risorsa, mi accingo a tirare fuori i preziosi appunti di Lord Mhoram, quasi una mappa del tesoro, arriva proprio la coppia di milanesi che mi indica la strada giusta, che, grazie al mio infallibile senso dell’orientamento stavo mancando, procedendo dritto, invece di girare a destra su una pressochè invisibile traccia in piano, subito al di sotto della casa. Qui inizia l’epica lotta tra un escursionista imprudente (io) e la natura crudele a volte e a volte amica: alberi, cespugli, spine, liane e ogni qualsivoglia specie vegetale cercano di cacciarmi via dal loro territorio quasi inviolato spingendomi giù dalle strette scalette in pietra colleganti ciò che resta delle fasce coltivate di cui è costellato il sentiero. Dopo vari tentativi di combattimento capisco che l’unico modo di passare è di farmi albero tra gli alberi, ramo tra i rami, foglia tra le foglie e immergermi quindi il più possibile nel fitto della vegetazione invece di cercare di spostarla…. Per fortuna , memore dell’avvertimento di Lord Mhoram a viaggiare leggero per non essere impacciato dalla vegetazione, mi porto dietro ‘solo’ lo zaino da 75 litri i 2 bastoncini da trekking e 2 macchine fotografiche da 1 kg l’una e di conseguente ingombro al collo, trovandomi così spesso incastrato nei rami e sospeso sul precipizio (non più di 2 metri…) senza riuscire ad andare avanti né indietro, ma, alla fine, ne uscirò graffiato ma vincitore… A parte la vegetazione il sentiero non presenta difficoltà né di orientamento (non ci sono altre tracce, ci vuole già tutta che ce ne sia una… Basta seguire e cercare le scalette tra una fascia e l’altra.) né tecniche, anche se le scalette sono strette e ripide e in almeno una manca una pietra e qui, almeno con lo zaino, bisogna stare attenti; l’attenzione è comunque doverosa su tutto il sentiero, non si può procedere velocemente senza verificare la tenuta degli scalini e senza tenersi alla vegetazione…Finita la serie di scalette (2 anche in legno costruite dal milanese) arrivo quindi sull’agognata plagia… Sono proprio di fronte allo Scoglio Ferale e qui è sicuramente il posto migliore per raggiungerlo a nuoto, cosa che, comunque, non mi tenta, piacendomi il nuoto ancora meno dell’arrampicata, anche se, nel primo, sono più bravo… Mi accingo quindi all’esplorazione della lunga spiaggia/scogliera: verso ovest è facile capire dove non si può più andare avanti, le rocce verticali non lasciano dubbi, dopo qualche centinaio di metri di percorso facile che offre qualche scorcio interessante sul Ferale e sulle isole di Portovenere che appena spuntano. La parte più interessante è però andando verso est, qui si può procedere decisamente più a lungo, anche se bisogna superare qualche passaggio su roccia, mai impegnativo né esposto comunque, a patto di individuare la via giusta. Si giunge così a una bellissima spiaggetta di ciotoli piccoli (a differenza di tutto il resto dell’arenile) impreziosita da un faraglione a forma di lastra e con vista da una parte sullo scoglio Ferale e dall’altra sulle isole di Portovenere… Avanzando ancora sulle rocce si giunge a poche centinaia di metri dallo Scalo della Schiara (2cento al massimo) e in vista dello stesso, si potrebbe proseguire ancora un po’, ma vedo di fronte a me a pochi metri il punto in cui mi sono fermato quando sono andato alla Schiara appunto e mi convinco che è inutile tentare di andare avanti, soddisfatto anche da quanto visto finora e considerando non prudente proseguire essendo da solo in un tratto in cui l’esposizione aumenta decisamente… Prendo così la via del ritorno, ma dopo la battaglia dell’andata, decido di adottare una tattica diversa: attacco i bastoncini allo zaino e mi metto i guanti (nonostante il caldo, sono stato in effetti in canottiera lungo tutta la gita, anche se a maniche lunghe, misura prudenziale adottata data la tipologia del percorso…) e, in effetti, stavolta non avrò nessun problema… Tornato quindi alla Chiesetta della Schiara, non prima di aver notato il bel lavoro dei milanesi, che, in pochi minuti hanno risistemato il sentiero, non posso esimermi di andare a dare un’occhiata alla frana della Schiara… Della frana della Schiara forse sarebbe opportuno parlare in un altro topic, ma, per il momento butto il sasso qua e se farà molti cerchi (cosa di cui dubito molto…), magari si potrà continuare in un topic più opportuno… La situazione a me non è sembrata così drammatica, il sentiero è interrotto, secondo me, per circa una cinquantina di metri e lo si vede riprendere, appunto, più in basso. Il problema principale sono i primi uno-due metri, impercorribili senza un minimo di rischio, dopo, la frana sembra percorribile, essendo, sia il terreno meno pendente, sia essendovi delle piccole buchette che possono facilitare la tenuta (non escludo che siano state procurate da qualcuno che vi sia passato), si potrebbe inoltre, passati appunto i primi metri passare anche più sulla destra dove sono presenti pietre più grosse e alberi a cui attaccarsi. Nell’occasione io mi sono portato anche la corda e ho provato ad attaccarla al corrimano del sentiero sovrastante al punto in cui inizia la frana, ma è risultata però di minore utilità di quanto avrei sperato, trovandosi i primi 2 metri da percorrere più in alto del punto di attacco della corda; ho deciso così di rinunciare, essendo comunque soddisfatto della gita effettuata, penso però che avendo una pala si potrebbero sistemare facilmente i primi 2 metri e, sicuramente, se i milanesi del Cantun avessero una casa anche alla Schiara l’avrebbero fatto in pochi minuti… Vi è comunque da dire che la frana non pare ancora granchè consolidata, io ci ho messo i piedi sopra e l’ho potuto verificare… oltretutto in corrispondenza dei primi fatidici due metri, più sotto, la frana non è appoggiata del tutto e quindi decisamente instabile. Resto comunque del parere, ma non sono sicuramente un esperto di frane, che in poco tempo si potrebbe organizzare quantomeno un passaggio di fortuna e, con l’ausilio di una corda, scendere poi in sicurezza. Mi resta il dubbio del perché nessuno ci abbia ancora provato, ma non so le case dei pescatori allo Scalo quanto siano utilizzate e agli ‘abitanti’ della Schiara quanto importi di scendere al mare in questa stagione… Mi fermo qua e vi lascio alle foto, se a qualcuno interessa posso anche postare la foto della frana.