Il messaggio è stato inoltrato correttamente!


 - 

Canyon e Laghetto dell’Alpe e Grotta Edelweiss dal Ponte dell’Alpe

Canyon e Laghetto dell’Alpe e Grotta Edelweiss dal Ponte dell’Alpe...

Percorso Inedito
11-08-2009
Ponte dell’Alpe (2260) – Canyon dell’Alpe (2330) – Grotta Edelweiss (2520) – Laghetto dell’Alpe (2740) – Ponte dell’Alpe (2260).
7,8 Km. circa.
600 m. circa.
Andrea, Laura e Soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
Leggi il racconto
EE, per escursionisti esperti, la visita al Canyon dell’Alpe e gli altri tratti fuori sentiero, EEA (per escursionisti esperti attrezzati con lampada e casco), la pur semplice visita alla Grotta Edelweiss, tutto il resto E, per escursionisti medi.
Da Bormio (in Valtellina, provincia di Sondrio)si prende per Santa Caterina Valfurva, da dove si imbocca la statale del Gavia e la si segue fino a 4 Km. prima del passo, parcheggiando la macchina in località Ponte dell’Alpe (2289 metri, facilmente riconoscibile per il parcheggio appunto, per il ponte e per la presenza di vari sentieri).
dal parcheggio si attraversa la strada e ci si porta all’inizio dei sentieri: a sinistra quello per la Val di Rezzalo, a destra quello per la Sunny Valley, mentre io prendo al centro una stradina che si mantiene parallela e vicina al torrente. La stradina è lunga meno di 200 metri e, alla fine, in corrispondenza di una chiusa (o anche prima a seconda delle condizioni del torrente) si guada e si continua alla sinistra del torrente. Giungiamo così all’imboccatura del Canyon dell’Alpe, che, se non c’è troppa acqua è possibile risalire al suo interno (se no si passa più in alto) per giungere alla bellissima cascata nel marmo colorato con cui termina, qui guadiamo e risaliamo a destra, su una ripida rampa erbosa, al sentiero per la Sunny Valley e quindi lo imbocchiamo verso sinistra. Dopo poco meno di 500 metri troviamo a destra un bivio per la Sunny Valley che ignoriamo, continuando invece a sinistra pressochè lungo il torrente. Dopo 90 metri da tale bivio, notiamo sopra di noi l’apertura della Grotta Edelweiss, che raggiungiamo salendo per ripidi prati. Visitiamo quindi la grotta (pianeggiante e ampia, almeno fin quasi alla fine), dopodichè, usciti dalla grotta, iniziamo a seguire la traccia verso destra che corre alla base delle falesie. Quando giungiamo nuovamente sulla sponda del Torrente Alpe, possiamo notare che passa sotto ad un ponte di roccia, in questo punto, prendendo a sinistra è possibile infilarsi in un anfratto (stretto, occorre strisciare) che dà accesso ad una seconda breve strettoia, superata la quale si ha una splendida visione dei giochi d’acqua del torrente. Visitata anche questa meraviglia continuiamo a risalire il torrente senza traccia, per giungere dopo poco ad una nuova zona veramente spettacolare, che io ho chiamato “Inferno dell’Alpe”, ma in effetti non credo abbia nessun nome: qui il torrente si getta in una grotta dall’alto, attraverso spettacolari spaccature e crepacci, anche qui di marmo. Visitata anche questa nuova bellezza facciamo pochi metri sulla destra e raggiungiamo un sentiero segnato, dove troviamo subito un nuovo bivio a destra per il Rifugio Sunny Valley, che ancora ignoriamo, proseguendo dritti lungo il torrente. Dopo poco più di 250 metri troviamo un nuovo bivio a sinistra, con un ponte che attraversa il torrente, qui lasciamo il sentiero che continua lungo il torrente, sempre in sponda sinistra idrografica, per prendere invece a destra il sentiero che sale verso il Laghetto dell’Alpe, laghetto che raggiungiamo dopo circa 1 Km. di sentiero. Il ritorno avviene sui nostri passi fino all’”Inferno dell’Alpe", dove seguiamo il sentiero in riva sinistra idrografica, invece di percorrere il torrente come all’andata. Giungiamo poi al bivio per l’anfratto visitato all’andata e, da qui, proseguiamo lungo la traccia in riva sinistra ancora per poco più di 200 metri, per lasciarla quando questa piega a sinistra ed inizia a salire verso le falesie della Grotta Edelweiss. In questo punto continuiamo invece a scendere lungo il torrente, sempre in riva sinistra idrografica, senza traccia, fino a raggiungere il sentiero segnato in corrispondenza del bivio per il Passo dell’Alpe. Da qui continuiamo sul sentiero fino a raggiungere il bivio imboccato all’andata per la Grotta Edelweiss, da dove torniamo sui nostri passi fino a dove siamo risalita dal Canyon dell’Alpe e, invece di ridiscendervi, continuiamo sul sentiero fino alla strada ed al parcheggio.
fantastico torrente, mai visto uno simile, che ci mostra i meravigliosi colori e forme del marmo scolpito. Interessante anche la Grotta Edelweiss, sempre caratterizzata dal marmo. Prossimamente vorrei estendere il giro salendo al vicino Monte Sobretta.
Percorso Inedito
11-08-2009
Ponte dell’Alpe (2260) – Canyon dell’Alpe (2330) – Grotta Edelweiss (2520) – Laghetto dell’Alpe (2740) – Ponte dell’Alpe (2260).
7,8 Km. circa.
600 m. circa.
Andrea, Laura e Soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
Leggi il racconto
Torna all'escursione

Canyon e Laghetto dell’Alpe e Grotta Edelweiss dal Ponte dell’Alpe


È tardi, ormai è mezzogiorno, i bambini hanno già finito di sciare sul ghiacciaio e, tra ¾ d’ora, saranno di ritorno, il tempo della nostra mini-gita è scaduto, dobbiamo correre per arrivare al residence prima di loro e preparargli da mangiare, come al solito il tempo viene a mancare sul più bello…. Eppure, nei sogni, il tempo non esiste, e, che cos’è se non un sogno, questo posto così vicino, eppure così lontano, tanto che tutti vi passano a pochi metri senza riuscire a vederlo e, così perfetto, che, anche con in mano il pennello di Dio, non riusciremmo a disegnarlo più bello… Mi fermo ancora qualche minuto a fare le foto per essere sicuro di non aver sognato e per mostrarle a mia moglie che è andata avanti con la bambina piccola in spalla per tornare prima alla macchina; poi devo andare, è troppa la voglia di condividere quello che ho visto e corro anch’io verso la macchina. E’ strano come il pensare di essere il solo ad aver trovato questa gemma nascosta mi dia una sensazione così intensa e così indescrivibile e, nello stesso tempo, mi trovo a morire dalla voglia di mostrarla ad altri; chissà se anche gli speleologi, quando chiudono le grotte, sono combattuti dagli stessi sentimenti: da un lato il desiderio di custodire e proteggere le meraviglie della natura e, nello stesso tempo, di sentirsene proprietari esclusivi e, dall’altra, quello di condividerle con il mondo; razionalmente penso che queste 2 esigenze debbano essere sempre soddisfatte entrambe e provo amarezza quando vedo che non è stato possibile… Ciò che, però, mi stupisce di più in questo momento è come questo posto, a meno di mezzo chilometro in linea d’aria dalla strada statale, e pochi metri sotto un sentiero frequentatissimo, non sia conosciuto da nessuno: frotte di escursionisti mi passano sopra la testa e guardano e non vedono e, nemmeno la gente del posto, lo conosce; certo la natura ha saputo nascondere bene questo tesoro, tanto che non si può neanche immaginarlo fino ad esservi dentro... Però io sono qua e mia moglie avrebbe dovuto esserci, anzi, lei avrebbe voluto venirci ad inizio gita, io invece ho insistito perché prima facessimo la gita e, poi, andassimo ad esplorare: così abbiamo fatto e, come al solito, di tempo per esplorare non ne è rimasto neanche un pò, però, sempre come al solito, esploriamo lo stesso… Forse, però, è una fortuna che tutti passino guardando e non vedendo: pochi metri sotto la statale invece, vicino al parcheggio, in una bella forra del torrente, 3 rifiuti di plastica continuano a galleggiare da giorni nello stesso punto, con la furia delle acque impotente a spazzarli via, capace solo di sbatterli avanti e indietro, cercando di dimostrare invano che la plastica è meno resistente della roccia; qui, invece, a poche centinaia di metri, sembra non si sia fermato mai nessuno: neanche il più piccolo rifiuto… Pure mi dispiace lo stesso che nessuno sia qua con me, ma, pensandoci bene, non è così strano: ho fatto tante gite in montagna con tante persone diverse e con tanti gruppi organizzati, ma il modo di andare in montagna mio e di mia moglie è diverso da quello di tutte le altre persone che ho incontrato: a noi piace guardarci intorno e cercare la bellezza della natura in tutte le sue forme: dai fiori, alla fauna, alle rocce, alle cascate, ai laghi, alle grotte e in qualsiasi cosa possa colpire la nostra fantasia... Abbiamo incontrato invece gente per cui la vetta è l’unica meta importante (mentre per noi lo è solo in funzione del panorama che offre), gente che ripete sempre gli stessi sentieri e non vuole provarne di nuovi, gente che non vuole fare una deviazione di pochi metri per vedere una bellezza nascosta e che svolge il sentiero come fosse un compito senza nemmeno quasi guardarsi intorno, gente che considera la montagna una sfida con sé stessi e altri che la considerano come una sfida sportiva… Intendiamoci, però, io non ho niente contro tutti questi modi di andare in montagna e non ritengo che il mio modo sia migliore, vorrei invece soltanto sapere se c’è qualcuno che la pensa come me, anche perché conosco molti posti come quello di cui sto parlando e mi piacerebbe condividerli… Ma torniamo alle ore 12 del 5 agosto: ci è voluto poco perché ci rendessimo conto che il programma per il giorno dopo era saltato: l’ultimo giorno di vacanza saremmo ritornati tutti insieme al Canyon dell’Alpe: non avrei potuto resistere fino al prossimo anno di sci estivo senza portarci mia moglie e i bambini… E adesso, adesso non sono ancora soddisfatto, anche se il ricordo è ancora così vivido che se mi concentro posso tornarci quando voglio, sfidando le leggi della natura, proprio come l’acqua della cascata, che prima di gettarsi nella sottostante marmitta, rimbalza sullo scivolo multicolore e torna indietro, quasi a volersi soffermare anch’essa un attimo di più in questo luogo incantato..... Ho una gran voglia, in effetti, di portarci anche tutti voi e, quindi, devo aggiungere, per chi non si accontenta di viaggiare con la fantasia, che, per raggiungere il Canyon dell’Alpe, si deve percorrere la statale del Gavia da Bormio (in Valtellina, provincia di Sondrio) fino a 4 Km. prima del passo, parcheggiando la macchina in località Ponte dell’Alpe (2289 metri, facilmente riconoscibile per il parcheggio, appunto, per il ponte e per la presenza di vari sentieri); da qui si tralascia a sinistra il sentiero per la Val di Rezzalo e si prende la strada sterrata in salita (non quella in piano che finisce poco dopo) e la si segue per una decina di minuti, fino a che si vede, in basso, il torrente Alpe formare un Canyon nel marmo. Da qui la via non è più obbligata, il torrente è poche decine di metri più in basso e, ognuno, può scegliere la via che preferisce, con un minimo di attenzione però, per raggiungere la cascata che si trova alla testata del Canyon; dopo un’inevitabile sosta a contemplare lo spettacolo, si può percorrere tutto il Canyon (è lungo trai 50 e i 100 metri) su entrambe le rive e, probabilmente, anche dentro il torrente, per gli appassionati del canyoning, per ammirare le altre cascatelle e, soprattutto, i magnifici colori del marmo istoriato, occorre però procedere senza sentiero e, con un minimo di attenzione, per la scivolosità della roccia. La visita al Canyon dell’Alpe, può, anzi, oserei dire deve, essere abbinata, a quella alla soprastante Grotta Edelweiss, sempre che non perdiate, come me e mia moglie, mezza giornata a fare centinaia di foto lungo il Canyon… La Grotta Edelweiss (che prende il nome dalle Stelle Alpine che si trovano poco sopra la grotta), si raggiunge continuando a seguire la strada sterrata, per un’altra decina di minuti, fino a che non la si intravede alla base della parete rocciosa sulla cima della quale sono in corso di costruzione gli impianti delle nuove piste da sci di Santa Caterina Valfurva: a questo punto si lascia la strada e si prosegue dritti lungo il pendio erboso (tanto per cambiare senza sentiero…) per un dislivello di circa 100 metri, fino alla grotta, che si trova a circa 2500 metri di altezza. La fatica della ripida salita verrà ripagata dalla vista dell'imponente Pizzo Tresero dall’entrata della grotta e, per chi si è portato una lampada e un casco, dalle stupende pareti di marmo striato all’interno della grotta e, se siete fortunati come noi, dalla presenza di bellissime (tanto da sembrare cristalli) muffe bianche sul fondo della grotta (si tratta, in realtà, come scoperto a posteriori, di muffe, che nascono su cadaveri di insetti o pippistrelli, alle quali non conviene, pare, avvicinarsi più di tanto: bella e tremenda la natura...) La visita della Grotta non presenta difficoltà speleologiche: la grotta è lunga meno di 100 metri ed è costituita da un’unica galleria pianeggiante che, nella parte terminale, si abbassa, costringendo a procedere a carponi, o quasi sdraiati; la discesa alla cascata e l ‘esplorazione del Canyon dell’Alpe invece, possono, secondo me, essere classificati come un itinerario escursionistico di livello EM, soprattutto perché si può scegliere la via e passare dove si preferisce e magari anche non passare per niente, ma, se si vuole andare proprio dappertutto, non mancano le occasioni di usare le mani o di scivolare su una roccia estremamente sdrucciolevole e, quindi, a mio parere, sconfinare nel livello EE. Siamo poi tornati l’anno dopo e abbiamo fatto altre scoperte, ma questa è un’altra storia se vi interessa fatemelo sapere…