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Rocca Pan Perdù anello per il Lago dal Vallone di Riofreddo

Rocca Pan Perdù anello per il Lago dal Vallone di Riofreddo

Percorso Inedito
21-08-2018
Riofreddo (1510) – Gias della Grotta (1705) – Rocca Pan Perdù (2845) – Lago Pan Perdù (2495) - Gias della Grotta (1705) – Riofreddo (1510).
14 Km. circa.
1350 m. circa.
Maury76 (http://finoincima.altervista.org/) e Soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
E, per escursionisti medi fino al Gias della Grotta, EE, per escursionisti esperti, quantomeno per il difficile orientamento nella prima parte, per le ripide pietraie poi fino al colletto sotto la cima, F+ (alpinistico facile superiore) dopo, magari potrebbe anche essere F perché i passaggi più ostici possono essere magari evitati, ma il più stà proprio nel dover decidere, mancando sul posto gli ometti ed essendo a vista non facile scegliere il percorso migliore. Per noi il passaggio più ostico è stato comunque un passo esposto per passare sulla destra del canalino terminale, dove è difficile trovare dove tenersi con le mani. A parte questo si incontrano al massimo passaggi di I grado. Si raccomanda in ogni caso l’uso del GPS e della relativa traccia perché l’orientamento è assai difficile.
Da Genova fino a Savona sull’Autostrada dei Fiori, poi fino a Mondovì sulla Savona Torino. Da Mondovì si segue per Cuneo e, poi, per Borgo San Dalmazzo e il Colle della Maddalena. Si segue la strada per il Colle fino al bivio per la Lombarda, che si imbocca sulla sinistra. Si segue la strada per il colle per circa 2 Km e, quindi, si svolta a sinistra per la Valle di Riofreddo, che si segue fino al divieto di transito (dove la strada diventa sterrata), poco prima del quale vi è un’ampio parcheggio, dove si lascia la macchina.
dal parcheggio si continua sulla sterrata (fontana alla partenza), e, dopo 700 metri circa, attraversiamo un ponte, per trovare subito dopo il bivio a destra per il Lago Martel, che ignoriamo. Continuiamo quindi sulla sterrata, incontrando dopo 600 metri, il secondo bivio a destra, diretto al Lago di Aver Sottano e ignoriamo anche questo, percorrendo la sterrata per ancora 700 metri circa. Qui, a quota 1705 circa, ci troviamo al Gias della Grotta di cui vediamo i ruderi sulla sinistra, pochi metri prima dei quali dobbiamo scendere al torrente individuando una poco evidente traccia. Guadiamo quindi il torrente nel punto forse più largo, dove, sfruttando le pietre emergenti, è possibile farlo senza bagnarsi i piedi. Guadato il torrente si cerca sull’altra sponda un bastone piantato in un cumulo di pietre che segna l’inizio del sentiero e si seguono quindi la traccia ed i successivi ometti di pietra che guidano prima al limitare di un boschetto sulla destra. Entriamo quindi nel bosco piegando verso sinistra e giungendo quindi ad un bivio in una radura, indicato anche da un ometto posto su un masso, dove dobbiamo prendere a destra in salita, tralasciando la traccia che va dritta, che useremo, se la imbrocchiamo giusta, al ritorno. Saliamo ora ripidamente cercando di seguire la traccia e gli ometti in parte nel bosco ed in parte su pietraia, fino ad arrivare ad una zona prativa sulla sinistra del torrente, che, qui, forma alcune cascatelle. Qui occorre fare molta attenzione agli ometti per capire la direzione giusta, che dovrebbe portarci alla base di un ripido canale erboso, fiancheggiato sulla destra da una lunga e stretta striscia di pietre. Risaliamo il ripido canale erboso alla meglio (in questa zona latitano gli ometti) fino alla sommità, dove sbuchiamo in una pietraia di grossi massi. Risaliamo la pietraia fino ad un colletto da cui iniziamo a vedere l’altro versante e pure un’enorme distesa di pietre. Da qui vediamo anche la Rocca della Paur e quindi la nostra metà sulla sinistra, difficile comunque riconoscere con sicurezza le cime se non si conosce bene la zona. Dal colletto in poi noi abbiamo traversato in diagonale in direzione nord-est le pietraie in salita, ma probabilmente avremmo dovuto tenerci in piano nella prima parte e curvare dopo a sinistra in salita, in effetti abbiamo visto comparire gli ometti soltanto dopo un bel po’, ometti comunque radi e difficili da seguire in totale assenza di traccia. Continuiamo comunque ad attraversare le pietraie fino a trovarci sotto ad un pendio erboso molto ripido, che risaliamo prevalentemente sul margine sinistro e cercando di seguire gli ometti qui presenti. Giungiamo così ad una chiara forcella dalla quale possiamo vedere il Lago di Pan Perdù, al quale scenderemo al ritorno proprio dal canale sottostante la forcella. Dalla forcella evitiamo di salire al canale sopra di noi, decisamente più difficile, ma traversiamo verso destra al canale successivo, subito sotto lo sperone roccioso che li divide. Con una breve e ripida discesa raggiungiamo quindi il nuovo canale che iniziamo a risalire. Dopo pochi metri incontriamo la placca più ostica che evitiamo con un passo esposto sulla destra e, quindi, risaliamo il resto del canale fino in vetta. Dalla vetta torniamo sui nostri passi fino alla forcella da cui iniziamo a scendere il canale più a destra con la dovuta prudenza. All’uscita del canale cerchiamo di attraversare le pietraie tenendo la destra per dirigerci verso il lago. Giunti al ciglio delle pietraie sopra al lago dobbiamo scendere un ripido ma non difficile canalino erboso che ci conduce in breve allo specchio d’acqua. Percorriamo quindi il lago sulla sponda sinistra (ovest) e risaliamo brevemente il costolone di fasciumi soprastante, dove troviamo un chiaro ometto, che, purtroppo, sarà l’ultimo che vedremo per un bel po’… Dall’ometto proseguiamo nella stessa direzione (ovest) scendendo alla meglio ai sottostanti ripiani prima di pietraia e poi con più erba. Continuiamo quindi a scendere nella stessa direzione fino ad avvistare in lontananza due laghetti, ai quali dobbiamo puntare, aiutati comunque da un traccia che compare improvvisamente dal nulla e che scorgiamo dall’alto. Visitati i laghetti ci dirigiamo a destra di quello più a destra e più piccolo, fino ad intercettare una chiara traccia con ometti. Da qua in poi la traccia è decisamente più chiara e con più ometti, si traversa prima un rado boschetto dove la traccia va un po’ a zigzag e occorre porre attenzione, per poi giungere ai ruderi di un gias, dopo il quale la traccia procede senza più incertezze, guadando prima il Rio di Pan Perdù e quindi scendendo nel bosco fino al bivio dell’andata, dal quale torniamo sui nostri passi alla macchina.
gita in ambiente selvaggio e praticamente incontaminato con quasi totale assenza di sentieri e spesso anche di ometti, specie nel ritorno per il Lago Pan Perdù. Un po’ noiose invece le interminabili pietraie sia all’andata che al ritorno, ma molto bella la vista di vetta sulla Paur e i sottostanti laghetti, nonché il solitario Lago di Pan Perdù. Da fare assolutamente con GPS e muniti di traccia perché altrimenti l’orientamento è molto difficile, data appunto la quasi totale mancanza di sentieri e segnalazioni.
Percorso Inedito
21-08-2018
Riofreddo (1510) – Gias della Grotta (1705) – Rocca Pan Perdù (2845) – Lago Pan Perdù (2495) - Gias della Grotta (1705) – Riofreddo (1510).
14 Km. circa.
1350 m. circa.
Maury76 (http://finoincima.altervista.org/) e Soundofsilence.
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