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Pizzo d’Evigno e Monte Arosio dal Passo del Ginestro

Pizzo d’Evigno e Monte Arosio dal Passo del Ginestro

02-01-2011
Passo del Ginestro (680) – Monte Arosio (812) – Pizzo d’Evigno (989) e ritorno.
10,9 Km circa A/R.
550 m circa.
Soundofsilence.
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E, per escursionisti medi.
Da Genova sull’A10 fino ad Albenga. Ad Albenga si prende per Garlenda, quindi si continua sulla SP6 e si arriva a Casanova Lerrone e infine al Passo del Ginestro, dove si parcheggia.
Si prende la sterrata sulla sinistra che si dirige verso sud-est. Dopo pochissimi metri un sentiero non segnato sulla sinistra permette di evitare la sterrata e si dirige con tutta probabilità (io non l’ho percorso) sulla sommità del Monte Arosio, dal quale poi ci si può ricongiungere in breve alla sterrata in corrispondenza del suo termine (il pezzo dal termine della sterrata al Monte Arosio è quello che, invece, ho percorso io). Ritornando alla sterrata la si segue fino al suo termine ignorando alcune deviazioni sulla destra (una segnalata), poco dopo le quali si arriva al termine della sterrata, che continua comunque sulla sinistra restringendosi a sentiero, mentre sulla destra inizia il sentiero segnato per il Pizzo d’Evigno. Pochi metri prima di questo punto una traccia sulla sinistra permette di salire al Monte Arosio, traccia che può essere usata proficuamente per compiere un anello al ritorno. Il sentieo per il Pizzo attraversa prima una zona prativa e poi giunge a un colletto dove occorre non farsi sviare dalla traccia sulla destra, ma continuare invece su una forse meno evidente che continua sul crinale, sulla quale, ma che è quella segnata. Si continua quindi sul crinale e si raggiunge un’elevazione (940 m) sulla cresta che copre la vista del vero Pizzo, ancora distante (oltre 1 Km), giunti in vetta all’elevazione si deve scendere una cinquantina di metri, sempre sul crinale, per percorrere poi tutta la bella cresta fino in vetta. Ritorno per la stessa via o passando per il Monte Arosio come prima descritto.
Gita sempre tenuta di riserva in attesa di una giornata di brutto tempo che non permettesse altro, mi ha fatto invece abbastanza ricredere: il Pizzo, infatti, non è per niente un’’insulsa’ collinetta boscosa come temevo, ma fa fede al suo nome con una aguzza sommità, per di più coronata, verso nord, da una lunghissima e spettacolare cresta erbosa dove pascolano liberi numerosi cavalli e mucche: un ambiente veramente piacevole… Sul panorama, invece, poco posso dire perché le Alpi le ho viste solo dalla macchina, poi più nulla… Infine il Monte Arosio, salita fatta per curiosità e per perdere un po’ di tempo mentre vedevo, o meglio non vedevo, il Pizzo avvolto nella nebbia, ma che non vale granchè la pena se non per variare un po’ il percorso al ritorno, si tratta infatti di una collinetta boscosa che si eleva pochi metri sopra il sentiero, pochi metri però decisamente invasi dalla vegetazione e che si percorrono quindi non tanto agevolmente…
02-01-2011
Passo del Ginestro (680) – Monte Arosio (812) – Pizzo d’Evigno (989) e ritorno.
10,9 Km circa A/R.
550 m circa.
Soundofsilence.
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Pizzo d’Evigno e Monte Arosio dal Passo del Ginestro


Abbandonato dalla mia ‘Armata Brancaleone’ che preferisce, chissà perché, dedicarsi al gozzoviglio durante le feste, invece di una sana faticata nella nebbia e nel gelo, posso finalmente decidere di testa mia e scegliere una gita senza neve. Giusto però per non annoiarmi troppo riuscirò opportunamente a sostituire la neve col fango: muri di fango così belli che ci si potrebbe leggere la storia dell’ultimo mese di precipitazioni, così come negli strati di arenaria quella delle ere geologiche… Non sono però questi insignificanti dettagli a poter fermare un ‘riesploratore’ come me, e neppure il ‘simpatico’ sbaglio di sentiero in corrispondenza del colletto dopo la fine della sterrata. La traccia, invece di continuare sul crinale, mi porta a mezza costa lungo il versante ovest del Pizzo: dopo averne percorso un bel po’, mi accorgo della mancanza assoluta di segnavia, ma decido di proseguire ugualmente nell’intenzione di prenderlo da dietro (il monte). Non del tutto convinto però che tale decisione sia consona alla mia dignità di escursionista, decido infine di risalire fino al crinale. Qui mi si presenta il magnifico spettacolo della nebbia che lambisce tutta la magnifica e lunghissima cresta del Pizzo senza riuscire a scavalcarla, tanto che se da una parte non s vede niente, dall’altra splende il sole, strana situazione che permette di vedere la propria ombra proiettata nella bianca coltre… Indubbiamente chi sceglie di restare a casa si perde ogni volta qualcosa: la natura sa essere sempre diversa e sempre meravigliosa... Mi fermo quindi in vetta il tempo necessario per permettere alla nebbia di averla finalmente vinta e di coprire anche l’altro versante. Situazione che mi permetterà un tranquillo ritorno, nonostante un esercito di cacciatori (1 ogni cento metri) impazienti di sparare a qualsiasi cosa si muova: come fanno, infatti, a spararmi se non mi possono vedere?