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Cima delle Saline e Cima Pian Ballaur anello da Pian Marchisio

Cima delle Saline e Cima Pian Ballaur anello da Pian Marchisio

11-10-2009
Pian Marchisio (1580) – Rifugio Havis (1755) – Passo Saline (2174) – Cima Saline (2612) – Pian Ballaur (2604) – Colle del Pas (2342) – Lago Biecai (1970) – Pian Marchisio (1580).
Il giro da noi effettuato è lungo 23 Km circa; soste comprese lo abbiamo effettuato in circa 8 ore, avendo perso, crediamo un’ora e 30 per aver sbagliato sentiero, anche se non abbiamo ancora chiaro dove avremmo saremmo dovuti passare… Il giro pulito e corretto sarebbe invece intorno ai 20 Km.
1200 metri circa.
Erika e soundofsilence.
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quelle tecniche, a mio parere, non sono mai superiori all’E, per escursionisti medi, ma l’itinerario viene probabilmente classificato EE, per escursionisti esperti, per quel minimo di esperienza che può servire ad orientarsi nei tratti privi di sentiero, che, specie con nebbia, possono anche creare problemi.
Da Genova autostrada Savona-Torino fino all’uscita di Mondovì e poi Villanova – Roccaforte – Rastello e proseguimento su strada che alterna tratti di asfalto a tratti di sterrato abbastanza dissestati per circa 7,5 Km, per parcheggiare 1 Km prima del divieto di circolazione posto a porta Pian Marchisio, in corrispondenza di una costruzione sulla destra e un grande masso, sempre sulla destra, a fianco della strada, così come suggeritoci dal gestore.
difficile ricostruire gli errori di percorso compiuti all’epoca, provo così a descrivere brevemente il percorso che si dovrebbe fare. Dal parcheggio si prosegue fino a Porta Pian Marchisio sulla sterrata, che poi continua fino sotto al Rifugio Havis de Giorgio, al quale si sale per prati. Dal Rifugio prendiamo verso sinistra e raggiungiamo la sterrata diretta verso il Gias Gruppetti, Prima di arrivare al Gias prendiamo a destra il sentiero segnato ed indicato da cartelli per il Passo delle Saline, che raggiungiamo senza difficoltà. Dal Passo prendiamo a destra il sentiero per la cima, dalla quale scendiamo in direzione sud-ovest sulla traccia che porta alla depressione che la separa dalla successiva Cima di Pian Ballaur. Saliamo quindi anche la Cima di Pian Ballaur, di cui percorriamo il crinale verso destra, per poi imboccare il sentiero segnato sulla sinistra, in discesa verso il Colle del Pas. Giunti al Colle prendiamo a destra scendendo fino al Lago Ratavolaira. Sulla sponda destra del lago troviamo quindi il sentiero che scende a Porta Biecai, traversando la piana che ospita l’omonimo lago effimero sulla sua sinistra. Giunti quindi a Porta Biecai scendiamo sull’unico sentiero fino al Rifugio Havis, da cui torniamo sui nostri passi fino alla macchina.
anello bellissimo e consigliabile, a mio parere decisamente più bello di quello fattibile con partenza da Carnino, e anche la digressione, pur inopportuna per l’eccessiva perdita di tempo in un’ora ormai abbastanza tarda, ci ha fatto attraversare una zona molto suggestiva e, una volta arrivati a casa, siamo contenti di averla fatta…
11-10-2009
Pian Marchisio (1580) – Rifugio Havis (1755) – Passo Saline (2174) – Cima Saline (2612) – Pian Ballaur (2604) – Colle del Pas (2342) – Lago Biecai (1970) – Pian Marchisio (1580).
Il giro da noi effettuato è lungo 23 Km circa; soste comprese lo abbiamo effettuato in circa 8 ore, avendo perso, crediamo un’ora e 30 per aver sbagliato sentiero, anche se non abbiamo ancora chiaro dove avremmo saremmo dovuti passare… Il giro pulito e corretto sarebbe invece intorno ai 20 Km.
1200 metri circa.
Erika e soundofsilence.
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Cima delle Saline e Cima Pian Ballaur anello da Pian Marchisio


Dopo quasi 3 mesi di nuovo una gita con mia moglie: l’occasione è importante e non va sprecata. Erika ama particolarmente le Alpi Liguri, ma non è facile organizzare una gita breve e non faticosa, adatta a una persona che non cammina da 3 mesi appunto, su queste montagne e, così, ci rinuncio del tutto e mi rassegno a proporre un progetto decisamente ambizioso, con quindi parecchie problematiche incombenti sulla riuscita… Come sempre succede i problemi ci saranno, anche più di quelli previsti, ma, anche totalmente diversi dalle previsioni: in effetti mia moglie camminerà molto più velocemente di quanto pensassi, ma sarà il percorso a darci notevoli problemi per reperire la strada giusta… Partenza quindi da quota 1585 alle 9 e 30 e arrivo in 15 minuti a porta Pian Marchisio a circa 1650, dove le macchine parcheggiate sono veramente molte, ma non rimpiangeremo comunque di non aver rischiato la nostra su un pezzo di sterrata ripido e decisamente sconnesso. Giungiamo quindi in un ulteriore 30 minuti ai 1760 metri del Rifugio Havis de Giorgio, attraverso il magnifico e rilassante Pian Marchisio, stupenda piana percorsa dalle fresche acque dell’Ellero e dominata da magnifiche cime. Ci dirigiamo quindi a sinistra, seguendo una carrareccia diretta al Gias dei Gruppetti che seguiamo fin quasi al termine per svoltare poi a destra verso il Passo delle Saline. Il percorso è più lungo del previsto perché la carrareccia è prevalentemente pianeggiante, ma non è per niente noioso: attraversiamo infatti una magnifica zona carsica dominata dall’imponenza del Mongioie e circondata da prati verdissimi e ondulati che creano plastici contrasti di colori. In ambiente sempre più magnifico arriviamo quindi al Passo delle Saline (2174) in un’ora e 10 circa, contro l’1 e 40 indicata dai cartelli segnaletici. Qui, dopo una pausa per mangiare qualcosa, ripartiamo verso la vetta che è proprio di fronte a noi. Il ripido ma mai difficile pendio ci porta in un’ora e 10, come previsto dai cartelli, in vetta. La giornata è nitida e il panorama è fantastico soprattutto sul Marguareis e sull’Argentera, che qui appaiono uno dietro l’altro, bellissimo sempre anche il Mongioie e tutte le altre cime delle Marittime distinguibili nitidamente; protagonista indiscusso a nord il Monviso e chiaramente visibile anche il Monterosa. E’ quasi l’una e ci fermiamo a mangiare. Partiamo quindi in discesa dirigendoci verso sudovest, senza seguire alcun sentiero verso la Cima Pian Ballaur. Prendiamo come riferimento nella discesa una gobba rialzata nell’intaglio tra le 2 cime che pare il punto più opportuno per la risalita, evitando così di scendere nella depressione carsica leggermente più a nord. La scelta è indovinata perché presto incrociamo ometti e tacche gialle che ci guidano proprio nel punto che avevamo immaginato. Prima di iniziare a risalire notiamo una freccia rossa su un masso che indica a nord per il Rifugio Mondovì (altro nome dell’Havis de Giorgio); aguzziamo la vista ma non riusciamo a scorgere alcun ometto o qualsivoglia segnale che indichi il percorso, mi riprometto però di tornarci perché la zona carsica da attraversare appare veramente magnifica… Per arrivare a Cima Pian Ballaur occorre risalire 150 metri di ripido pendio erboso. In cima al pendio erboso dovrebbe essere, appunto, la Cima Pian Ballaur, ma se ciò appariva chiaramente da Cima delle Saline, da qui può venire il dubbio che la vera vetta sia più a sud, dove le rocce lasciano il posto all’erba, anche perché qui nessun segno lascia presupporre la vetta, mentre più a sud appunto, mi sembra di intravedere più consistenti ometti di pietra… La nebbia montata nel frattempo da sud mi sconsiglia però di andare a verificare e seguiamo quindi gli ometti verso nord prima e ovest poi che guidano al Colle del Pas. Poco prima del Colle in questione decidiamo che non ha senso arrivare fino al colle vero e proprio che risale un poco sull’altro versante ma è molto più breve e logico, nonché panoramico perché si gode della vista del lago Rataira col Monviso sullo sfondo, tagliare direttamente verso il predetto lago. Stupiti dalla mancanza di qualsivoglia traccia proseguiamo scegliendo con attenzione il percorso, non tanto per la difficoltà del terreno, quanto per la paura di trovarci a scoprire il perché nessuno passa di qua. Riusciamo invece ad arrivare abbastanza agevolmente al lago Rataira, godendoci i bei giochi di luce creati dalla vegetazione galleggiante. Da qui in poi inizieranno i problemi: la mia cartina segna che il sentiero dovrebbe passare a destra (est) del lago, ma il segnavia biancorosso passa invece a ovest (sinistra) e così hanno fatto le persone che abbiamo visto scendere dall’alto. Decidiamo quindi di passare anche noi a ovest, ma dopo poco i segnavia si fano più vaghi e rimane solo qualche ometto di pietra, poi neanche più quelli. Cerchiamo quindi di orientarci col GPS per individuare la giusta direzione per arrivare al Lago Biecai, nostra prossima meta. Individuiamo quindi una stretta forcella dove ci parrebbe logico che il sentiero debba passare, essendo il lago successivo in quella direzione e essendo l’unico punto dove si può proseguire senza dover risalire. Affacciatici sulla forcella ritroviamo una labile traccia segnata da ometti di pietra che attraversa una spettacolare zona carsica, tanto bella quanto di difficile attraversamento: non ci sono difficoltà alpinistiche, ma l’andatura viene rallentata moltissimo dal dover scegliere continuamente il percorso e dalla scarsa visibilità degli ometti che dopo poco perderemo di nuovo… Superata la zona carsica ancora un insidioso e ripido pendio erboso e siamo in vista della magnifica piana del Lago Biecai, purtroppo asciutto, ma bello lo stesso per i giochi di colori creati dalla luce ormai radente sui cespugli del fondo. Consultata la cartina il sentiero dovremmo ritrovarlo subito sopra il lago (sponda nord) e quindi dovrebbe piegare verso est, proprio in direzione del Havis; proprio in quella direzione scorgiamo anche il punto più basso in cui scavalcare la costiera alle spalle del lago, tutto perfetto quindi, solo che il sentiero non c’è… Ci troviamo invece in una zona impervia e intricata che renderebbe assai pericolosa la discesa. Dopo un attimo di smarrimento riconosco una labile ma chiara traccia sulla sinistra che sembra traversare in piano a ovest verso quello che dovrebbe essere il vero sentiero. Mia moglie però, ormai un po’ spaventata dall’ora che si fa tarda e dai km percorsi fuori sentiero e con molti dubbi su dove stessimo andando e dove ci trovassimo, trova la traccia troppo esposta e, così, traversiamo invece in cresta, meno espostamente, ma decisamente più lungamente, fino a notare due grossi ometti su un grosso masso che, evidentemente, indicavano la giusta posizione del sentiero… In effetti da qui il sentiero, finalmente ampiamente segnalato sia come G5 che come GTA, scende rapidamente verso il Rifugio Havis, anche se la cartina mi segna che il G5 dovrebbe dirigersi direttamente verso Pian Marchisio evitando il Rifugio… Arriviamo invece, senza scorgere alcuna deviazione, al Rifugio Havis e da qui ridiscendiamo rapidamente fino alla macchina.