Il messaggio è stato inoltrato correttamente!


 - 

Pizzo d’Ormea anello per Monte Rotondo Bric Conoia e Cima Roccate da Viozene

Pizzo d’Ormea anello per Monte Rotondo Bric Conoia e Cima Roccate da...

Percorso Inedito
22-10-2011
Viozene (1260) – Monte Rotondo (2495) – Bric Conoia (2521) – Cima delle Roccate (2476) – Pizzo d’Ormea (2476) – Sella Revelli (2000) – Bivacco Cavarero (2180) – Colletto Revelli (2309) – Bocchin dell’Aseo (2292) – Viozene (1260).
21,5 Km circa.
2140 m. circa.
Aldo51, Em, Granpasso e Soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
Leggi il racconto
direi che il percorso potrebbe pure essere definito E, per escursionisti medi, anche se, forse, siamo al limite dell’EE (per escursionisti esperti): vere e proprie difficoltà non ce ne sono, le principali potrebbero essere di orientamento, specie in caso di nebbia, cosa molto frequente, tra l’altro, da queste parti, condizione in cui sarebbe meglio non affrontare un percorso del genere. In caso di bel tempo il percorso di cresta è abbastanza intuitivo e, anche dove il sentiero non è molto evidente, o non c’è per niente, non ci sono grossissimi problemi, si tratta comunque di un ambiente di alta, seppur non altissima, montagna dove le condizioni meteo e del percorso possono renderne assai più difficile la percorrenza, quindi credo, a parte la classificazione, che sia adatto sicuramente più ad escursionisti con consolidata esperienza di montagna, e anche ben allenati dato il dislivello complessivo assai elevato, che all’escursionista medio.
da Genova con l’A10 fino a Savona, dove si prende la Savona-Torino fino a Ceva. Da ceva si prende per Garessio, Ormea e Colle di Nava. Raggiunta Ormea si continua verso il Colle di Nava. Giunti a Ponte di Nava, invece di svoltare sulla ss28 per il colle, si prosegue dritti per Viozene sulla sp154. In 10 Km si arriva a Viozene e si parcheggia di fronte a una chiesa/cappella sulla strada principale, dove sono presenti numerosi posti macchina e anche cartelli indicatori dei sentieri.
Dal parcheggio si prende in salita a fianco alla Capella e quindi si prende a destra attraversando il Paese (fonte sul percorso). Usciti dal paese, a un bivio, si prende a sinistra e si continua fino a giungere al Pian di Rosso, ampio ripiano prativo dove sulla nostra sinistra sorge il Rifugio Mongioie. Per risparmiare un poco di strada si evita di andare al rifugio (anche qui è presente una fontana) e si prosegue dritti sul sentiero segnato per il Bocchin dell’Aseo. 300 metri circa prima di giungere al Bocchino una incerta traccia sulla destra (comunque abbastanza segnata) si dirige verso nord-est, per poi, dopo 150 metri circa piegare decisamente a sud con una curva a destra. Ci troviamo così sul versante ovest del Monte Rotondo, alla cui vetta si può arrivare facilmente, però senza traccia e senza percorso obbligato, con una breve risalita di un centinaio di metri circa. A sud della vetta si intuisce la profonda e enorme dolina chiamata ‘Il Profondo’, a sinistra della quale si notano 2 file parallele di doline molto più piccole. Si scende quindi dal Monte Rotondo dirigendosi direttamente verso la grande dolina, giunti sul bordo della quale se ne può compiere il giro, per poi continuare, dal bordo ovest della stessa, e seguendo ometti e tacche rosse, verso l’evidente cima del Bric Conoia. Si giunge prima ad un’anticima e, poco dopo alla vetta. Da qui, per cresta, si scende ripidamente all’ampia insellatura sottostante, per poi risalire verso l’antistante e meno ripida Cima delle Roccate; qui la traccia si fa abbastanza evanescente o, comunque, è facile perderla, ma è semplice comunque arrivare in vetta seguendo, più o meno, il filo di cresta, a patto ci siano buone condizioni di visibilità. Dalla vetta ancora una discesa all’insellatura successiva e quindi risalita verso il Pizzo d’Ormea; qui noi abbiamo seguito la cresta, ma non il sentiero che forse passava più a destra o forse è semplicemente poco evidente: unica traccia che abbiamo incontrato è un ometto di pietra in corrispondenza della sella subito prima del cono sommitale del Pizzo, che sta comunqe a indicare il punto in cui si imbocca la traccia in discesa verso il Pian Revelli. La risalita verso la cima è forse la parte più difficile e esposta (molto poco comunque) della giornata, causa anche la mancanza di traccia, qualche roccetta di troppo nei dintorni e la ripidità del percorso, non servono però le mani e non è niente di che in condizioni normali, basta un minimo di attenzione nel scegliere il percorso migliore. Dalla vetta si ridiscende brevemente alla selletta sottostante e, in corrispondenza dell’ometto di cui ho parlato prima, si prende a destra, in discesa; subito il percorso non è per niente evidente (nessuna traccia e nessuna segnalazione, almeno noi non ne abbiamo viste), però dirigendosi leggermente verso destra, dopo non molto si scorge una traccia un poco più in basso e sulla destra e cominciano pure i segnavia. Si segue quindi la traccia senza problemi fino ad arrivare ad un colletto dove si incontra un quadrivio: dritti si va alla Cima Ruscarina, a destra si scende al Lago del Pizzo (visibile e non distintissimo, si potrebbe anche pensare di scendervi, anche se comporterebbe almeno un centinaio di metri di risalita al ritorno) e a sinistra, si scende al Pian Revelli; prendiamo quindi a sinistra fino a giungere all’ampio ripiano prativo; lo si attraversa verso ovest superando un piccolo risalto (sarebbe la Sella Revelli), qualche decina di metri più alto, che porta a un secondo e più vasto ripiano prativo, dove sulla sinistra, raggiungibile con un breve fuori traccia è presente un lago. Nell’attraversamento di questo secondo prato i segnavia e la traccia si perdono un po’, conviene comunque tenersi sulla destra per evitare il terreno molle e umido al centro del prato, e, in effetti, ci accorgiamo poi che la traccia passa ancora più a destra. Attraversato il prato si riinizia a salire per raggiungere il Bivacco Cavarero e una pozza d’acqua appena sopra questo; si continua quindi in salita sul sentiero segnato fino a raggiungere il Colletto Revelli; si scende quindi leggermente sull’altro versante e poi si traversa in piano verso il già visibile Bocchin dell’Aseo; un breve tratto in salita e si giunge quindi al Bocchino, dal quale si scende fino al bivio imboccato all’andata per andare al Monte Rotondo e si ritorna quindi per la stessa via fino a Viozene.
Gita effettuata in condizioni perfette: uno spettacolo della natura la nebbia sul versante nord che ci ha accompagnato per tutta l’andata, per lasciarci giusto al ritorno quando avremmo dovuto attraversarla, scoprendoci, tra l’altro, alberi e erba ricamati di ghiaccio… Sicuramente una delle più belle gite dell’anno che, nelle condizioni in cui l’abbiamo effettuata merita sicuramente 5 stelle, ma che, obiettivamente, in condizioni normali, penso possa fermarsi a 4, a meno che non si completi il giro, come per un po’ abbiamo anche ipotizzato (finche Aldo non se ne accorto), aggiungendo la salita alla Brignola e quindi il ritorno per il Bocchino delle Scaglie, il che gliene farebbe meritare 5 comunque…. Limitandoci a quanto abbiamo visto devo dire che è veramente notevole il panorama che si gode lungo tutta la traversata di cresta, come notevole è la gigantesca dolina del ‘Profondo’ e i magnifici prati del pian Revelli, nonché l’imponenza del Pizzo, specie dal Monte Rotondo e la vista sulle magnifiche e bianchissime cime carsiche dal Mongioie in poi.
Percorso Inedito
22-10-2011
Viozene (1260) – Monte Rotondo (2495) – Bric Conoia (2521) – Cima delle Roccate (2476) – Pizzo d’Ormea (2476) – Sella Revelli (2000) – Bivacco Cavarero (2180) – Colletto Revelli (2309) – Bocchin dell’Aseo (2292) – Viozene (1260).
21,5 Km circa.
2140 m. circa.
Aldo51, Em, Granpasso e Soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
Leggi il racconto
Torna all'escursione

Pizzo d’Ormea anello per Monte Rotondo Bric Conoia e Cima Roccate da Viozene


Dopo un Venerdì pre-gita veramente intenso ed emozionante, con più colpi di scena di un film giallo, risoltosi (provvisoriamente) alle 22 con sole 2 vittime (Maury e Lusciandro), mi chiedo che bisogno abbiamo poi di fare la gita davvero, la parte più interessante e impegnativa è sicuramente mettersi d’accordo…. Almeno così penso andando a dormire, sperando di sognare la soluzione agli ultimi piccoli insignificanti dettagli da sistemare, tipo la meta dell’escursione, ma il giorno seguente saprà invece sorprendermi con altrettanti interessanti accadimenti… Si inizia subito bene con il cellulare che mi squilla alle 5,00, proprio nel momento in cui rientro in camera da letto, perché ho dimenticato di prendere il fazzoletto: è Granpasso, a cui si è rotta la Vespa nel tentativo di giungere al luogo dell’appuntamento e pare intenzionato ad ignorare questo chiarissimo segno premonitore… Scappo quindi veloce di casa prima che mia moglie si svegli del tutto e, subito, ci pensa Enrico a completare l’opera, che, chissà perché, invece del mio numero di cellulare, ha quello di mia moglie, telefonandole preoccupato che la mia sveglia funzioni come quella di Maury quando lo costringiamo a fare un gita che non gli piace a sufficienza… Stasera sarà meglio che rientri molto tardi, forse mia moglie avrà sonno, spero si addormenti presto…. Giungo quindi all’appuntamento di Sampierdarena con il consueto quarto d’ora accademico di ritardo, Granpasso, appiedato e, forse anche grazie al buio, si rassegna a salire con noi, così pure fa Aldo51, anch’egli rimasto evidentemente senza altre risorse per rivolgersi all’ultima spiaggia escursionistica rappresentata dal gruppo ‘Gite nel finesettimana’ (nome opportunamente cambiato per restare nel vago e non far capire con chi si ha a che fare…). Anche la rassegnazione ha però un limite e Granpasso, appena salito, pone subito precise condizioni: la gita deve essere la più lunga possibile… Perfetto, devo solo conciliare questa comprensibile esigenza da skyrunner con quelle altrettanto comprensibili di Aldo51, che ha appena ripreso a camminare, dopo infortunio, la settimana scorsa, proprio con me, ed essendo sopravvissuto (almeno lui, lo stesso non si può dire di Arietina anch’essa rientrante infortunio la settimana scorsa, ma io sono comunque orgoglioso della mia percentuale del 50% di successi….) ha deciso di ritentare la sorte sperando in una gita che gli permetta un graduale recupero ed allenamento…. Decido così che la cosa migliore per lui sia concentrare l’allenamento di un mese in una gita sola, se sopravvive ne avrà sicuramente dei benefici…. L’importante però è curare il lato psicologico, quindi, oltre al canonico e consueto: “Non ti preoccupare questa è l’ultima salita”, ripetuto per tutta la gita, riesco brillantemente a convincerlo che l’escursione che aveva fatto la scorsa settimana era decisamente più corta dati i 24 Km di sviluppo (in realtà lui ne aveva fatto 22,5, essendo che ero andato a prenderlo con la macchina, ma l’importante è, come detto, il lato psicologico….), contro i 22 di quella di oggi e che, aumentare il dislivello di soli 1000 metri a gita, rientra in un ragionato programma di graduale recupero fisico… D’altronde Granpasso mi ripete più volte durante il viaggio in macchina che non è mai venuto con noi, non tanto per le nostre stravaganti e folkloristiche personalità, ma perché temeva facessimo gite troppo corte, dopo le prime 10 ore di gita non lo ripeterà più…. Riuscito così a soddisfare brillantemente le esigenze di tutti, pure Enrico, infatti, dopo essersi scolato un litro di vino sul Pizzo d’Ormea, si dirà soddisfatto della gita, anche io devo dire ho avuto occasione di togliermi le mie meritate soddisfazioni: essere testimone della nascita di un innovativo sport di montagna non è cosa di tutti i giorni, e, da sincero amante della montagna quale sono, è un sollievo vedere i giovani avere nuove e brillanti idee per favorire la frequentazione di queste ambiente stupendo, tanto che ancora adesso mentre lo scrivo sono profondamente emozionato… Dalla vetta del Pizzo d’Ormea vediamo infatti arrivare quelli che un occhio non attento avrebbe potuto pure scambiare per 2 normali escursionisti, senza riconoscerne il genio innovatore: i 2 si fermano, come per riposarsi, giunti sul pianoro che precede il cono terminale, e poi, piano piano, si avvicinano al loro grande obiettivo, ne fanno il giro con ammirazione e rispetto, quindi si fermano a mangiare sotto la sua potente ala protettiva. Certe volte i più grandi ideali sono lì a portata di mano e non li vediamo, altri magari sono lì e neanche li vorremmo vedere, proprio come il grande ripetitore bianco sotto la cima del Pizzo… I due vi si sdraiano sotto, forse per prendere due raggi e, quindi, soddisfatti tornano a valle… I più grandi geni suscitano però sempre, oltre all’ammirazione, anche un po’ di invidia e patetici tentativi di imitazione, così, subito, Enrico e Aldo mi fanno notare in lontananza le pale Eoliche al Colle San Bernardo di Garessio… Anch’io, in fondo, in fondo, mi chiedo come ho fatto a non pensarci, non sono forse l’inventore del torrentismo senz’acqua e della salita ai monti dalla valle dove non ci sono? Ma più di tutto posso dire: sì, io c’ero e ho visto l’alba di una nuova era in montagna, quella dei collezionisti di ripetitori…