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Monte Antoroto per il Canale Nord-Est da Valdinferno

Monte Antoroto per il Canale Nord-Est da Valdinferno

19-03-1995
Valdinferno (1213) – Monte Antoroto (2144) - Colla Bassa (1860) – Valdinferno (1213).
9,5 Km. circa.
950 m. circa.
circa 20 membri del Cai sez. Ligure e soundofsilence.
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E, per escursionisti medi la prima parte, EEAI (per escursionisti esperti con attrezzatura invernale l’avvicinamento al canale), PD (alpinistico poco difficile) il canale. EEAI la discesa al ritorno alla Colla Bassa, E il resto.
Da Genova in autostrada fino a Savona e poi con la Savona-Torino fino a Ceva. Da Ceva seguire la Sp428 per Garessio; giunti a Garessio si continua sulla SP428 per Ormea e, subito dopo il paese, si svolta a destra seguendo le indicazioni per Valdinferno e in circa 6 Km si arriva al parcheggio presso la Chiesa del paesino.
Premetto che la seguente descrizione è presa in prestito dal sito “Gambeinspalla” in quanto non ero assolutamente in grado di ricostruire il percorso fatto a distanza di tanti anni, spero non se ne abbia a male essendo mio amico o, quantomeno, conoscente. Si segue la rotabile dal fondo cementato che si inoltra in falsopiano in Valdinferno: sullo sfondo troneggiano il Monte Antoròto (2144 m, a sinistra) ed il Monte Grosso (2007 m, a destra), tra i quali si apre l'ampia insellatura della Colla Bassa (1846 m). Con qualche saliscendi si tagliano le coste erbose discendenti dalla Costa Bruciata, si supera un piccolo rio e, con qualche svolta ed un ultimo lungo tornante, si toccano le Case Bosso (1364 m, h 0,20), ancora abitate durante la stagione estiva. Un ultimo ampio tornante della carrareccia (accorciatoia presso il caratteristico forno della borgata) consente di raggiungere in breve l'agglomerato delle Case Mulattieri (1418 m, h 0,10 dalle Case Bosso), ultimo nucleo abitato consistente della vallata, con alcune belle baite ristrutturate. Da qui si dirama, sulla destra, la traccia che condurrebbe in breve al Rifugio Savona (1528 m, cartelli). Si prosegue invece dritti, per una antica mulattiera dalla rozza lastricatura in pietra che taglia in modesta pendenza il versante sinistro orografico della valle, con bella vista sui dirupatissimi costoni rocciosi che salgono alla vetta dell'Antoròto: in questo tratto la mulattiera è spesso invasa dalle acque di ruscellamento primaverili. Raggiunta la testata della Valdinferno, dove questa si dirama nei due minori valloncelli dei Fusi (a destra) e della Bura (a sinistra), si trascura la mulattiera che sale ripida verso destra (si collega anch'essa al Rifugio Savona) per proseguire sul ramo di sinistra, che scende a guadare in breve il piccolo Rio dei Fusi (h 0,30 dalle Case Mulattieri). Si taglia poi alla base, con lungo traverso alto sul fondovalle, la cresta Sud Est del Monte Grosso, su cui spiccano alcuni arditi gendarmi, e si entra in un bel bosco di faggi: frequenti muretti a secco ed altre opere umane testimoniano la fervente attività agricola un tempo esistente nella zona. Presso una vecchia casa diruta si stacca a sinistra il sentiero che scende a Trappa attraverso il Passo della Scaletta ed i Prati Sopra le Balze, mentre la traccia principale prende a risalire con alcuni ripidi tornanti un erto costone alberato. Si raggiunge così una prima radura, con bella vista ravvicinata sulle pareti dell'Antoròto. Si attraversa il prato seguendo i segnavia, inserendosi nel Vallonetto della Bura: in caso la neve coprisse i segnavia, l'orientamento risulta comunque elementare, essendo sempre evidente la direzione da seguire. Raggiunto un secondo ripiano dominato dalle pareti meridionali dei già citati gendarmi rocciosi, lo si attraversa tendendo verso destra e, guadato un piccolo rio, si tocca un terzo ripiano, in cui la marcia può risultare fastidiosa a causa dei fitti arbusti. Si risale quindi, fra rado bosco, il dosso che emerge al centro della valletta, fino a raggiungerne il panoramico filo, oramai in vista del suo sbocco superiore. A questo punto si abbandona il sentiero segnalato diretto alla Colla Bassa per scendere nel valloncello di sinistra e risalire il fronteggiante pendio nevoso, in corrispondenza del primo (da destra) dei tre ampi canali che solcano la bastionata Nord-orientale dell'Antoròto (h 1,30 - 2,00 da Valdinferno a seconda dell'innevamento). Si sale il canale, qui più propriamente un ampio pendio, rimanendo a ridosso delle rocce di destra. Salendo, si tende verso destra: al sommo dell'ampio pendio, si imbocca un canalino molto ripido che si insinua fra le rocce e che sbuca ad un colletto. Oltre il colletto, si traversa per cornice un po' espostamente fin sul fondo del canale superiore, che si risale integralmente (pendenze di 35 - 40°) fino agli aperti pendii che salgono sempre più dolcemente fino alla panoramica cima del Monte Antoròto (2144 m, h 1,00 - 1,30 dall'attacco). Meraviglioso panorama, che va dal Mar Ligure alle Alpi Liguri, al Monviso ed al Monte Rosa. La discesa avviene lungo la cresta Nord-Est, un po' esposta ma facile, si scende in breve all'ampia sella della Colla Bassa (1846 m, h 0,15). Da qui si torna per la via di salita.
premetto che non sono affatto sicuro che il canale qui descritto sia quello effettivamente salito tanti anni fa, ma non volendo lasciare incompleto il sito ho pubblico qui quello che ho trovato. Della gita ricordo la salita in misto rocce, neve e ghiaccio che, in effetti, a parte le difficoltà, non mi aveva entusiasmato, ma certo l’ambiente invernale delle Alpi Liguri è sempre spettacolare.
19-03-1995
Valdinferno (1213) – Monte Antoroto (2144) - Colla Bassa (1860) – Valdinferno (1213).
9,5 Km. circa.
950 m. circa.
circa 20 membri del Cai sez. Ligure e soundofsilence.
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Monte Antoroto per il Canale Nord-Est da Valdinferno


Partenza da Valdinferno (1213) poco dopo le 8, si notano salendo a sinistra alcuni "buchi" nella montagna di fronte.Dopo poco si incontra già della neve che diventa man mano più profonda, rendendo più faticoso il procedere e facendomi rimpiangere di non aver portato le ghette. Verso quota 1800, poco sotto la Colla Bassa, si lascia il sentiero per imboccare il canalino nord. Qui ci mettiamo i ramponi e prendiamo la picozza. Il Canalino presenta più neve in fondo e meno verso la cima dove dobbiamo attraversare anche qualche chiazza d’erba, l’inclinazione è di circa 45% e aumenta un po’ in cima. Io sono terzo di cordata con Giuliano Menoni e Michele Accatino. Fino in cima al canale non ci sono particolari difficoltà, ma l’uscita appare subito difficoltosa. Alcuni scelgono l’uscita a sinistra sulle rocce, ma non sembrano molto soddisfatti della scelta; noi invece proseguiamo in neve sempre più ripida per poi tagliare sotto le rocce (non molto affidabili per tenersi data l’estrema friabilità) a sinistra in un traverso abbastanza stretto e poco affidabile (sembra percorrendolo che da un momento all’altro ci si debba staccare una valanga sotto i piedi), meno male che siamo assicurati da Giuliano, passato il quale, non senza difficoltà per un ingarbugliamento con la cordata di Pastine, raggiungiamo la cresta nord. Qui iniziano però i problemi veri e propri: la cresta alterna passagi su neve e su roccia almeno di 2° e con i ramponi non è facile procedere su roccia che tra l’altro è di pessima qualità e rischia di franarci sotto i piedi e, anzi, qualche volta lo fa (chissà perchè Pastine alla partenza ha detto che il casco non sarebbe servito). Altro problema è costituito dal fatto che siamo l’ultima cordata e dobbiamo fermarci ad aspettare il passaggio delle altre a volte anche per più di 15 minuti in posizioni scomode e precarie (per fortuna non tira vento e non fa molto freddo, anche se i guanti di Primmer nella neve si congelano e sono costretto a toglierli). Succede inoltre qualche inconveniente: un rampone automatico di Michele si apre e io devo praticare del contorsionismo per richiuderlo, inoltre devo sganciarmi un attimo dalla cordata per un nuovo intreccio con la corda di Pastine senza contare le difficoltà per recuperare i guanti di Michele e della Loredana nei loro rispettivi zaini. A qualche decina di metri dalla vetta ci togliamo i ramponi, perchè non c’è più neve, e arriviamo finalmente alle 14,30 circa in vetta. Sono stremato, anche perchè non stavo bene fin dalla partenza, l’influenza quest’anno non se ne vuole andare, ma c’è poco tempo, e noi che siamo gli ultimi ne abbiamo ancora meno; faccio quindi due (si fa per dire) foto al bel panorama, che finalmente posso guardare con tranquillità e riesco a malapena a mangiare qualcosa che si riparte. La discesa a sud non è difficile ma molto faticosa, per la neve alta più di un metro, dove rotoliamo, scivoliamo, affoghiamo, ma alla fine riemergiamo alla Colla Bassa a 1900 m., dove inizia il sentiero segnato, ma non battuto e continuiamo ad affondare ancora per un pò ma alla fine arriviamo vivi a Valdinferno verso le 16.45. Io tento di asciugarmi al sole, ma l’impresa è disperata. Da ricordare ancora la sosta al bar di Garessio e il panico di Giuliano (e anche mio per dir la verità), perchè ho perso le chiavi della sua macchina, che però vengono ritrovate prontamente. A Valdinferno 1minuto di silenzio (proposto da Pastine ma non fatto) per l’infortunato e sfortunato Primmer.