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Pioda di Crana Anello per Laghetti Ruggia e Muino da Arvogno

Pioda di Crana Anello per Laghetti Ruggia e Muino da Arvogno

Percorso Inedito
29-09-2018
Arvogno (1185) – Alpe Borca (1360) – Pioda di Crana (2420) – Alpe I Motti (1825) - Laghetto Ruggia (2030) – Bocchetta di Ruggia (1985) – Bocchetta di Muino (1975) – Alpe Raunel (1540) - Arvogno (1185).
16 Km. circa.
1700 m. circa.
soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
E, per escursionisti medi, fino a quando non si arriva in cresta alla Pioda di Crana, la cresta invece è EE, per escursionisti esperti, ed alterna tratti esposti su prati assai ripidi ad altri che possono risultare scivolosi o scomodi, specie in discesa, in ogni caso bisogna sempre prestare attenzione. Il punto clou, costituito da lastre rocciose assai esposte e con poco spazio per passare, è stato attrezzato con cavi e non pone più problemi, ma può fare impressione a chi non è abituato. La discesa fuori sentiero verso l’Alpe I Motti è anche EE, non è mai difficile, ma ad una prima parte su prati molto ripidi, ne seguono altre scomode e insidiose soprattutto nella discesa, non ripida, da un bosco caratterizzato da alti cespugli che non consentono di vedere il terreno, ma costringono a camminare sugli stessi senza toccare terra. L’assenza totale di tracce e indicazioni costringe inoltre ad orientarsi a vista. La deviazione poi per il Laghetto di Ruggia, pur su terreno semplice, è anch’essa EE perché la traccia è assai difficile da scorgere e occorre sapere orientarsi. Tutto il resto E. Consiglio poi di non effettuare questa escursione in condizioni di non buona visibilità e, possibilmente, muniti di GPS e relativa traccia.
da Genova a Voltri sulla A10, quindi si prende la A26 per Gravellona Toce e la si segue, appunto, fino a dove termina nella località sunnominata. Si prosegue dritti praticamente senza accorgersi che l’autostrada è finita perché la superstrada continua uguale per svariati Km e, appena passata Domodossola, si esce a Masera, seguendo anche le indicazioni per la Val Vigezzo, e ci immettiamo quindi nella SS337 diretta al confine di Ponte Ribellasca. Seguiamo la statale fino a Santa Maria Maggiore, dove, alla prima rotonda, lasciamo la SS337, per prendere, immediatamente a sinistra di questa, la terza uscita, proseguiamo quindi fino a Toceno, dove prendiamo a sinistra per Arvogno (indicazioni su cartelli non stradali, tra le altre, per Promezzo, Seggiovia Arvogno e Rifugio Arvogno). Giungiamo quindi ad Arvogno, dove continuiamo sulla strada fino al divieto di circolazione subito dopo un ponte. Qui parcheggiamo nel poco spazio a disposizione, o sul ponte accostandoci bene. Evitare di parcheggiare nello slargo riservato alla manovra dei mezzi di soccorso.
dal parcheggio proseguiamo sulla strada asfaltata e, dopo pochi metri, sulla destra, troviamo l’inizio dei sentieri segnalato da vari cartelli. Qui occorre girare appunto a destra, ma si può anche, come ho fatto io, andare dritti su asfalto fino al punto in cui si trasforma in cemento (80 m. circa) e, quindi, prendere a destra un sentierino che riporta su quello principale. Il sentiero principale sale su larghi gradini e giunge in breve a ricongiungersi con la strada, qui diventata sterrata, che imbocchiamo in salita, lasciando a destra il bivio da cui torneremo al ritorno, e recante indicazioni per Alpe Cortina e Bocchetta di Muino. Dopo poco più di 150 metri attraversiamo quindi un ponte, e, subito dopo, troviamo un nuovo bivio, dove prendiamo a destra per l’Alpe Colla, lasciando a sinistra il sentiero per l’Alpe Manga. Un centinaio di metri circa e arriviamo all’Alpe Verzasco, costituita da un gruppo di belle case in pietra in stile Walser e, prima del termine del paese, imbocchiamo un bivio a sinistra, seguendo le segnalazioni per Alpe Borca e Pioda di Crana, lasciando a destra il sentiero per l’Alpe Villasco. Saliamo quindi per ripidi prati e a quota 1360 circa passiamo a fianco di una prima casa e quindi continuiamo a salire in mezzo ai prati incontrando le successive case dell’Alpe Borca, di cui le ultime si trovano molto più in alto, a 1480 m. circa. Presso queste ultime case si trova, a destra, un nuovo bivio per l’Alpe Villasco, mentre noi continuiamo a sinistra, seguendo il cartello che indica per la Pioda di Crana (cartello che in realtà si trova un poco dopo il bivio). Qui entriamo nel bosco, continuando a salire ripidamente, e, a quota 1575 circa, troviamo un nuovo bivio, con segnavia biancorossi da entrambe le parti, e qui prendiamo a sinistra, trovando subito dopo un nuovo bivio, stavolta con cartelli: a destra prendiamo per la Pioda di Crana, lasciando a sinistra il sentiero per la Colla Campeia. Usciamo poi dal bosco e passiamo a fianco ad un grosso albero secco e, da qui in avanti, incominciamo a vedere la nostra meta, la Pioda di Crana; in questo punto inoltre i segnavia biancorossi latitano, ma si trovano numerosi ometti. Giungiamo quindi alla base di un ripido risalto erboso con affioramenti rocciosi, che il sentiero aggira verso destra, mentre noi, con ripido percorso EE, saliamo direttamente per cresta, riimmettendoci comunque nel sentiero segnato poco prima della cima del risalto in questione. Qui passiamo per un tratto a mezzacosta sotto il crinale con esposizione su ripidissimi prati e occorre prestare attenzione. Riprendiamo quindi il crinale per un tratto, per poi procedere nuovamente poco sotto a sinistra. A quota 2000 circa, subito prima di alcune aguzze sporgenze rocciose sulla cresta, il sentiero passa poco sotto una selletta, dove una traccia sembra girare a destra e raggiungerla in pochi passi. Qui occorre assolutamente invece continuare a sinistra sotto la cresta, perché il crinale è assai esposto e pericoloso, ma teniamo comunque a mente questo punto perché è dalla selletta che al ritorno scenderemo verso l’Alpe I Motti. Passiamo quindi sotto le lastre sporgenti dal crinale e, finite le quali, torniamo in cresta. Da qui in poi il sentiero alterna tratti in cui passiamo sul crinale ad altri in cui passiamo poco sotto, alcuni anche con notevoli salti sotto di noi, anche se non abbiamo mai una vera e propria sensazione di esposizione. Giungiamo quindi al punto chiave, dove le attrezzature sistemate di recente consentono di passare senza difficoltà, per poi giungere brevemente e facilmente in vetta. Facendo qualche passo oltre la vetta possiamo poi avere una vista sul lago artificiale di Panelatte. Torniamo quindi sui nostri passi fino alla selletta descritta in precedenza a quota 2000 circa. Dalla selletta abbiamo a sinistra una grande zona di lastroni di pietra, mentre noi scendiamo a destra, su prati, ripidi nella prima parte, passando dove ci sembra più agevole, ma tenendoci comunque paralleli alle lastre rocciose sulla sinistra. Giunti alla fine delle lastre rocciose, iniziamo a tagliare a sinistra, in direzione delle malghe dell’Alpe I Motti, sempre visibili dalla selletta in poi. Qui, se siamo fortunati, troviamo anche una traccetta che ci aiuta nel traversare più velocemente. Giungiamo quindi ad una zona di lastroni che si spinge un po’ più in basso, costringendoci a perdere ancora un poco di quota, per poi riprendere a traversare ed iniziare a risalire una breve ripa che ci porta in un bosco, il cui attraversamento si rivelerà parecchio scomodo, a causa dei grandi cespugli che costringono a procedere sugli stessi e quindi sollevati da terra. Passato il bosco traversiamo una semplice pietraia, e, poi, un secondo boschetto, più facile e più piccolo, per poi giungere davanti ad una ripa erbosa che rimontiamo per arrivare in vista dell’Alpe I Motti. Qui incrociamo subito il sentiero segnato per il Passo di Fontanalba, che imbocchiamo verso sinistra. Dopo pochi metri lasciamo però il sentiero segnato, per piegare a destra in mezzo alle malghe e continuare fino all’ultima più piccola casa sulla destra. Giunti all’ultima casa pieghiamo verso sinistra (direzione nord-est) raggiungendo un rio, dove cerchiamo di scorgere un guado da cui parte una traccia. Scorta e imboccata la traccia in questione, dobbiamo però lasciarla dopo un centinaio di metri, per deviare a sinistra in salita sempre in direzione nord-est, purtroppo in assenza di traccia. Se abbiamo seguito la giusta direzione dopo circa 300 metri ci troveremo presso alcuni ruderi di cui resta solo il basamento, qui, proseguendo ancora una cinquantina di metri in direzione nord-est, troveremo un primo ometto di pietra, seguito a breve distanza da un secondo e la traccia comincerà a diventare un poco più visibile e ci condurrà, in poco meno di 200 metri in direzione est, ad innestarci su un sentiero segnato in biancorosso, che imbocchiamo verso destra, mentre a sinistra si va verso il Lago Panelatte, come da cartello indicatore. Il nuovo sentiero attraversa quindi una pietraia con tracciato largo e ben assestato, e, quindi giunge ad attraversare un rio in secca, a quota 1945 circa. Qui occorre abbandonare il sentiero segnato, che, comunque, riprenderemo più tardi per tornare, per prendere a sinistra in salita, in direzione est, dirigendoci per orientarci, verso la cima di fronte a noi (Pizzo Ruggia). Se siamo fortunati inizieremo poi a scorgere una vaga traccia ed alcuni segni rossi, seguendo i quali, a quota 2030 circa, giungiamo nei pressi di un pittoresco laghetto, che raggiungiamo con breve deviazione a sinistra. Visitato il laghetto vi sono due possibilità: tornare al sentiero segnato come ho fatto io, o proseguire seguendo i segni rossi fino alla cima del Pizzo Ruggia e, quindi, scendere sull’altro versante alla Bocchetta di Ruggia, dove le due possibilità si riuniscono. Tornato al sentiero segnato in corrispondenza del rio asciutto, lo si imbocca verso sinistra e si procede in falsopiano o leggera discesa fin sotto alla Bocchetta di Ruggia, dove risaliamo fino al valico. Dalla bocchetta scendiamo sull’altro versante in direzione sud-est e del già visibile lago di Muino. Poco prima di giungere al lago possiamo approfittare del crinale erboso a sinistra per godere di migliori viste panoramiche sul lago e sulle malghe dell’Alpe di Ruggia. Dal lago prendiamo a destra verso una selletta erbosa (ma possiamo anche proseguire dritti sul sentiero segnato) e, quindi, una volta svalicati, ci dirigiamo, su crinale erboso, verso il secondo laghetto di Muino (direzione sud-est), da qui chiaramente visibile. Raggiunto il laghetto troviamo anche cartelli indicatori, di cui seguiamo quello indicante la Bocchetta di Muino e Toceno, prendendo quindi il sentiero a destra in salita in direzione sud. Giunti alla Bocchetta, dove troviamo un’edicola votiva ed una statua di legno, lasciamo a sinistra la sterrata che va verso la Piana di Vigezzo, per prendere a destra un sentierino nell’erba, dove scorgiamo anche un cartello indicatore. Imbocchiamo quindi il sentierino e raggiungiamo il cartello che segnala correttamente la nostra meta (Arvogno), oltre l’Alpe Sdun e Cortina. Il sentiero scende abbastanza ripidamente fino alle case dell’Alpe Raunel, dove scendiamo in mezzo alle case, sempre seguendo i segnavia biancorossi, giungendo così in breve ad una staccionata, che scavalchiamo seguendo una traccia nei prati. Poco dopo superiamo un guado e, dopo poco, giungiamo ad uno successivo, ostacolato da uno sbarramento per animali, del quale passiamo a sinistra. Dopo 300 metri troviamo a sinistra un portale da cui si diparte il sentiero per l’Alpe Caulin, come da scritta, mentre noi continuiamo dritti e, dopo poco più di 100 metri, il sentiero si biforca in due tracce parallele: noi prendiamo a sinistra in basso, come da indicazioni biancorosse. Passiamo quindi accanto ad alcune malghe e, quindi, giungiamo ai cartelli segnalatori posti in località Alpe Cortina, 1355 m. di quota. Qui continuiamo a seguire le indicazioni per Arvogno e, in breve, scendiamo al bivio iniziale, da dove torniamo, in poco meno di 250 metri, sui nostri passi al parcheggio.
giro molto lungo che richiede inoltre assai più tempo di quanto la lunghezza potrebbe suggerire per via dei lunghi tratti senza traccia, ma è quasi l’unico modo di unire la salita della Pioda di Crana alla visita dei suggestivi Laghetti di Ruggia e Muino. In realtà si può effettuare la cosa anche su sentieri segnati, ma occorre allungare il percorso di 2,5 Km e 350 metri di dislivello circa, il che potrebbe risultare difficile, anche se non impossibile, ne risulterebbe però anche un giro piuttosto illogico dovendo, per effettuarlo, tornare quasi al punto di partenza. In definitiva ne esce un giro molto vario e suggestivo, mentre la salita e discesa dalla sola via normale risulta, secondo me, un po’ riduttiva, visto che non offre vedute panoramiche sulla montagna che stiamo salendo e che possano permettere di apprezzarne la particolarissima fisionomia. In definitiva è un giro che consiglio vivamente, ma solo a persone allenate ed esperte e, possibilmente, dotate di GPS e relativa traccia, date le notevoli difficoltà di orientamento.
Percorso Inedito
29-09-2018
Arvogno (1185) – Alpe Borca (1360) – Pioda di Crana (2420) – Alpe I Motti (1825) - Laghetto Ruggia (2030) – Bocchetta di Ruggia (1985) – Bocchetta di Muino (1975) – Alpe Raunel (1540) - Arvogno (1185).
16 Km. circa.
1700 m. circa.
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