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Pointe du Demi e Crete Chardonnet anello da Fontcouverte

Pointe du Demi e Crete Chardonnet anello da Fontcouverte

Percorso Inedito
01-09-2020
Fontcouverte (1875) – Refuge Chardonnet (2235) – Lac Chardonnet (2225) – Lac Chatelard (2305) – Crete Chatelard (2430 – 2825) - Point du Demi (2825) – Pointe Ulysse (2790) – Crete du Chardonnet (2720) – Col Chardonnet (2650) – Lacs de la Mine (2645) – Lago senza nome (2595) – Chalets du Queyrellin (2005) – Fontcouverte (1875).
16,3 Km. circa.
1200 m. circa.
soundofsilence.
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Fino alla palude sopra il Lac Chatelard E, per escursionisti medi. F, alpinistico facile, il canalino per risalire alle guglie, assai ripido specie nella parte superiore e dove occorre aiutarsi con le mani, da evitare se bagnato. EE, per escursionisti esperti, tutta la cresta, che si può percorrere praticamente sempre sul filo o assai vicino, il percorso è intuitivo e si possono incontrare al massimo passaggio di I grado. E dal Col du Chardonnet fino al parcheggio, ma da tenere presente che tutta la prima parte l’ho percorsa fuori sentiero, il terreno non presenta difficoltà, ma ci vuole comunque un po’ di senso dell’orientamento o saper usare un GPS, è comunque possibile seguire in alternativa il sentiero segnato, ma ci si perde il lago senza nome e tre belle paludi.
Da Genova fino a Voltri, per qui prendere la A21 fino ad Alessandria, dove si prende la A26 per Torino. A Torino si segue la tangenziale per prendere poi la A32 per Bardonecchia. Giunti a Bardonecchia ci si dirige verso la Francia passando per Melezet e, al confine, si prende a sinistra per il Colle della Scala; superato il Colle della Scala si giunge a Nevache (tenere presente che qui la strada per Laval chiude alle 10) e quindi si prosegue dritti per 6 Km circa, fino al camping di Fontcouverte, di fronte al quale si parcheggia sulla destra della strada.
dal parcheggio attraversiamo la strada asfaltata e imbocchiamo la sterrata di fronte che passa a sinistra del campeggio e, dopo meno di cento metri, troviamo i cartelli che indicano a sinistra per il Refuge Chardonnet e in questa direzione svoltiamo. Seguiamo quindi la carrareccia, raggiungendo, a quota 1950 circa, gli Chalets di Laraux, oltre i quali continuiamo a seguire la carrareccia, per giungere quindi, a quota 2150 circa, a un ponte, in corrispondenza del quale la carrareccia si biforca; qui prendiamo a destra traversando il ponte sul Torrente Raisin. Dopo 350 metri circa un secondo ponte ci riporta ad attraversare il torrente, giungendo subito dopo al Refuge Chardonnet, presso il quale vi è una fonte. Subito dopo il rifugio lasciamo la traccia segnata per prendere a a destra una traccia non evidentissima, che si dirige verso i sottostanti prati, superando nuovamente il torrente Raisin su due assi di legno; da qui seguiamo quindi una traccia verso destra che in 150 metri circa ci porta al Lac Chardonnet. Dal lago, continuando 150 metri nella stessa direzione sarebbe possibile poi raggiungere una bella palude, ma non lo sapevo e l’ho visitata con altro percorso al ritorno. Dal Lago poi invertiamo marcia e ci dirigiamo verso il sentiero che abbiamo lasciato tagliando in diagonale i prati verso sinistra, cercando di guadagnar metri e non perdere quota, cosa comunque non molto difficile. In meno di 300 metri in effetti mi trovo a guadare nuovamente il torrente Raisin e, pochi metri dopo, raggiungo il sentiero segnato, che imbocco verso destra in salita. Neanche 100 metri dopo l’ennesimo ponte mi fa nuovamente cambiare sponda del Raisin e, ancora 300 metri dopo, giungo in vista di quel che resta del Lago Chatelard, attualmente più una palude che altro e pure piuttosto in secca. Passato quindi il lago giungiamo ad una nuova e pittoresca palude in un’ampia area pianeggiante, palude che possiamo visitare a scelta all’andata o al ritorno, io l’ho fatto all’andata con una breve deviazione a destra. Tornati quindi sul sentiero segnato notiamo sul ripido pendio a sinistra due aguzze guglie, veso le quali ci dirigiamo risalendo il versante prima erboso e poi di sfasciumi, che si fanno più ripidi giunti alle guglie. Passiamo quindi sulla destra delle guglie, ignorando un canalino che sale su diretto, per traversare più facilmente, ma neanche tanto, verso la cresta soprastante. Raggiunta la cresta ho fatto quindi una breve deviazione a sinistra per raggiungere la sommità dell’elevazione, cosa comunque che non aggiunge molto. Dalla cresta si può quindi individuare a vista tutto il percorso da seguire e cioè il lungo filo di cresta verso sud-ovest fino a ricongiungersi poi all’altra cresta che chiude la nostra visuale. Saliamo quindi la cresta prima facilmente in prevalenza su erba, quindi su più ripide roccette, ma sempre senza grosse difficoltà, scavalcando una lunga serie di cimette, fino ad arrivare alla verà sommità, la Pointe du Demi, sormontata da un ometto di pietre. Da qui la cresta piega verso destra, nord-ovest, e inizia a comparire anche una qualche traccia. Attraversiamo quindi un tratto roccioso di pietraia per giungere a una nuova cima di blocchi accatastati. Da questa cima senza nome scendiamo la cresta ancora rocciosa, ma sempre abbastanza ben tracciata, dirigendoci verso una nuova cima sormontata da una grande antenna, visibile purtroppo anche a grande distanza. Giungiamo quindi sulla cima con l’antenna (Pointe de Ulysse) e riprendiamo quindi a seguire la cresta senza ormai difficoltà, fino alla successiva elevazione, la Crete de Chardonnet, dalla quale scendiamo in breve al colle. Dal colle trascuriamo il sentiero segnato che scende a destra e ci dirigiamo a sinistra superando una collinetta e giungendo così al primo dei due Lacs de la Mine (ve n’è anche un terzo ma era asciutto e quindi non l’ho visitato) in circa 250 metri. Dal primo lago quindi tagliamo verso sinistra e superato un dosso erboso giungiamo al secondo. Visitati i due laghi ci dirigiamo verso il retrostante dosso erboso, dal quale li possiamo vedere contemporanemente, per poi continuare verso sud e verso il sentiero segnato che non abbiamo imboccato al colle e che in breve raggiungiamo. Raggiunto il sentiero segnato non lo imbocchiamo però, ma lo attraversiamo continuando più o meno nella stessa direzione (sud) verso un lago che abbiamo notato dalla cresta percorsa in precedenza. Tagliamo quindi un poco verso destra fino a raggiungerne l’immissario che seguiamo fino alle sponde del lago. Percorriamo quindi il lago sulla sponda sinistra e, al termine dello stesso, iniziamo a scendere piegando a sinistra, fino a raggiungere il sottostante sentiero segnato, che imbocchiamo in discesa verso destra. Dopo 150 metri circa di sentiero segnato, pieghiamo a sinistra per visitare una bella palude che abbiamo scorto dall’alto, per poi ripiegare a destra e raggiungere nuovamente il sentiero segnato. Dopo 800 metri giungiamo quindi nei pressi di una nuova palude, lungamente ammirata scendendo e anche dalle creste percorse all’andata, che raggiungiamo e visitiamo con breve deviazione a destra, per poi tornare nuovamente quindi sul sentiero segnato. Da qui in breve scendiamo pochi metri giungendo alla palude visitata all’andata, dove prendiamo il sentierino sulla sinistra al margine est della stessa. Il sentierino contorna quindi il margine della palude e quindi inizia a scendere verso destra, parallelo e a destra dell’emissario. Dopo 300 metri circa il sentiero sembra terminare, ed occorre invece guadare il torrente a sinistra e prendere il sentiero che continua la discesa sulla riva opposta. Dopo ulteriori 130 metri troviamo un bivio a destra, dove una non evidentissima traccia scende la pietraia sottostante. Qui si potrebbe proseguire tranquillamente dritti sul sentiero principale, ma un’ulteriore bella palude, che da qui si scorge molto bene, mi convince a deviare a destra sul predetto sentiero. Dopo un’ottantina di metri, passata la parte ripida, bisogna però lasciare anche questo sentiero e dirigersi a destra a vista alla palude, guadando prima il torrente. Visitata anche quest’ultima palude invertiamo marcia e andiamo a riprendere il sentiero appena lasciato, possibilmente più in basso. Raggiunto quindi, dopo circa 150 metri dalla palude, nuovamente il sentiero segnato, lo seguiamo in discesa senza ulteriori bivi fino a giungere alle case degli Chalets du Queyrellin a quota 2005, dove imbocchiamo una carrareccia curvando a destra. Sessanta metri dopo quindi, subito prima di una cappelletta, la carrareccia si biforca e noi la seguiamo verso sinistra in discesa. Carrareccia che seguiamo fino a quando non svolta a sinistra per giungere alla vicina strada asfaltata, mentre noi proseguiamo dritti su sentiero che ci porta dritti fino ad un ponte pericolante, che non mi è sembrato il caso di attraversare; ho piegato quindi verso sinistra, seguendo il torrente fino a sbucare sull’asfalto, che, imboccato verso destra, porta in pochi metri al parcheggio.
come descritto nel racconto la gita doveva essere un’altra, ma certo quella fatta non è risultata meno interessante. Volendo poi si possono anche riunire le due gite proseguendo dal Col Chardonnet verso la Pointe de la Mine e quindi scendendo per ghiaione ai Laghi della Casse Blanche per poi ricongiungersi al percorso del ritorno. A parte questo la gita è molto piacevole e se le vette non sono molto ardite, sicuramente la bellezza dei laghi, delle paludi e delle guglie di roccia che mi hanno fatto cambiare percorso non lascerà sicuramente delusi.
Percorso Inedito
01-09-2020
Fontcouverte (1875) – Refuge Chardonnet (2235) – Lac Chardonnet (2225) – Lac Chatelard (2305) – Crete Chatelard (2430 – 2825) - Point du Demi (2825) – Pointe Ulysse (2790) – Crete du Chardonnet (2720) – Col Chardonnet (2650) – Lacs de la Mine (2645) – Lago senza nome (2595) – Chalets du Queyrellin (2005) – Fontcouverte (1875).
16,3 Km. circa.
1200 m. circa.
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Pointe du Demi e Crete Chardonnet anello da Fontcouverte


Principesse in fuga - Finisce sempre così quando vado da solo in montagna. Eppure la gita l’ho scelta con cura e sono sicuro sarà interessante, eppure il percorso l’ho studiato per bene, e ho persino la traccia GPS. Sarà che sono sempre stato insofferente alle regole, alle mode, a dire e a fare quello che la gente si aspetta da me. La mia specialità è sempre stata andare fuori tema, e fuori sentiero. E ormai lo so che la bellezza non si trova solo sui sentieri segnati, la natura sa nascondere assai bene i suoi tesori, che forse dobbiamo meritarceli credendo sempre che fare un passo in più non è mai inutile. E così ieri sono partito per salire La Pointe de La Mine e vedere i laghi della Casse Blanche, ma se il punto di partenza è rimasto quello progettato, tutto il resto è cambiato strada facendo. E’ bastato scorgere lassù, in lontananza, delle aguzze guglie di roccia, che, come le mura di un castello incantato, mi hanno attirato irresistibilmente, forse per vedere se c’era una principessa da salvare… Ma purtroppo la principessa non c’è. E’ forse scappata lungo i merli di questa lunga cresta turrita? E’ forse rimasta imprigionata nelle paludi incantate che mi pare di vedere laggiù in fondo? O rischia di annegare cercando di attraversare il lago che sicuramente quel dosso mi cela alla vista? Non resta che andare quindi, anche se il progetto abbandonato sembra bello come non mai, è più forte il richiamo dell’ignoto, dell’avventura, della scoperta, della libertà in definitiva… Tirando le somme: 4 vette salite, ma non quella progettata. Oltre 4 Km di creste turrite percorsi. 4 paludi incantate esplorate. 7 Laghi scandagliati, ma non i due in programma. 517 foto fatte. Solo nessuna traccia della principessa purtroppo, dovrò cercarla ancora, e ancora, e ancora…