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Fort Carra e Pointes de la Cote de l’Ane anello da Valloar

Fort Carra e Pointes de la Cote de l’Ane anello da Valloar

Percorso Inedito
23-09-2009
Valloar (1930) - Refuge des Gialorgues (2185) - Lacs de Gialorgues - Col de la Roche Trouèe (2565) - Pointe de la Cote de l'Ane Ouest (2903) – Pointe de la Cote de l’Ane Est (2914) - Fort Carra – (2880) - Breche Fort Carra (2840) – Valloar (1930).
13,4 Km. circa.
1200 m. circa.
Em e soundofsilence.
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E, per escursionisti medi fino al Col de la Roche Trouèe, EE, per escursionisti esperti, la salita alle due vette de la Cote de l’Ane, senza sentiero e ripide, ma niente di difficile. F+ (alpinistico facile superiore) la salita a Fort Carra, che avviene tramite passaggi di arrampicata tra il II ed il III grado, ma mai esposti. EE poi anche la discesa dalla Breche di Fort Carra, su ghiaione molto ripido e scivoloso. Tutto il resto E.
da Genova Autostrada A10 fino a Savona, quindi Savona-Torino fino a Mondovì. Da qui si prosegue per Cuneo e quindi Borgo San Dalmazzo, dove si prende a destra per il Colle della Maddalena. Si superano Demonte e quindi Vinadio e poco dopo quest’ultimo si gira a sinistra per il Colle della Lombarda. Superato il Colle per la stretta strada si scende quindi a Isola 2000 e, quindi, da Isola, attraverso una carreggiata più larga, ma più tortuosa, si prosegue per Saint-Etienne-de-Tineè, dove prendiamo a sinistra per Saint-Dalmas-le-Selvage. A Saint-Dalmas imbocchiamo a sinistra la sterrata per il Refuge de Gialorgues, che percorriamo per 5 Km. circa fino al primo tornante dove parcheggiamo.
dal parcheggio continuiamo sulla sterrata e in meno di 300 metri arriviamo ad una biforcazione della strada, al limitare di un bosco; qui prendiamo a sinistra entrando nel bosco e, dopo pochi metri, lasciamo la sterrata per prendere a destra il sentiero per il Refuge des Gialorgues. Più avanti il sentiero si biforca, ma le due tracce corrono parallele ed è indifferente prendere l’una o l’altra, in quanto poi si riuniscono poco prima del Rifugio. Giunti al Rifugio lasciamo la traccia segnata (che continua per il Col des Gialorgues) e prendiamo a destra senza traccia (direzione ovest). In circa 500 metri arriviamo quindi ad una zona acquitrinosa, da dove ci dirigiamo verso sinistra (sud), giungendo in breve al primo lago. Dal primo lago incominciamo a trovare qualche ometto e qualche vaga traccia, con i quali continuiamo verso nord-ovest per raggiungere i successivi due laghi. Giunti al terzo lago, dalla sponda sud ci dirigiamo verso ovest al sovrastante ed evidente Col de la Roche Trouèe. qui la già vaga traccia sparisce del tutto ed occorre guardarsi un po’ in giro per trovare la miglior via di discesa sul versante opposto. La discesa avviene su una scomoda, ma non difficile pietraia, e, a patto d’aver individuato la via giusta, dopo poco compaiono gli ometti a guidare il cammino che in duecento metri di distanza e 100 di dislivello portano ad incrociare il sentiero che sale dalla Cabane della Sanguiniere. Il sentiero traversa in orizzontale ed è quindi difficile mancarlo, tanto più che, in questo tratto, è una vera e propria autostrada larga più di un metro e lastricata con mirabile lavoro. Raggiunto il predetto sentiero lo si prende verso destra (nord) e lo si segue per circa 700 metri scendendo verso valle (ma si scende veramente poco) fino ad incontrare una evidente deviazione in salita sulla destra che occorre imboccare. Il sentiero sale molto lentamente e senza difficoltà verso la Pointe du Trou de l’Ane che dovrebbe essere la nostra prima vetta della giornata (ne abbiamo in programma 3). Ormai giunti sotto la vetta stiamo quasi per abbandonare il sentiero e salire per vaghe tracce, ma, consultato il GPS, vedo che la deviazione ufficiale è più avanti e decidiamo di proseguire. Proseguendo e riproseguendo però la deviazione non la vediamo e continuiamo invece sull’evidente traccia che si dirige verso la Pointe de la Cote de l’Ane nell’errata convinzione che la prima delle due cime di quest’ultima vetta sia invece la Pointe du Trou de l’Ane (che per chi non mastica il francese e, a scanso di equivoci, si traduce Punta del Buco dell’Asino e non del Mulo, come qualcuno potrebbe pensare…). Si giunge così in vetta alla Pointe Est de la Cote de l’Ane, dalla quale scendiamo poi dirigendoci verso la vetta principale (Pointe Ouest de la Cote de l’Ane), che in breve raggiungiamo. Scendiamo quindi brevemente dalla vetta e traversiamo subito sulla cresta verso est, sempre guidati da ometti, verso la Breche di Fort Carra, nostra prossima meta. La discesa verso la Breche offre panorami sempre più splendidi su Fort Carra visto di spigolo, ma che dalla Breche vera e propria non sono più godibili perché ci si trova troppo sotto alla parete est della cima in questione. Dalla Pointe de l’Ane alla Breche ci vogliono circa 20 minuti di discesa, dovuti anche al terreno un po’ impervio, ma mai particolarmente difficile, problema principale è, semmai, individuare la miglior strada di discesa e/o seguire gli ometti non sempre individuabili facilmente, ma con un minimo di attenzione ed esperienza non ci sono problemi. Dalla Breche si può andare in 4 direzioni: quella da cui arriviamo (ovest), verso Fort Carra (nord-est) e 2 opposte vie per tornare a Valloar: verso nord attraverso il Trou de l’Ane (un canalone di sfasciumi sicuramente percorribile) e verso est scendendo per prati alla piana del Rifugio Gialorgues. Noi andiamo verso Fort Carra, ma commettiamo subito l’errore di mantenerci leggermente sotto il filo di cresta e ci troviamo su un terreno infido e pericolante, risaliamo quindi subito, portandoci immediatamente sotto la parete nord di Fort Carra; bisogna quindi fare attenzione dalla Breche e portarsi subito in cresta e non passare sotto come suggerirebbe una vaga traccia, all’uopo abbiamo aggiunto un ometto, sperando sia più visibile di quelli già presenti… La salita a Fort Carra si effettua costeggiando prima la parete nord fino a circa metà della stessa e, poi, aiutati da frecce blu per individuare il percorso migliore, scavalcando 5-6 gradoni di roccia, intervallati dal percorso sulle cenge da questi formate per cercare il miglior punto di passaggio. La salita che in tutto copre appena una ventina di metri di dislivello, grazie ai gradoni, non è mai particolarmente esposta, presenta però passaggi sicuramente di 2° grado e, forse, anche qualcosina in più; da tenere presenta anche il terreno decisamente infido: la roccia è sempre meno solida di quello che sembra e dove non c’è roccia vi sono sfasciumi che, anch’essi, pur sembrando anche abbastanza compatti, hanno invece la strana tendenza di cedere improvvisamente e crollare giù… Forse senza neve e con il terreno asciutto ci sarebbero stati meno problemi, ma non ne abbiamo la controprova… Giungiamo quindi sulla terrazza di vetta, caratterizzata da ‘funghi rocciosi’ e cataste di blocchi regolari che la rendono ancor più particolare, senza parlare poi degli altissimi ometti di pietra ‘artistici’ costruiti sopra le bizzarre formazioni rocciose, per poi riscendere alla Breche, dalla quale decidiamo di intraprendere la via del ritorno attraverso quella che sembra la via più semplice, se non la più breve. Scendiamo quindi verso est e verso la piana dei Gialorgues. Il canale di discesa si biforca subito e bisogna seguire, guidati dagli ometti, quello di sinistra che presenta subito un breve tratto su roccia che termina con un passo leggermente più impegnativo (qualcuno parla anche qua di 2° grado) se affrontato con tecnica alpinistica, ma che, invece, affrontato con tecnica da bambini sullo scivolo dei giardinetti non crea alcun problema, data anche l’assoluta mancanza di esposizione… Scendiamo quindi verso la piana dei Gialorgues su pendio ghiaioso misto ad erba che non dà molta cercando di dirigerci verso valle nel punto più conveniente per evitare la vasta pietraia che abbiamo a destra sul fondovalle. Riusciremo in effetti nell’intento e, tenendoci abbastanza al centro del pendio, riusciremo, in fondo, a ritrovare una chiara traccia ‘omettata’ che, in breve ci riporta sul sentiero percorso all’andata, circa 800 metri più a valle del Rifugio. Da qui torniamo alla macchina sui nostri passi.
posto veramente stupefacente per le cime irreali, e spettacolari, che ci ha permesso di salire, già il nome di Fort Carra fa in effetti capire la particolarità del posto, che sembra appunto qualcosa di innaturale, come se fosse stato costruito dall’uomo. E’ invece tutta natura, nella sua veste più splendida, meravigliose le vette, il Col de la Roche Trouèe, che anch’esso sembra sfidare le leggi della natura, nonché i laghi. Peccato soltanto di aver mancato la prima vetta, la Pointe du Trou de l’Ane, ma spero di tornarci per poter rimediare all’errore.
Percorso Inedito
23-09-2009
Valloar (1930) - Refuge des Gialorgues (2185) - Lacs de Gialorgues - Col de la Roche Trouèe (2565) - Pointe de la Cote de l'Ane Ouest (2903) – Pointe de la Cote de l’Ane Est (2914) - Fort Carra – (2880) - Breche Fort Carra (2840) – Valloar (1930).
13,4 Km. circa.
1200 m. circa.
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Fort Carra e Pointes de la Cote de l’Ane anello da Valloar


Partenza da Genova – Corso de Stefanis alle 5, percorso in autostrada fino a Mondovì e quindi in Francia attraverso il Colle della Lombarda per arrivare a Saint-Dalmas-le-Selvage intorno alle 9. Da Saint-Dalmas (quota 1500) occorre fare 5 Km di sterrata per guadagnare 450m di quota che sicuramente vengono bene, data la lunghezza della gita. La sterrata non è però in buone condizioni e ci fa perdere quasi mezz’ora di tempo, però offre un gran bel panorama, purtroppo non più visibile dal susseguente sentiero, su Bec du Chateau, Fort Carra e Pointe de la Cote de l’Ane, che, da qua si mostrano in tutta la loro stupefacente verticalità e imponenza. Noi abbiamo parcheggiato in corrispondenza del primo tornante, a quota 1950, un duecento metri prima che la sterrata si biforchi. Il posto per parcheggiare non è molto, ma si può proseguire fino al cartello d’inizio sentiero e rimediare qualche altro parcheggio. Alla sopraccitata biforcazione si prende a sinistra e, dopo pochissimo, si stacca sulla destra un sentiero segnalato da un cartello che indica 1,30 al Refuge de Gialorgues. Noi ci metteremo, invece 45 minuti: Il Rifugio, incustodito, sorge in una bellissima e rilassante piana prativa a 2280 metri di quota, sormontata dalla imponente muraglia di Fort Carra. Da qui in poi il sentiero sarà un po’ da inventare: occorre infatti lasciare la traccia segnata che continua per il Col de Gialorgues per girare, perpendicolarmente rispetto al sentiero segnato, a destra (ovest), verso i 3 laghi Gialorgues. Cercando con un po’ di impegno si riesce a trovare anche qualche ometto di pietra e, proseguendo, si riesce ad individuare anche una traccia abbastanza evidente. Si arriva a una zona acquitrinosa dove conviene, ma non è obbligatorio, seguire una traccia (ometti) sulla sinistra che porta in breve al primo dei Laghi di Gialorgues, che, proseguendo dritti si salta (ed è un peccato…). I 3 laghi, uno sopra all’altro sono resi unici dalla particolarità delle cime che vi si specchiano e dalle bizzarre rocce del Col della Roche Troueè, verso il quale occorre dirigersi decisamente partendo dalla sponda sud del 3° lago, sempre aiutati da una vaga traccia. Salendo si evidenziano le belle sfumature di colore dei 3 laghi con il Monviso che spunta sullo sfondo. Alle 11,30, dopo due ore di cammino e 100 foto siamo al Colle della Roche Troueé (2583): qui la già vaga traccia sparisce del tutto ed occorre guardarsi un po’ in giro per trovare la miglior via di discesa sul versante opposto. La discesa avviene su una scomoda, ma non difficile pietraia, e, a patto d’aver individuato la via giusta, dopo poco compaiono gli ometti a guidare il cammino che in duecento metri di distanza e 100 di dislivello portano ad incrociare il sentiero che sale dalla Cabane della Sanguiniere. Il sentiero traversa in orizzontale ed è quindi difficile mancarlo, tanto più che, in questo tratto, è una vera e propria autostrada larga più di un metro e lastricata con mirabile lavoro. Raggiunto il predetto sentiero lo si prende verso destra (nord) e lo si segue per circa 700 metri scendendo verso valle (ma si scende veramente poco) fino ad incontrare una evidente deviazione in salita sulla destra che occorre imboccare. Il sentiero sale molto lentamente e senza difficoltà verso la Pointe du Trou de l’Ane che dovrebbe essere la nostra prima vetta della giornata (ne abbiamo in programma 3). Ormai giunti sotto la vetta stiamo quasi per abbandonare il sentiero e salire per vaghe tracce, ma, consultato il GPS, vedo che la deviazione ufficiale è più avanti e decidiamo di proseguire. Proseguendo e riproseguendo però la deviazione non la vediamo e continuiamo invece sull’evidente traccia che si dirige verso la Pointe de la Cote de l’Ane nell’errata convinzione che la prima delle due cime di quest’ultima vetta sia invece la Pointe du Trou de l’Ane (che per chi non mastica il francese e, a scanso di equivoci, si traduce Punta del Buco dell’Asino e non del Mulo, come qualcuno potrebbe pensare…). Così facendo alle 13 siamo in vetta ai 2903 metri della cima minore della Pointe de la Cote dell’Ane. Panorama ampio e vario, ma vista sulle cime vicine non del tutto soddisfacente: soprattutto Fort Carra non si mostra certo dal suo lato migliore… Dalla vetta ci rendiamo conto dell’errore, ma tornare indietro per salire la Pointe du Trou non ci sembra valga la pena: probabilmente il panorama sarebbe ancora più ristretto e coperto dalla vetta su cui siamo in cima… La nostra attenzione quindi è rivolta alla cima principale della Cote de l’Ane e a Fort Carra , il cui versante nord, proprio quello da cui passa la via di salita, è preoccupantemente chiazzato di neve…Scendere dalla prima vetta e salire alla principale è un attimo (15 minuti circa, siamo in vetta intorno alle 14) e non presenta difficoltà. Tra le 2 cime osserviamo 2 canaloni di sfasciumi, dei quali il secondo sembra percorribile come possibile via di ritorno che conduce prima in fondo al Trou dell’Ane (Ampio circo glaciale) e, quindi, sulla parte iniziale del sentiero di andata. La vetta principale della Pointe de la Cote de l’Ane (2916) ci dà sicuramente maggiore soddisfazione, dalla bella terrazza di vetta, che precipita in modo impressionante e assolutamente verticale verso nord, Fort Carra comincia a prendere corpo e anche le verticali stratificazioni della cima secondaria della Cote e quelle della Pointe du Trou fanno la loro bella figura e, sporgendosi un poco verso est, bella vista anche sui laghi multicolori dominati dalla Cresta Kerbrat-Metge. Dopo una breve sosta, data anche l’ora (14,20) che si sta facendo, scendiamo brevemente dalla vetta e traversiamo subito sulla cresta verso est sempre guidati da ometti verso la Breche di Fort Carra, nostra prossima meta. La discesa verso la Breche offre panorami sempre più splendidi su Fort Carra visto di spigolo, ma che dalla Breche vera e propria non sono più godibili perché ci si trova troppo sotto alla parete est della cima in questione. Dalla Pointe de l’Ane alla Breche ci vogliono circa 20 minuti di discesa, dovuti anche al terreno un po’ impervio, ma mai particolarmente difficile (si resta sempre su difficoltà di livello EE), problema principale è, semmai, individuare la miglior strada di discesa e/o seguire gli ometti non sempre individuabili facilmente, ma con un minimo di attenzione e esperienza non ci sono problemi. Dalla Breche si può andare in 4 direzioni: quella percorsa da noi (ovest), verso Fort Carra (nord-est) e 2 opposte vie per tornare a Valloar: verso nord attraverso il già citato Trou de l’Ane (per un canalone di sfasciumi sicuramente percorribile, perché alla Breche incontriamo 2 francesi che di lì sono saliti, nonostante una buona presenza di neve) e verso est scendendo per prati alla piana del Rifugio Gialorgues. Noi andiamo verso Fort Carra, ma commettiamo subito l’errore di mantenerci leggermente sotto il filo di cresta e ci troviamo su un terreno infido e pericolante, risaliamo quindi subito, portandoci immediatamente sotto la parete nord di Fort Carra; bisogna quindi fare attenzione dalla Breche e portarsi subito in cresta e non passare sotto come suggerirebbe una vaga traccia, all’uopo abbiamo aggiunto un ometto, sperando sia più visibile di quelli già presenti… La salita a Fort Carra si effettua costeggiando prima la parete nord fino a circa metà della stessa e, poi, aiutati da frecce blu per individuare il percorso migliore (ma soprattutto in alto, anche altri sono possibili), scavalcando 5-6 gradoni di roccia, intervallati dal percorso sulle cengie da questi formate per cercare il miglior punto di passaggio. La salita che in tutto copre appena una ventina di metri di dislivello, grazie ai gradoni, non è mai particolarmente esposta, presenta però passaggi sicuramente di 2° grado e, forse, anche qualcosina in più ed è valutabile come un F+; da tenere presenta anche il terreno decisamente infido: la roccia è sempre meno solida di quello che sembra e dove non c’è roccia vi sono sfasciumi che, anch’essi, pur sembrando anche abbastanza compatti, hanno invece la strana tendenza di cedere improvvisamente e crollare giù… Forse senza neve e con il terreno asciutto ci sarebbero stati meno problemi, ma non ne abbiamo la controprova… Siamo in vetta alle 15, dopo circa 20 minuti di salita: la terrazza di vetta è bellissima e caratterizzata da ‘funghi rocciosi’ e cataste di blocchi regolari che la rendono ancor più particolare, senza parlare poi degli altissimi ometti di pietra ‘artistici’ costruiti sopra le bizzarre formazioni rocciose, quasi ad esaltarle ancora di più… Alle 15,10 riscendiamo e in altri 20 minuti siamo nuovamente alla Breche, dalla quale decidiamo di intraprendere la via del ritorno attraverso quella che sembra la via più semplice, se non la più breve. Scendiamo quindi verso est e verso la piana dei Gialorgues. Il canale di discesa si biforca subito e bisogna seguire, guidati dagli ometti, quello di sinistra che presenta subito un breve tratto su roccia che termina con un passo leggermente più impegnativo (qualcuno parla anche qua di 2° grado) se affrontato con tecnica alpinistica, ma che, invece, affrontato con tecnica da bambini sullo scivolo dei giardinetti non crea alcun problema, data anche l’assoluta mancanza di esposizione… Dimostrata quindi la nostra tecnica (di scivolamento, s’intende…) ci troviamo subito su ampi e ripidi simil-prati (in effetti l’erba non è poi molta…) che scendono verso la piana dei Gialorgues. Da qui in poi gli ometti non li seguiamo né vediamo più, cerchiamo solo di dirigerci verso valle nel punto più conveniente per evitare la vasta pietraia che abbiamo a destra sul fondovalle. Riusciremo in effetti nell’intento e tenendoci abbastanza al centro del pendio riusciremo, in fondo, a ritrovare una chiara traccia ‘omettata’ che, in breve (alle 16,15 in circa 45 minuti di discesa, comprese numerose foto voltandosi indietro ad ammirare ancora la sovrastante muraglia di Fort Carra) ci riporta sul sentiero percorso all’andata, circa 800 metri più a valle del Rifugio. Da qui in meno di mezz’ora ritorniamo alla macchina. Un discorso a parte merita il pendio di discesa che abbiamo percorso dalla Breche: anche qui il terreno, pur in parte erboso, è infido e si muove sotto i piedi anche stando fermi, mentre, muovendosi, non può essere percorso in agilità come pietraie di ugual pendenza, perché non vi è possibilità di frenare… Noi però l’abbiamo fatto lo stesso e siamo caduti, complessivamente, 3 volte e molte di più abbiamo rischiato…