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Cime Pelousette e Tete Carrée anello per Salso Moreno da Camp des Fourches

Cime Pelousette e Tete Carrée anello per Salso Moreno da Camp des Fou...

Percorso Inedito
29-09-2010
Camp des Fourches (2255) - Cime de Pelousette (2757) - Pas de la Petite Cavale (2775) - Tete Carrée (2865) - Pas de la Cavale (2671) - Col des Fourches (2262) - Camp des Fourches (2255).
13,5 Km.
1100 m. circa; 500 dalla partenza alla Cime de Pelousette, 300 per salire al passo della Petite Cavale, 200 per risalire, al ritorno, il Col des Fourches e altri 100 in vari saliscendi.
Em, Lusciandro, Maury76 e Soundofsilence.
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E, per escursionisti medi, dal Camp des Fourches a la Cime de Pelousette e dal Pas de la Cavale al Camp des Fourches. La parte centrale, invece, dalla Cime de Pelousette al Pas de la Cavale è sicuramente tutta EE, per escursionisti esperti, si tratta infatti di un percorso a tratti senza sentiero e in alcuni punti ripido ed un poco esposto; questo pezzo necessita di un certo qual senso dell’orientamento, ma in presenza di bel tempo non vi sono problemi, dovendosi in pratica, con le necessarie deviazioni dovute dall’impraticabilità escursionistica di certi punti, seguire il filo di cresta. A parte la questione orientamento si incontrano alcuni punti un poco più delicati nell’attraversamento sotto il Bonnet Carré, dove è bene fare attenzione a scegliere il percorso giusto, o scendere parecchio più in basso, e nella discesa della Tete Carrée, assai ripida, seppur non difficile. La salita al Passo de la Petite Cavale è molto ripida nel tratto finale, ma richiede solo un buon allenamento e non presenta difficoltà tecniche, né particolare attenzione. La salita alla Tete Carrée senza neve, probabilmente, non presenta alcuna difficoltà, ma nelle condizioni in cui l’abbiamo affrontata noi (qualche cm di neve), almeno per il percorso che abbiamo seguito (non giurerei sia integralmente il sentiero) è assai delicata e pericolosa, almeno per me: ho trovato, in effetti, 2 punti che avrei volentieri evitato, in cui scivolare sarebbe stato quantomeno pericoloso e non mi sembrava così impossibile che potesse succedere… I miei compagni di escursione non si sono fatti altrettanti problemi, quindi, probabilmente, sarò io imbranato, ma è certo che se fossi stato da solo sarei tornato indietro…
Autostrada A10 fino a Savona, quindi Savona-Torino fino a Mondovì. Da qui si prosegue per Cuneo e quindi Borgo San Dalmazzo, dove si prende a destra per il Colle della Maddalena. Si superano Demonte e quindi Vinadio e poco dopo quest’ultimo si gira a sinistra per il Colle della Lombarda. Superato il Colle per la stretta strada si scende quindi a Isola 2000 e, quindi, da Isola attraverso una carreggiata più larga, ma più tortuosa, si prosegue per Saint-Etienne-de-Tineè; superata anche questa località si prosegue sempre dritti sulla strada del Col de la Bonnette fino ai ruderi di un paesino in località Camp des Fourches, dove si parcheggia. Da Genova si impiegano circa 250 Km e 4 ore.
Si prende la strada sterrata all’inizio del paesino (pannelli indicatori presenti) e si piega subito a destra (ampio parcheggio che si può utilizzare al posto dello slargo sulla strada subito prima del paese abbandonato). Dopo poco più di 100 metri di cammino si incontra un bivio (non segnalato) e si prende a sinistra, lasciando il sentiero principale e segnato che servirà per il ritorno. La traccia porta fino alla cresta tra la Cime de Pelousette e quella del Tourillon, sormontata da un fungo di pietra. Qui seguendo la cresta verso sinistra si raggiunge in breve la cima, dove si trovano i ruderi di un forte. Si torna quindi indietro e si segue la cresta dirigendosi verso il Tourillon e il suo bel fungo di roccia in cima. Dalla cima del Tourillon si scende lungo la cresta verso il Bonnet Carré, mantenendosi a sud dello stesso. Per continuare occorre traversare sotto il Bonnet Carré, individuando il miglior punto per passare e giungere al colle sottostante. Noi ci siamo tenuti alti, appena sotto le pareti rocciose, e abbiamo trovato un buon punto per scendere al predetto colle, dovendo però zigzagare un po’ per evitare alcuni salti di roccia, forse scendendo decisamente più in basso si evita qualsiasi problema… Volendo si può anche scalare il Bonnet Carré (ometti di pietra indicano la via) ma, essendo tardi, abbiamo preferito evitare una salita, che, pur breve, è impegnativa (un passaggio di III, chiodo in loco, almeno così abbiamo letto..) e necessita, almeno in discesa, dell’uso di corda e imbragatura. Scesi al colle sotto il Bonnet Carré si abbandona il filo di cresta per scendere verso la conca del Lac della Pelouse (non troppo distante da non valere una visita quando c’è, ma noi l’abbiamo trovato praticamente vuoto…) fino ad incrociare un sentiero che traversa in orizzontale e si dirige verso il visibile passo della Petite Cavale. Dal Passo si sale a destra su una traccia che raggiunge la vetta della Tete Carrée. Dalla Tete Carreé si continua in cresta verso sud fino a giungere, in discesa, dopo circa 200 metri, sulla Cime du Mul, dove la cresta piega verso est. Si segue quindi la cresta verso est imboccando un evidente sentierino in piano che traversa poco sotto detta cresta fino a giungere, 200 metri circa prima del Pas de la Cavale, ad un salto di roccia, dove il sentiero, segnalato anche da ometti, piega a sinistra e scende un poco per evitare il risalto roccioso e torna subito dopo sul filo per giungere in breve al Passo. Dal Passo si segue il sentiero segnato (Gr5 – Grand Randonnée 5) in direzione sud attraversando la bellissima zona denominata Salse Moreno, per giungere quindi al Col des Fourches e, in breve, alla macchina.
Giro veramente molto bello che non annoia mai. Salendo alla Pelousette bellissima vista sulle Roubines Negres e i crateri del Salse Moreno, ma anche sul più distante Fort Carra. Dalla Cima bella vista anche sugli Chambeyron, il gruppo del Tenibres e la Tete de Siguret, ma non è certo il panorama di vetta il meglio di questa gita… Magnifico poi il fungo di roccia sul Tourillon e il Bonnet Carré visto dal versante nord, un vero peccato per il Lago della Pelouse asciutto, perché con il Bonnet Carrè avrebbe completato un quadro unico… Dalla Tete Carrée il panorama è decisamente più vasto e meritevole con Monviso Oronaye, gruppo Tenibres, Argentera, Matto e Chambeyron, ma anche il magnifico lago del Lauzanier e gli altri laghi che gli fanno da contorno. Scendendo poi sono meravigliosi gli scorci sui laghetti dell’Agnel e i crateri del Salse Moreno, che si ha poi la soddisfazione di ammirare da vicino col Gr5, che offre veramente un panorama da favola tra profondi crateri laghetti iridescenti e i meravigliosi solchi delle Roubines negres… Peccato soltanto per il laghetto azzurro dei Lacs d’Agnel che non aveva più il magnifico colore (stile Sorapiss) osservato a Luglio dalla Rocca 3 Vescovi, ma è certamente un ulteriore motivo per tornare qui l’estate prossima…
Percorso Inedito
29-09-2010
Camp des Fourches (2255) - Cime de Pelousette (2757) - Pas de la Petite Cavale (2775) - Tete Carrée (2865) - Pas de la Cavale (2671) - Col des Fourches (2262) - Camp des Fourches (2255).
13,5 Km.
1100 m. circa; 500 dalla partenza alla Cime de Pelousette, 300 per salire al passo della Petite Cavale, 200 per risalire, al ritorno, il Col des Fourches e altri 100 in vari saliscendi.
Em, Lusciandro, Maury76 e Soundofsilence.
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Cime Pelousette e Tete Carrée anello per Salso Moreno da Camp des Fourches


Spesso la gente non riesce a discernere da sola quale sia il proprio bene e ha bisogno di spiriti illuminati che la guidino verso le impervie lunghe e faticose vie della gioia… Così Lusciandro e Maury76 non sarebbero mai venuti qui se non avessero incontrato una guida folgorata (o fulminata?) dall’incanto di luoghi remoti e inaccessibili e chissà per quanto avrebbero rimpianto di non aver vissuto i lunghi tornanti della Lombarda e il fremente periodo dell’attesa (solo 5 ore dopotutto…) che sconvolge le viscere (di Lusciandro) nell’ansia di bellezza che attanaglia le rapite menti… Ma uno spirito illuminato non ha bisogno di ringraziamenti, è già felice di guidare spiriti abbrutiti verso l’elevazione, questo almeno è subito chiaro anche alle menti ottenebrate dalla bassezza umana di Maury Lusciandro e Enrico che non ci pensano minimamente a ringraziarmi, dopo le sole 5 ore di viaggio e 5 fermate per nausea che li hanno portati sulle soglie del paradiso… Invitato quindi Lusciandro a liberarsi dell’ulteriore fardello di lordume umano che impedisce al suo spirito di librarsi leggero verso la beatitudine, lo spirito guida riparte trepidante verso l’empireo… Descrivere poi ciò che vedemmo colà, non si può con parole umane, basti però pensare che il buon Maury non si lamenterà neanche una volta in tutto il giorno (miracolo!), che il povero Lusciandro svolazzerà felice per tutto il percorso proprio come un palloncino a cui è stato sciolto il nodo che impediva all’elio di uscire e così sarà Lusciandro, con l’unica trascurabile differenza che non si tratterà di elio… Infine Enrico desideroso di solitario ascetismo si terrà più volte lontano e in più spirabil aere… Anche uno spirito guida ha però momenti di umanità e prova orgoglio e soddisfazione nel vedere i risultati della sua opera: non è senza commozione che, così, trascorre il viaggio di ritorno ascoltando Maury decantare le lodi del Rosario (Dawson), mentre Lusciandro inizia un periodo di ascetico digiuno, concedendosi solo 3 miseri panini con la coppa e Enrico, ammirato da tanta elevazione, rimane senza parole a meditare a occhi chiusi…