Il messaggio è stato inoltrato correttamente!


 - 

Rocca la Meja per la via della Finestra e Becco Nero da Caserme Bandia

Rocca la Meja per la via della Finestra e Becco Nero da Caserme Bandia...

Percorso Inedito
21-08-2009
Caserme Bandia (2420) – Colle d’Ancoccia (2445) – Lago della Meja (2480) – Becco Nero (2640) – Lago della Meja (2480) – Finestra della Meja (2800) – Rocca la Meja (2830) - Colle d’Ancoccia (2445) - Caserme Bandia (2420).
7,5 Km. circa.
800 m. circa.
Soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
Leggi il racconto
EE, per escursionisti esperti, tutta la salita alla Meja, sia il canalino che il tratto precedente, F (alpinistico facile) la salita alla Meja dalla finestra. Tutto il resto E, per escursionisti medi, non ricordo difficoltà neanche sul Becco Nero.
Da Genova a Savona con l’A10, quindi con la Savona-Torino fino a Mondovì. Da Mondovì si segue per Cuneo e, poco prima di entrarvi, si svolta a sinistra per Borgo San Dalmazzo. A Borgo San Dalmazzo si prende a destra per Demonte, dove si arriva dopo una quindicina di Km. Poche centinaia di metri dopo il centro di Demonte si trova la deviazione a destra per la Val d’Arma (segnalata) e la si imbocca, proseguendo dritti fino al Colle Valcavera. Al Colle si prosegue ancora dritti in discesa e dopo pochi metri su sterrata per poco più di un Km fino a giungere in località Caserme Bandia, riconoscibile per le omonime costruzioni, dove si parcheggia.
Dalle caserme non vi è una vera e propria traccia per il Colle d’Ancoccia, ci si dirige così per prati verso nord-ovest, perpendicolarmente alla sterrata da cui si è venuti, puntando al passo tra il Becco Nero sulla sinistra e il Becco Grande sulla destra. Si giunge quindi a un laghetto e da qui si incomincia a seguire una traccia più marcata che porta al Colle. Dal Colle scendiamo quindi al Laghetto della Meja e, da qui, a sinistra sull’evidente sentiero che sale all’adiacente Becco Nero. Dal Becco Nero torniamo quindi al laghetto e da qui ci dirige verso il ghiaione alla base delle imponenti pareti della Meja. La traccia raggiunge quindi i predetti ghiaioni e li attraversa per poi svoltare a destra su una cengia alla base delle pareti verticali. La Cengia prosegue fino a quota 2700 dove si giunge a un colletto e si svolta a sinistra dentro all’evidente canalino della Meja. Si segue il canalino, si supera il punto attrezzato e immediatamente sopra a questo si può lasciare la via normale per prendere a destra (attenzione a tenersi più sulla destra possibile, se no vi è grave rischio di caduta pietre sugli escursionisti che seguono la via normale) per pochi metri ricongiungendosi così al sentiero alpinistico che proviene dal Colletto della Meja segnato con tacche rosse (la via normale è segnata in giallo); si svolta quindi a sinistra, appena sotto la cresta est, e subito si è di fronte alla bella finestra della Meja. Si prosegue quindi in salita sulla paretina sulla sinistra (sempre segni rossi) che, superata con attenzione, porta alle roccette sommitali della Meja. Per la discesa consiglierei poi di seguire la via normale, evitando di passare di nuovo per la finestra. Tornati così nei pressi del Laghetto della Meja torniamo sui nostri passi fino al parcheggio.
Rocca la Meja è sicuramente, se non la più bella, una delle più belle montagne di tutte le Alpi Cozie e la sua salita, nonché le viste che offre dal giro che abbiamo effettuato non possono deludere certo nessun escursionista. La magnifica Finestra poi è la ciliegina sulla torta e merita sicuramente una visita. Bellissima anche al salita al Becco Nero poi, che permette di vedere la Meja insieme al suo pittoresco laghetto. Unica pecca non aver notato il sentiero che sale direttamente al Becco Nero dal Colle dell’Ancoccia, avrebbe sicuramente regalato nuovi panorami ed evitato un avanti ed indietro.
Percorso Inedito
21-08-2009
Caserme Bandia (2420) – Colle d’Ancoccia (2445) – Lago della Meja (2480) – Becco Nero (2640) – Lago della Meja (2480) – Finestra della Meja (2800) – Rocca la Meja (2830) - Colle d’Ancoccia (2445) - Caserme Bandia (2420).
7,5 Km. circa.
800 m. circa.
Soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
Leggi il racconto
Torna all'escursione

Rocca la Meja per la via della Finestra e Becco Nero da Caserme Bandia


La prima e unica volta che sono andato alla Rocca la Meja sono rimasto affascinato da questa bellissima montagna pur appena intravista dal Lago e poi scomparsa nella nebbia per il resto della gita e ho sempre progettato di tornarci; oggi , finalmente, dopo tanti rinvii il progetto si è realizzato… D’altronde, ormai, le cose da vedere erano diventate tante, oltre al mancato panorama di vetta, si sono aggiunti la finestra nella roccia e il panorama dal Becco Nero, non potevo più rimandare… La decisione finale è comunque figlia di previsioni del tempo non del tutto ottimistiche, che prevedevano la possibilità di temporali pomeridiani sulle alpi: ho così accantonato l’idea della salita al Monte Matto o quella, che incomincia a fissarmisi nella mente, di salire a Fort Carra e ho scelto una gita più breve. In realtà il tempo sarà invece bello tutto il giorno, anzi al pomeriggio sarà pure più nitido, su tutte le alpi occidentali, almeno quelle che sono riuscito a vedere, ma non mi sono comunque pentito della scelta, visto che la gita riuscita esattamente come programmato, solo una piccola delusione perché nella finestra non c’era Scinty, come mi aspettavo dopo aver visto le foto di questo topic… Venendo ai fatti: Partenza alle 6,15 e arriva alle 9,15 al Colle Valcavera, dopo qualche indecisione decido di proseguire per la sterrata fino alle Caserme Bandia per abbreviare un poco il percorso. La sterrata è percorribile, pur con prudenza, senza grossi problemi e il parcheggio presso le caserme è ampio. Non ci sono però indicazioni né per la Rocca, né per il colle d’Ancoccia ma sia per prati, sia seguendo una traccia evidente che li attraversa, non è difficile, riconoscendo il colle tra il Becco Nero e il Becco Grande, giungervi in pochi minuti. Dal Colle d’Ancoccia scendo al lago sotto il sentiero e mi fermo per le foto nel timore che al ritorno il maltempo le possa rovinare. Sempre per questo timore, ma soprattutto perché non vedo nessuno dirigersi verso la Rocca e il salire da solo su un percorso di cui non ricordo bene le difficoltà mi intimorisce un po’, decido di temporeggiare e salire nel frattempo al Becco Nero. Decisione sicuramente doppiamente sbagliata: sia perché è più sicuro fare prima il difficile, sia perché sarebbe stato più logico, e meno faticoso, salire al Becco dal Colle d’Ancoccia, risparmiando quindi un po’ di dislivello e strada. Mentre salgo al Becco, naturalmente, incomincio a vedere gente dirigersi verso la Meja e cerco quindi di fare il prima possibile. Non sarà comunque sufficiente per raqggiungere nessuno, anche se dal Becco Nero alla cima della Rocca impiegherò circa 1 ora. La salita alla Rocca si rivelerà più semplice del previsto ed è stata, dall’ultima volta che vi sono salito, anche munita di catene nei punti più critici. Arrivato al passaggio chiave nel canalino mi chiedo come lo si possa definire di primo grado: per quanto ne so io (ma mi posso, anzi è probabile, sbagliare) nel primo grado le mani dovrebbero servire solo da equilibrio e non essere indispensabili per la progressione come in questo, seppur breve, passo, che, quindi, a me, sembra decisamente molto più un secondo grado, naturalmente senza contare la catena, che non saprei come inserire nella valutazione delle difficoltà alpinistiche. Superato il passaggio cerco subito di individuare il sentiero per la finestra che da qui dovrebbe partire: una traccia poco evidente immediatamente sulla destra mi sembra faccia al caso mio e ciò mi viene confermato poco dopo da tacche rosse che segnano la strada e sembrano comparire improvvisamente dal nulla; dopo poco sono senza difficoltà alla finestra: è veramente bella, anche senza la Scinty… Le tacche rosse continuano verso la vetta e decido di seguirle, mi trovo però di fronte a un passaggio quasi verticale ed esposto e, quel che è peggio, non si capisce se dopo questo si debba continuare sulla sinistra ancora più in verticale o, come spero, sulla destra su una cengia che più immagino che vedo… Ormai in vetta non c’è più nessuno, ho visto tutti tornare, e l’essere da solo non mi rendo certo più coraggioso, ma, ormai ci sono, e, ripromettendomi di non passarci più in discesa, provo a salire; per fortuna la cengia sulla destra c’è davvero e arrivo in vetta facilmente. Qui, per tranquillizzarmi, dopo aver osato troppo, cerco subito la via normale di discesa: mi è presa la paura di non riuscire a trovarla quando mi toccherà ridiscendere: che strani scherzi fa la solitudine… Seppur non al primo tentativo riuscirò anche in questa impresa… Il panorama dalla vetta è bello, ma, tutto sommato, preferisco quello dal Becco Nero, dove si vede anche la Meja… Dalla cima, poco sotto, si nota un’altra finestra nella roccia e si vedono 3 laghi: i 2 (uno prima del Colle d’Ancoccia e molto carino) incontrati nella salita e uno a nord di cui vorrei sapere il nome. Al ritorno mi soffermo nel canalino per cercare di capire dove Ramingo e gli altri Quotazerini hanno cercato di salire alla finestra rinunciandovi (constatare che anche gli altri, ogni tanto, rinunciano o hanno paura è una buona medicina per convincermi che, qualche volta, posso fingermi alpinista, sempre solo se strettamente necessario, anch’io….) all’andata: un evidente canalino, in effetti, occhieggia su uno spicchio della finestra in questione. A vederlo dal basso e sapendo di non doverlo fare, non mi sembra così difficile e, oserei dire, che mi sentirei di provarlo, mi sembra, in effetti, più difficile sia il salto armato di catene nel canalino della via normale, che il passaggio affrontato in salita sopra la finestra… Saranno illusioni di un alpinista di fondovalle, ma il pensiero mi dà la forza di scendere il canalino senza usare le catene, oltre che riempirmi di fiducia nelle mie, comunque sempre scarse, qualità di scalatore.