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Catinaccio d’Antermoia e Passo Valbona da Gardeccia

Catinaccio d’Antermoia e Passo Valbona da Gardeccia

Percorso Inedito
08-08-2010
Gardeccia (1949) – Passo Principe (2601) – Catinaccio d’Antermoia (3004) – Passo Principe (2601) – Passo Valbona (2630) – Gardeccia (1949).
11 Km. circa.
1200 m. circa.
Andrea e soundofsilence.
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T, per turisti, da Gardeccia al Rifugio Vajolet, E, per escursionisti medi, dal Vajolet al Passo Principe, EE(A) – escursionisti esperti con attrezzatura - dal passo al Catinaccio d’Antermoia, con la A tra parentesi perché l’imbragatura non è che sia strettamente necessaria, in effetti, in discesa non l’abbiamo usata. La salita al Passo Valbona la classificherei EE (per escursionisti esperti): anche se si sale senza traccia e il ghiaione è molto ripido si possono comunque scegliere varie vie di salita e la meta è vicina e evidente. Più in dettaglio la ferrata è decisamente facile, però nella parte iniziale, prima dell’inizio del cavo vi sono due punti, praticamente non attrezzati, che possono dare qualche pensiero, soprattutto il secondo. Il primo punto si può passare con una specie di passo del gatto o all’esterno, più espostamente, con l’ausilio di un piolo forse non piazzato nel punto migliore; il secondo punto, poco dopo il primo, è un piccolo salto di roccia con sopra un po’ di ghiaietto anche qui attrezzato con un solo piolo e anche qui forse non nel posto giusto; la salita, comunque, non dà grandi problemi, ma la discesa mi è sembrata invece abbastanza infida, tanto che sono stato tentato di infilare un cordino, a mò di doppia, nell’anello del piolo.
Da Arabba attraverso il Pordoi fino a Canazei e quindi si discende la Val di Fassa fino a Pozza dove si trova il piazzale dal quale partono i pulmini per Gardeccia. Qui occorre prendere il pulmino a pagamento (8,50 euro A/R), fare a piedi il pezzo di strada dall’inizio del divieto fino a Gardeccia, non è impossibile, ma non è consigliabile, perché, quantomeno, ritarderebbe l’arrivo alla già distante vetta, cosa non troppo saggia…
Da Gardeccia si segue la sterrata per il Rifugio Vajolet e quindi il sentiero per il Passo Principe (n. 584). Arrivati al Passo e all’omonimo Rifugio ci si dirige a est seguendo le indicazioni per la ferrata. Giunti in vetta si ridiscende al Passo Principe per la stessa via e si prosegue per circa 600 metri in discesa sul sentiero dell’andata. Qui, quota circa 2460, si può salire il ghiaione di fronte (verso nord-ovest) per giungere al Passo Valbona, caratterizzata da alcune guglie, a est di Cima Vajolet. La salita prevede circa 160 metri di dislivello e conviene affrontarla nella parte centrale dove non ci sono le roccette, presenti invece sulla parte sinistra e che, pur non insormontabili, nella parte alta possono dare qualche problema per il ghiaietto che le ricopre. Si ridiscende quindi velocemente, ammirato l’arco naturale e il buco nella Cima Vajolet al sentiero segnato e si torna per la stessa via. Riguardo all’arco naturale i dettagli per vederlo li potete trovare nella gita specifica al Passo Valbona, di prossima pubblicazione.
Fantastica la vista dal Catinaccio d’Antermoia soprattutto sulla Cima Catinaccio e le vicine Torri del Vajolet; bella anchela vista a picco sul Lago d’Antermoia. Suggestivo il Rifugio Passo Principe incastonato nella roccia, il resto lo conoscevo già: la pittoresca conca di Gardeccia e le torri del Vajolet da sotto sono comunque sempre un bello spettacolo. Per quanto riguarda il Passo Valbona ne parlerò in un prossimo resoconto.
Percorso Inedito
08-08-2010
Gardeccia (1949) – Passo Principe (2601) – Catinaccio d’Antermoia (3004) – Passo Principe (2601) – Passo Valbona (2630) – Gardeccia (1949).
11 Km. circa.
1200 m. circa.
Andrea e soundofsilence.
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Catinaccio d’Antermoia e Passo Valbona da Gardeccia


Tornato in albergo e verificato che la forcella, salita al ritorno e che, per comodità, chiamerò Vajolet (nota a posteriori, si tratta del Passo Valbona), era proprio quella ammirata lo scorso anno nella gita alla Cima Scalieret e caratterizzata da un magnifico e precario arco naturale, la soddisfazione per la bella gita al Catinaccio passa in secondo piano e rimane solo la rabbia per essere salito senza accorgermi di aver indovinato la forcella giusta… Ma come ho potuto? Colpa dell’arco che si nasconde così bene che, sia da sotto, che dalla forcella, appare come un semplice torrione… A parte le colpe, la delusione rimane però, sono proprio questi posti che nascondono gelosamente tesori segreti che nessuno conosce e in cui ben pochi hanno messo piede che mi danno le maggiori soddisfazioni: li sento quasi come mie creature… E’ dura quindi, dopo il fallimento al Canalone degli Aghi, sopportare questo nuovo insuccesso, una beffa quasi, visto che stavolta sono arrivato a destinazione senza accorgermene e, soprattutto, senza vedere l’arco… Tanto dura che mi passa perfino la voglia di continuare a scrivere…