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Monte Barigazzo anello creste e Monte Cravedosso da Città d’Umbria

Monte Barigazzo anello creste e Monte Cravedosso da Città d’Umbria

25-04-2009
Park Città d’Umbria (950) – Cresta difficile – Santuario Madonna della Guardia (1210) – Monte Barigazzo (1284) - Santuario Madonna della Guardia (1210) – Cresta facile – Monte Cravedosso (1101) – Città d’Umbria (980) - Park Città d’Umbria (950).
8,5 Km. circa.
450 m. circa.
soundofsilence.
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A parte la cresta difficile, tutto E, per escursionisti medi. La cresta difficile presenta invece tratti stretti ed esposti ed altri in cui usare le mani, in particolare all’inizio vi è un punto in cui vi è spazio per un solo piedi ed il passaggio, pur breve, è assai esposto, da affrontare con molta attenzione. EE, per escursionisti esperti, quindi, la cresta difficile.
Da Genova con l’A12 fino a Spezia, quindi si prende per Parma e si esce a Borgotaro, dove svoltiamo subito a destra per Valmozzola. Giunti alla stazione di Valmozzola si gira a sinistra verso il paese vero e proprio, a dir la verità assai distante dalla stazione (8 km.) Da Valmozzola si continua sulla Sp42 e si toccano le località di Mariano, Castellaro e Peretti, presso la quale si svolta a sinistra, su ripida asfaltata, per il Monte Barigazzo. La strada è tutta asfaltata, tranne un breve tratto, e porta in circa 3 Km ad un parcheggio presso un’area pic-nic con cartelli segnalatori per Città/Castelliere d’Umbria; qui si parcheggia nel prato. Il tutto richiede poco più di 2 ore di macchina da Genova.
dal parcheggio continuiamo a seguire la strada diretta verso la vetta del Barigazzo per circa 200 metri, quindi, quando questa gira a sinistra, continuiamo dritti su sentiero, immettendoci dopo neanche 300 metri su un altro sentiero; qui, prendendo brevemente a sinistra, ci troviamo alla biforcazione tra le due creste: a destra si va alla cresta facile, al centro un laghetto ed una traccia che passa a fondovalle tra le 2 creste, ed a destra la cresta difficile, che quindi imbocchiamo. Seguiamo quindi la cresta, dove indubbiamente non vi è possibilità di sbagliare percorso, procedendo prima in piano e poi affrontando l’ultimo tratto ripido. Giunti in cima alla cresta si scende e ci si ricongiunge col sentiero proveniente dalla cresta facile, qui continuiamo dritti su facili prati fino in vetta al Barigazzo. Torniamo quindi sui nostri passi fino al bivio tra le due creste ed imbocchiamo a sinistra quella facile. Alla fine della cresta un sentiero sulla destra ci porta al bivio iniziale tra le due creste, dove prendiamo a sinistra dirigendoci verso il Monte Cravedosso. Dopo 350 metri di sentiero in effetti, un bivio a destra ci consente di raggiungere la vetta del Cravedosso, dalla quale si ha un bel panorama sulle cresta. Visitato il Cravedosso riprendiamo il sentiero lasciato al bivio imboccandolo verso destra per giungere quindi ad un punto dove il sentiero inizia a curvare verso destra, compiendo un ampio tornante, dopo il quale troviamo un bivio a sinistra, che ignoriamo e quindi un secondo bivio che invece imbocchiamo per visitare i resti di Città d’Umbria, che si raggiungono in breve. Visitata Città d’Umbria torniamo sul sentiero principale e continuando nella stessa direzione, in breve raggiungiamo prima il Lago Giorgio e poi il parcheggio.
fantastico posto il monte Barigazzo con le sue due affilate creste parallele, veramente esaltanti da percorrere, e ricoperte da ‘Sanpietrini’ naturali, purtroppo sempre meno data la fragilità delle creste stesse.
25-04-2009
Park Città d’Umbria (950) – Cresta difficile – Santuario Madonna della Guardia (1210) – Monte Barigazzo (1284) - Santuario Madonna della Guardia (1210) – Cresta facile – Monte Cravedosso (1101) – Città d’Umbria (980) - Park Città d’Umbria (950).
8,5 Km. circa.
450 m. circa.
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Monte Barigazzo anello creste e Monte Cravedosso da Città d’Umbria


Peccato non aver scritto subito questo resoconto, dopo qualche giorno le emozioni si stemperano e non so se riuscirò a trasmetterle con l’intensità che avrei desiderato e che questa magnifica gita merita… Partenza sabato a un’ora che farebbe sicuramente saltare di gioia di Ramingo (8,30), ma d’altronde, non ho impegni fino alle 18,55, quando devo andare a prendere mia moglie all’aeroporto di ritorno dall’Ungheria. Viaggio di circa 2 ore e mezza (riducibili magari a 2 senza alcune incertezze sul percorso da seguire…) per un percorso di circa 130 Km attraverso l’A12 fino a Lavagna e quindi il passo del Bocco, Santa Maria del Taro, Bardi, Tosca e infine parcheggio presso il cartello che indica il sentiero per Città d’Umbria. Almeno lì avrei dovuto parcheggiare, ma io, che amo essere controcorrente, non posso certo fare come tutti gli altri… Da Tosca si prende la strada indicata per il Barigazzo (in effetti la strada ci va quasi in cima, ma così si saltano le creste…) che dopo qualche centinaio di metri diventa sterrata; non amando molto tali strade e incrociando subito un fuoristrada decido che è meglio parcheggiare lì. Naturalmente è la decisione sbagliata perché dopo neanche 100 metri la strada torna asfaltata e così rimane fino al parcheggio e oltre… Mi tocca così farmi 1600 metri in più all’andata e al ritorno, ma come già detto, non ho problemi di fare tardi, anche se faccio di tutto per riuscirci lo stesso… In un quarto d’ora sono comunque al cartello per Città d’Umbria, ma proseguo oltre, lungo la strada, per andare subito alle creste, che sono il piatto forte, ai resti della predetta Città ci andrò al ritorno. Ancora qualche minuto e un cartello indica l’inizio del sentiero per le creste. Dopo poche centinaia di metri nel bosco arrivo quindi al bivio tra la cresta facile e quella difficile, indicato da un opportuno cartello; per la gioia, però, di ogni escursionista amante dell’esplorazione e sdegnoso di troppo facili indicazioni, il palo che dovrebbe reggere tale cartello, invece di essere conficcato nel terreno, è poggiato a terra in posizione ‘random’… Approfitto quindi del momento d’impasse per scendere al laghetto che ho di fronte e fare qualche foto… Un intrepido esploratore non può però farsi fermare da simili contrattempi, tanto più che il progetto prevederebbe di fare tutte e due le creste… In realtà vi sarebbe il tremendo rischio di fare la cresta difficile convinti di essere sulla facile, cosa che potrebbe minare la fiducia anche del più impavido escursionista, ma, invece, di farmi prendere dal panico, conservo tutto il sangue freddo necessario in una tale drammatica situazione e tiro su il paletto e, aiutato da una freccia che indica la direzione da cui sono venuto, lo piazzo nel senso giusto… Decido quindi di fare prima la cresta difficile, per togliermi subito il dente e godermi più rilassato il resto della gita… Appena poggiato il piede sulla cresta mi viene subito alla mente l’incoraggiante descrizione letta su un sito internet: "La cresta meridionale è percorribile senza alcuna difficoltà, ma quella a Nord è invece ben più affilata ed esposta, con tratti di assoluta verticalità che superano i cento metri di altezza; naturale consigliarne perciò la percorrenza solo ad escursionisti esperti che non temano le vertigini e dal piede saldo. In alcuni punti l'appoggio non è più largo della suola di uno scarpone: anche un banale errore potrebbe rivelarsi fatale!" Come se non bastasse il pensiero, subito inizia a soffiare un bel ventaccio teso, sicuramente d’aiuto al già precario equilibrio, e che, nel bosco precedentemente attraversato non aveva dato segni di vita… Per un attimo mi viene il pensiero di cambiare cresta, ma ho delle responsabilità verso i miei lettori (forse dovrei usare il singolare…) di quotazero e procedo quindi innanzi incontro al mio destino… Dopo pochi passi c’è forse il passaggio che si rivelerà, alla fine, il più difficile (forse anche perché non ancora abituato all’esposizione del luogo): in effetti bisogna mettere un piede per volta e l’esposizione da un po’ fastidio, ma si tratta di un passo solo e, aiutato nell’equilibrio dai bastoncini, lo supero senza problemi… Davanti a me si staglia tutto il percorso di cresta da seguire: uno spettacolo della natura, un castello di carte che si regge in piedi da secoli in tutta la sua elegante e stupefacente verticalità e, in cima, un lastricato di ‘sanpietrini’ che sembra impossibile non essere opera d’uomo ma solo della natura che ha forse voluto così rivestire quella che potrebbe sembrare, nei tratti in cui sale verticale verso il cielo, la stretta via per il paradiso… La cresta è lunga soltanto un chilometro, ma bisogna percorrerla lentamente, sia per gustarne appieno la magnificenza, sia per valutare bene dove posare il piede: sarebbe un peccato rovinare la sapiente disposizione del lastricato, oltretutto con lo spiacevole effetto secondario di una scivolata che non si sa bene dove potrebbe terminare… Io ci ho messo circa un’ora a percorrerla, grazie anche alle numerosissime soste per le foto, anche queste foriere di un’emozione particolare: specie se si usa, come ho fatto io, il mirino invece del display per inquadrare, con il risultato che potrebbe capitare di dimenticarsi dove ci si trova… Non voglio però spaventare nessuno: in realtà non ho avuto né difficoltà, né problemi: lo spazio per passare è sempre sufficiente e basta un minimo di attenzione nel non mettere il piede su pietre instabili per non correre alcun rischio, quando poi la cresta da orizzontale si impenna verso il cielo e, potrebbe, alla vista, fare ancora più impressione, in realtà l’esposizione (perlomeno laterale…) diventa minore e si sale senza difficoltà, anche se in due punti bisogna aiutarsi con le mani. Giunto alfine in cima alla cresta si può guardarsi indietro con soddisfazione e, soprattutto, ammirazione delle due creste parallele e affilate che tagliano come coltelli la vegetazione: uno spettacolo indimenticabile… Dalla cima si è subito di nuovo nel bosco e, in breve, si giunge prima al ricongiungimento delle creste e, poi, a una cartello indicatore che mostra parecchi sentieri per giungere in vetta al Barigazzo. Sarà per il mio spirito indomito di esploratore ma riesco a non seguirne neanche uno e giungo in vetta per prati… Magnifici prati che celano, come la morbida curva del dorso di un dinosauro addormentato, poco al di sotto, il fascino e la fierezza di una natura possente…. Purtroppo la giornata non è nitida e il panorama non è granchè e, anche le creste, appaiono appena come fantasmi all’orizzonte: voglio tornarci, prima o poi, in una limpida giornata invernale… Mi fermo a mangiare sulla vetta giusto il tempo per notare dove sarei dovuto passare: un esile sentierino, oltre una palizzata, percorre il ciglio del Barigazzo, proprio dove i prati si trasformano di nuovo in cresta lasciando trasparire appena la forza della natura che più in basso ha modellato le ciclopiche creste… Inizio quindi la discesa seguendo il ciglio e arrivo in breve alla biforcazione delle creste. Poco dopo un’ulteriore biforcazione, non tanto ben segnalata, porta a sinistra sulla cresta ‘facile’ e a destra su un percorso per mountain bike che passa in mezzo alle creste. Il progetto originale prevedeva di tornare indietro e percorrere anche quest’ultima via, ma la convinzione che, dal fitto del bosco non si veda proprio un bel niente, oltre all’idea che qualche bel pietrone possa cadere dalle sovrastanti creste, mi fa rinunciare; rimane la curiosità di capire se si tratta di un tracciato solo di mountain bike o di triathlon, visto il laghetto che sbarra la strada in mezzo alle creste, proprio alle fine (in questo senso) del percorso… Dopo aver fatto la ‘difficile’ cresta sud, quella nord, pur bella, ne esce ridimensionata, in proporzioni e panorami e solo la magnifica vista d’infilata che si gode dalla sommità sulla cresta ‘difficile’ regge il confronto con le emozioni provate all’andata… Superata in molto meno tempo la più breve e facile cresta nord, mi accingo, come ripromessomi a dirigermi verso Città d’Umbria. Sulla strada una breve ma ripida divagazione, percorsa di corsa per farmi un po’ di fiato, consente di giungere in vetta al Monte Cravedosso. Bellissimo panorama, ci sarebbe se fosse nitido, sulle creste… Infine Città d’Umbria, non per le rovine della mura di cinta, ma questo posto, almeno per me, ha un fascino, sarà perché ci torno dopo vent’anni: una radura misteriosa circondata da un cerchio di alberi secolari, sarebbe stata bene nel film sulla strega di Blair e, forse, così, sarebbe venuto anche un po’ meglio… Poco distante una palude, che, quasi, mi tocca guadare per tornare sulla strada e, infine, il mio chilometro e 600 di asfalto per tornare alla macchina… In tutto un giro di 14 Km. Circa (di cui 3 superflui…) con un dislivello di circa 600 metri (200 sempre superflui…) che vale veramente la pena di fare, non credo, in effetti, pur nella diversità dei gusti, possa lasciare insensibile nessuno… Dimenticavo, sui sentieri non ho incontrato nessuno, eppure era il 25 aprile, solo qualcuno che era venuto in macchina in cima al monte... Non so se la cosa mi da più tristezza o più gioia... Da un lato mi sento uno dei pochi eletti ad aver avuto la fortuna di godere di questo posto, che, tra l'altro, patirebbe certamente di una frequentazione intensiva, ma, dall'altro, mi piacerebbe condividere e gridare al mondo intero la bellezza di questi luoghi che è un peccato/una fortuna (non so proprio decidermi...) che pochi conoscano...