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Tardia di Ponente anello per il Pennone e la Costa dei Gatti da Campenave

Tardia di Ponente anello per il Pennone e la Costa dei Gatti da Campen...

Percorso Inedito
23-01-2021
Campenave (245) – Bricco Grosso (441) – Rocche du Prou Ballou (571) – Monte Pennone (802) – Monte Pidocchio (816) – Passo Tardia (862) – Monte Tardia (865) – Monte Tardia di Ponente (928) – Passo Gava (750) – Sambuco (380) – Roccia Malpasso (560) – Costa dei Gatti (640-565) – Campenave (245).
16,2 i Km effettuati da me, riducibili a 15,4 evitando di andare alla partenza della Via Andrea e Paolo.
1400 circa quelli fatti da me, riducibili a 1200 evitando di andare alla partenza della Via Andrea e Paolo.
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Fino alle Rocche du Prou Ballou E, per escursionisti medi, la breve cresta per la vetta, oltre il punto più alto è invece EE, per escursionisti esperti, essendo un poco stretta ed esposta. EE quindi la salita al Monte Pennone effettuata senza traccia, nessuna particolare difficoltà, ma pur sempre un fuori sentiero abbastanza ripido. F la salita alla vera vetta del Pennone, anche qui effettuata per la via più breve, senza cercare eventuali alternative più facili, che presenta qualche passaggio di I. EE la discesa dal Pennone senza traccia. E quindi la salita e la discesa dal Pidocchio ed il successivo percorso fino al Monte Tardia e anche la discesa alla Gava. Il sentiero poi dalla Gava a Sambuco è dato EE in loco per alcuni punti stretti e uno anche un poco esposto ma che in condizioni buone non creano problemi, mentre diventa un poco più problematico quando l’erba è bagnata e scivolosa. La risalita da Sambuco, e anche l’iniziale discesa, verso la Roccia dei Gatti sono poi EE, nella prima parte in discesa per qualche infrascamento e\o sentiero franato, nella seconda parte in salita soprattutto per le difficoltà di seguire il pur segnato percorso, per cui consiglio di avere con sé traccia GPS: Discorso a parte merita la deviazione non necessaria verso la partenza della Via Andrea e Paolo, che è un EE più sostenuto, dove si trova un caminetto di I grado e alla fine un passaggio un po’ esposto, ma agevolato da un cordino. E quindi la Costa dei Gatti e il ritorno al sentiero segnato X rossa, anche se la parte dopo il Prou Ballou necessita di qualche attenzione per non perdere la traccia, pur segnata in azzurro.
Da Genova in autostrada A10 fino all’uscita di Voltri\Prà, si continua quindi verso ovest sull’Aurelia fino al bivio a destra per Via delle Fabbriche, che imbocchiamo. Continuiamo quindi sulla strada principale per circa 800 metri, per imboccare quindi a sinistra Via alla Brigna (indicazioni per Campenave, che seguiremo anche ai bivi successivi). Si sale quindi assai ripidamente sulla stretta stradina in cui bisogna pregare di non incrociare, che i punti dove poterlo fare non sono molti. Dopo una serie di stretti tornanti si supera poi uno strettissimo ponticello dove si passa appena (larghezza 2 metri). Arriviamo quindi a una specie di colle, da dove la strada migliora un poco, pur rimanendo quasi sempre molto stretta e, seguendo sempre i cartelli per Campenave, arriviamo finalmente all’antica osteria di Campenave, dove c’è un ampio prato per parcheggiare.
dal parcheggio proseguiamo su asfalto fino all’incrocio con Via Superiore dell’Olba, che imbocchiamo verso destra in salita. Continuiamo quindi su asfalto per oltre 700 metri, per imboccare quindi a destra un sentiero segnato con X rossa, che seguiremo lungamente. Saliamo quindi nel bosco, seguendo sempre la X rossa ai vari bivi, questo fino a quota 430 circa e dopo 940 metri di sentiero sempre all’incirca. Qui, presso una specie di colletto, prendiamo la chiara traccia a destra che torna indietro rispetto alla direzione da cui stiamo provenendo, ma la seguiamo solo per pochi metri, per prendere invece a destra un’esile traccia che segue il crinale e giunge alla poco appariscente vetta del Bricco Grosso in circa 150 metri. Compiuta la non obbligatoria deviazione, che comunque consente un primo panorama sulla città, torniamo sui nostri passi fino al colletto e riprendiamo a seguire la X rossa per circa 300 metri, giungendo così ad un’evidente fonte con targa AIC Crevari. 70 metri dopo la fonte troviamo quindi un primo bivio, dove proseguiamo dritti ancora sulla X rossa, ma, al successivo, altri 80 metri dopo, prendiamo invece a destra un sentierino segnato con segni azzurri. Seguiamo quindi il nuovo sentierino ed i segni azzurri con attenzione per circa 300 metri, giungendo così ad una selletta, dove con breve deviazione a destra possiamo raggiungere la vetta delle Rocche del Prou Ballou. Visitata la vetta, e tornati alla selletta, prendiamo a destra, senza traccia, dirigendoci verso le rocce sommitali del sovrastante Monte Pennone, giungendo, dopo circa 200 metri, a riincrociare il sentiero segnato X rossa. Qui, invece di seguire il sentiero segnato a destra, continuiamo a dirigerci direttamente verso le rocce sommitali, su terreno che permette di scegliere vari punti di passaggio senza eccessive difficoltà, se non le si vanno a cercare. Dopo quindi poco più di 400 metri raggiungiamo la croce di vetta del Monte Pennone, posta però decisamente prima della stessa, tocchiamo successivamente un’anticima e quindi raggiungiamo con qualche passo di arrampicata, il cocuzzolo di vetta, dal quale procediamo su crinale verso il successivo Monte Pidocchio. In poco più di 300 metri di discesa giungiamo quindi ad incrociare nuovamente la X rossa, che ancora ignoriamo per continuare in salita sul facile crinale del Monte Pidocchio, per giungere alla vetta con campana, in circa altri 300 metri. Scendiamo quindi dal Pidocchio continuando sul crinale nella stessa direzione, ma piegando poi un poco a sinistra per raggiungere un chiaro sentiero non segnato che si dirige verso quello che sembra un anfratto roccioso nelle pendici del Monte Tardia di Levante. Raggiunto il presunto anfratto, che si rivela essere solo roccia di altro colore, proseguiamo per arrivare in breve al Passo Tardia. Da qui prendiamo il poco rilevato crinale a sinistra ed in pochi metri siamo sulla vetta del Monte Tardia, appena 3 metri più in alto del Passo. Dal Monte Tardia continuiamo sulla traccia di crinale che si dirige al ben più evidente Monte Tardia di Ponente, che raggiungiamo senza difficoltà. Dalla vetta prendiamo a destra su ripido sentiero segnato e giungiamo quindi al Passo Gava in meno di 600 metri, dove imbocchiamo un sentierino sulla destra, segnato con una linea rossa e indicato da un piccolo cartello con la scritta Sambuco. Seguiamo quindi lo stretto sentierino, sempre segnato da linea rossa, scendendo paralleli e vicini al Rio della Gava. A quota 490 circa il sentiero guada il Rio della Gava, quindi, poco dopo, il Rio Malanotte e prosegue poi per 340 metri circa, dove troviamo un bivio, dove occorre passare a destra, sotto un tubo, per giungere quindi ad un cancello apribile e poi, in breve, ad una strada asfaltata che in pochi metri raggiunge la Chiesa di Sambuco. Da Sambuco scendiamo per una quarantina di metri sulla strada asfaltata diretta a Voltri, per prendere quindi a destra una stradina asfaltata, che anch’essa lasciamo dopo pochi metri, per prendere a sinistra un sentiero in discesa indicato da un cartello con scritto Voltri. Dopo poco meno di 150 metri il sentiero incrocia nuovamente l’asfalto, per continuare quindi a scendere su sentiero un po’ rovinato fino a raggiungere una rampa cementata, che, discesa porta ad un bel ponte sul Torrente Gava. Attraversiamo quindi il ponte e imbocchiamo subito il sentiero sulla destra, chiuso da un cancello in legno e segnato con bolli rossi. Il sentiero corre parallelo al torrente, prendendo leggermente quota, ed è possibile scendere, con deviazioni non facilissime, alle varie cascate. Dopo meno di 400 metri affrontiamo il guado di un affluente, il rio Fò in cui prestare un minimo di attenzione per un passaggio stretto. Passiamo quindi sopra ad una bella doppia cascata alla quale si può scendere e quindi il sentiero raggiunge il torrente in corrispondenza di un’altra cascata. Qui si continua salendo a sinistra sulle rocce seguendo sempre i bolli rossi e, subito dopo, troviamo un bivio: a destra, paralleli al torrente, ci si dirige fino all’inizio della Via Andrea e Paolo, mentre a sinistra si risale verso la Roccia Malpasso. La deviazione verso la via Andrea e Paolo è lunga circa 400 metri e permette di visitare alcune interessanti cascate (con ulteriori deviazioni) e si conclude presso un bella finestra nella roccia, ma non è comunque funzionale al giro e quindi si può decidere se effettuarla o no, tanto più che presenta alcune difficoltà in più rispetto al resto del percorso. Se in ogni caso si decide di effettuare tale deviazione, occorre prestare molta attenzione ai bolli rossi, specie nel momento che, dopo poco più di 200 metri, la traccia inizia a salire a sinistra smettendo di seguire il torrente. Lasciato il torrente si sale dritti fino ad un caminetto con passi di I grado, oltre il quale occorre piegare a destra, nuovamente paralleli al torrente, per giungere quindi in vista di una nuova zona rocciosa sormontata da una finestra nella roccia. Qui inizia la Via Andrea e Paolo e noi possiamo raggiungere la finestra, attrezzata con un cordino per l’esposizione, e, volendo, proseguire ancora qualche metro per aver miglior punto di vista sui torrioni soprastanti, per poi tornare sui nostri passi fino al bivio. Dal bivio, indubbiamente più evidente in discesa, prendiamo a destra una traccia nell’erba cercando di non perdere i bolli rossi che anche qui segnano il percorso. Dopo un iniziale traverso su erba la traccia sembra perdersi (in realtà vi sono due tracce nell’erba e, al bivio, occorre prendere la soprastante a destra) e bisogna dirigersi alla ripida pietraia soprastante e, percorrendola, si ritrova traccia e segni rossi. Giungiamo quindi in corrispondenza di un caratteristico riparo in legno incastonato nella roccia, dal quale saliamo ancora per 50 metri su chiara traccia nel bosco, per poi lasciarla, in corrispondenza di un segnavia su un albero, e dirigerci a sinistra per guadare il Rio dei Fo (volendo, prima del guado, si può fare una deviazione lungo il torrente per raggiungere un’ulteriore cascata). Effettuato il guado si prosegue nella stessa direzione affrontando un breve passaggio ripido dove si usano le mani con le radici di un albero e, quindi, si piega a destra, giungendo in breve ad una torretta di cemento. Dalla torretta proseguiamo seguendo sempre i segnavia fino a raggiungere nuovamente il Rio Fo, per poi piegare a destra uscendo dal bosco su terreno aperto. Siamo ormai a pochi passi dal crinale, ma bisogna fare attenzione a non perdere il sentiero, che qui si infila nuovamente nella vegetazione in un tratto un po’ infrascato e di difficile individuazione, per sbucare quindi, dopo pochi metri sul crinale, dove i bolli rossi vanno in entrambe le direzioni: a destra si va alla Roccia Malpasso, a sinistra verso la Costa dei Gatti. Nell’occasione ho fatto qualche passo sul crinale verso la Roccia Malpasso raggiungendo il punto più alto delle roccette, che non è però la vetta, posta più avanti e più a picco sulla vallata. Per raggiungere invece la vetta occorre, dal crinale, scendere a destra qualche metro, fino a trovare una traccia che corre parallela sotto le rocce, per quindi salire ad un colletto roccioso (passi di I grado) e quindi arrivare facilmente in vetta piegando sul crinale verso destra. Visitata quindi la Roccia Malpasso sono tornato sui miei passi ed ho cominciato a seguire il sentiero in direzione Costa dei Gatti. Il sentiero corre adesso in direzione sud, ma bisogna prestare attenzione per seguire la traccia giusta, che passa a sinistra e sotto di alcuni ruderi, passati i quali occorre guadare nuovamente il Rio dei Fo, Una volta guadato il sentiero esce dal bosco e diventa assai più chiaro. Passiamo quindi sopra un torrione a sinistra, che volendo possiamo scendere a visitare, e, continuando in leggera salita, giungiamo ad un incrocio presso la Rocca dei Gatti. Seguendo dritti il crinale ci si dirige alla vetta della Rocca dei Gatti, difficilmente raggiungibile però per crinale (per raggiungerne la vetta senza eccessive difficoltà occorre in effetti aggirarla sulla destra, cosa che però nell’occasione non ho avuto il tempo di fare), mentre a destra sono presenti due sentieri, uno in direzione quasi opposta a quella da dove veniamo, sale il crinale verso il Monte Pidocchio, l’altro, in leggera discesa percorre la cosiddetta Costa dei Gatti; imbocchiamo quindi quest’ultimo sentiero, sempre segnato con bolli rossi, ma che stavolta quasi non servono essendo la traccia piuttosto chiara. Dopo quindi 1 Km in leggera discesa giungiamo alla selletta presso le Rocche del Prou Ballou, dalla quale torniamo sui nostri passi fino alla macchina.
interessanti strutture rocciose e ambiente selvaggio a pochi passi, anzi dentro la città, in particolare la Roccia Malpasso e il Bric Costa dei Gatti, che nell’occasione non ho avuto il tempo di salire, cosa che però ho rimediato in una gita successiva. Molto belle poi alcune cascate del Rio Gava, anche queste visitate in una gita successiva, mentre la zona di crinale dal Pennone al Tardia offre belle viste sulla città e sul mare. In definitiva una gita varia, ma impegnativa, che sa offrire un ambiente alpestre a pochi passi dal mare e dentro alla città. Volendo evitare la stretta stradina per Campenave è possibile progettare un giro simile partendo da Sambuco o dal termine di Via Sambugo.
Percorso Inedito
23-01-2021
Campenave (245) – Bricco Grosso (441) – Rocche du Prou Ballou (571) – Monte Pennone (802) – Monte Pidocchio (816) – Passo Tardia (862) – Monte Tardia (865) – Monte Tardia di Ponente (928) – Passo Gava (750) – Sambuco (380) – Roccia Malpasso (560) – Costa dei Gatti (640-565) – Campenave (245).
16,2 i Km effettuati da me, riducibili a 15,4 evitando di andare alla partenza della Via Andrea e Paolo.
1400 circa quelli fatti da me, riducibili a 1200 evitando di andare alla partenza della Via Andrea e Paolo.
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