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Croce monumentale Beigua anello per Laghetti Biscia e Laione da Piampaludo

Croce monumentale Beigua anello per Laghetti Biscia e Laione da Piampa...

05-04-2008
Piampaludo (915) – Lago della Biscia (950) – Rifugio Prà Riondo (1115) – Croce Monumentale Beigua (1267) – Laghetto Laione (955) – Piampaludo (915).
15,3 Km. circa.
600 m. circa.
Andrea, Laura e soundofsilence.
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E, per escursionisti medi.
Da Genova in autostrada fino a Voltri, dove si continua verso ovest per meno di un Km e quindi si svolta a destra per il Passo del Turchino. Raggiunto il passo si prende a sinistra per il Faiallo, Vara e Urbe. Si sale quindi il passo del Faiallo, passando sotto le pendici del Bric del Dente, e quindi si supera il Passo e si scende fino a Vara Superiore prima ed Inferiore poi. A Vara Inferiore si può seguire il cartello in legno che indica sulla sinistra una stretta stradina asfaltata che in 7 Km. porta Piampaludo, oppure proseguire sulla Sp40 verso San Pietro d’Olba e, quindi, poco prima di giungervi, girare a sinistra seguendo le indicazioni ufficiali per Piampaludo; la prima opzione è più corta ma anche più tortuosa. Giunti a Piampaludo si passa subito una strettoia tra le casa e si prosegue sulla strada principale, ignorando alcune deviazioni a destra e a sinistra (una anche segnalata con cartelli dei sentieri), e si giunge al centro del paese, passato il quale troviamo un bivio: a destra Alberola, a sinistra Beigua e Prà Riondo; prendiamo quindi a sinistra e proseguiamo per circa 1 Km. per raggiungere un bivio in corrispondenza del quale possiamo parcheggiare presso una torretta Enel sulla sinistra.
si imbocca sulla sinistra il sentiero segnato + giallo e lo si segue per giungere prima al Lago della Biscia sulla destra e quindi immettersi sull’Altavia, che imbocchiamo verso destra. Proseguiamo sull’Altavia fino al Rifugio Prà Riondo, quindi continuiamo dritti sulla strada asfaltata salendo una cinquantina di metri di dislivello e sempre seguendo l’altavia. 700 Metri dopo il Rifugio lasciamo l’asfalto e l’AVML, per prendere a destra il Sentiero Natura (Segnavia 3 palle gialle), con il quale arriviamo ad incrociare la strada asfaltata (quella che collega il Rifugio Prà Riondo con Piampaludo) che imbocchiamo verso sinistra, giungendo in breve al sentiero segnato X gialla. Seguendo tale sentiero verso destra si tornerebbe al punto di partenza, passando per Torbiera e Laghetto Laione, ma io invece lo prendo verso sinistra per dirigermi invece verso la vetta del Beigua. Giungo così ad incrociare l’Altavia, che ignoro, proseguendo pochi passi per imboccare a destra il sentiero che in breve mi porta alla Croce Monumentale del Beigua. Dalla Croce torno sui miei passi fino al punto in cui avevo incrociato la X gialla e continuo a seguirla fino al parcheggio, visitando nel percorso il Laghetto del Laione.
interessanti, seppur piccoli laghetti e tratto altamente panoramico di Altavia nei pressi di Prà Riondo. Per il resto il giro diventa più logico se dal Rifugio si continua sulla strada asfaltata fino alla Croce del Beigua (invece di girare a destra per il sentiero tre palle gialle) e si ritorna quindi seguendo la X gialla.
05-04-2008
Piampaludo (915) – Lago della Biscia (950) – Rifugio Prà Riondo (1115) – Croce Monumentale Beigua (1267) – Laghetto Laione (955) – Piampaludo (915).
15,3 Km. circa.
600 m. circa.
Andrea, Laura e soundofsilence.
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Croce monumentale Beigua anello per Laghetti Biscia e Laione da Piampaludo


Partenza 8,30 da Genova per uscire dall’autostrada a Masone e proseguire per Tiglieto e quindi Urbe, da qui bivio per Piampaludo (segnalato). Parcheggiato nei pressi dell’inizio delle segnalazioni dei due sentieri + e x gialli. Non c’è molto spazio per parcheggiare e non è molto comodo proseguire per la stradina che costituisce la prima parte del sentiero, essendo stretta e rovinata, conviene piuttosto proseguire sulla strada principale che passa sotto e si ricongiunge col percorso dei sentieri proprio in corrispondenza del punto dove il + gira indietro si divide dalla x, qui dunque conviene parcheggiare, specie se si intende fare un anello. Così facendo si risparmiano quasi 20 minuti tra andata e ritorno. Entrambe i sentieri proseguono comunque ancora su strada asfaltata e se non si intende fare un anello può essere una buona scelta proseguire, fin dove si può, con la macchina. Per quanto riguarda il + si può proseguire fino al punto dove il sentiero lascia l’asfalto, anche se in questo punto non c’è spazio per molte macchine e non si perde assolutamente niente. Per quanto riguarda la x gialla, si può decidere o di parcheggiare alla prima scorciatoia che costeggia la strada, o meglio, arrivare fino al punto dove il sentiero smette di costeggiare la strada asfaltata, che è anche il punto da cui il sentiero incomincia a presentare i primi punti di interesse; il punto in questione si trova in corrispondenza della Torbiera del Laione, da qui conviene comunque tornare indietro qualche minuto per andare a vedere il piccolo laghetto morenico del Laione che si trova a pochi metri dal sentiero, in corrispondenza dell’incrocio con una strada sterrata, in ogni caso, stando attenti, il laghetto si scorge, ai piedi di una gigantesca pietraia, anche dal sentiero, almeno in questa stagione, non garantisco quando la vegetazione sarà al massimo della fioritura. Tornando al percorso effettuato da noi: abbiamo seguito all’andata il + giallo. Prima parte poco significativa su strada asfaltata, quindi una lunga traversata nei boschi, ravvivata, ogni tanto, dall’attraversamento di qualche torrente che forma piccoli laghetti e cascatelle. Si arriva quindi al Lago della Biscia, quasi in secca, ma caratterizzato da strane piccole dune d’erba su una sponda. Da qui in breve si arriva a Prato Ferretto e alla sua bella pietraia coronata di cime rocciose. Da qui abbiamo seguito l’Alta Via, raggiunta dopo 2 ore di cammino, con il tempo che purtroppo ha iniziato a guastarsi con la nebbia che saliva velocemente e un fastidioso vento di mare. Ci siamo quindi fermati a mangiare ben attaccati alle mure del Riparo della Miniera per difenderci da vento e ho premiato i bambini della stoicità di fronte alle intemperie con una cioccolata calda al rifugio Prà Riondo. Qui ho approfittato del gestore per chiedere informazioni riguardo al lago morenico del laione, che era un po’ la meta della gita: ci ero già stato oltre 10 anni fa, in pieno inverno, quando era ghiacciato, e mi era sembrato carino, inoltre per la liguria è sicuramente una rarità; l’unica indicazione in mio possesso era un libretto che diceva di seguire il sentiero con la croce gialla di Sant’Andrea, peccato però che la mia attenzione si sia fermata solo sulla parola croce convincendomi così che il laghetto in questione l’avremmo incrociato all’andata. Verificato sul campo che così non era ho chiesto quindi informazioni al gestore. Questi ci consigliava di seguire il sentiero natura, segnato 3 palle gialle (che dal rifugio segue la strada asfaltata per qualche centinaio di metri, per poi svoltare a destra), fino alla torbiera del Laione e poi tornare indietro lungo la x gialla per vedere anche il laghetto, invece di andare a prendere la x gialla fin sulla cima del Beigua. Cosi facciamo e seguendo le 3 palle gialle arriviamo in 3 quarti d’ora all’incrocio con la x gialla (che si trova in corrispondenza dell’incrocio anche con la strada asfaltata pochi metri prima della torbiera del laione). Qui lascio i bambini che hanno male ai piedi perché per uno strano, ma frequente, sincronismo ad entrambe sono venuti piccoli gli scarponi e torno indietro verso il Beigua lungo la x gialla coll’intento di raggiungere (mezz’ora aveva detto che ci voleva il gestore del rifugio) in breve l’agognato laghetto. In realtà, dopo mezz’ora esatta mi trovo sulla cima del Beigua, ma del laghetto nemmeno l’ombra, come confermatomi anche da persone incontrate lungo il percorso… Verificato quindi che dalla cima, come sempre supposto, non si vede assolutamente niente tranne la gigantesca croce, torno in un’altra mezz’ora dai bambini. Ripartiamo e giungiamo subito alla tanto decantata Torbiera del Laione: a vederlo sembra tanto un normale acquitrino, eh sì che ci siamo avvicinati anche più del dovuto, non avendo visto i cartelli che invitavano a non superare il recinto… Sinceramente non metto in dubbio l’eccezionalità del biotopo che abbiamo potuto ‘ammirare’, però sinceramente, per entusiasmarmi un po’ di più sarebbe necessario che, oltre leggere tante belle cose, qualcuna se ne potesse anche vedere… Indubbiamente l’occhio attento di un esperto riuscirebbe a vedere qualcosa in più, almeno spero, però, per il momento, non sono ancora abbastanza esperto… Rimessici in marcia incontriamo invece subito il sospirato Laghetto, come avevo iniziato a sospettare man mano che salivo verso il Beigua e riaffioravano antichi ricordi sopiti dalle spiegazioni del gestore… Purtroppo anche il laghetto morenico è assai rimpicciolito rispetto a quando c’ero stato dieci anni fa, in ogni caso, se non si dà troppa importanza alle dimensioni, è carino con la sua forma perfettamente rotonda e appoggiato com’è ad un’immensa morena. Da qui in poi il sentiero segue parallelo la strada asfaltata, di solito sulla destra, ma per un tratto, l’ultimo per la precisione, che abbiamo appunto mancato, forse troppo abituati a cercare da quella mano il predetto sentiero, si sviluppa sulla sinistra della strada in questione. In ogni caso quest’ultimo pezzo è di poco interesse. Siamo quindi arrivati alla macchina e siamo tornati questa volta passando per il Faiallo e facendo una breve sosta al forte Geremia, trovandolo con sorpresa, e una certa malinconia, trasformato in un bar…