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Punta Martin anello per la Diretta e Via Giutte dall’Acquasanta

Punta Martin anello per la Diretta e Via Giutte dall’Acquasanta

Percorso Inedito
07-03-2009
Acquasanta (170) – Gazeu (290) - Punta Martin (1001) – Dito Mondini (950) - Punta Martin (1001) – Bivacco Monte Penello (998) – Colle Gandolfi (935) – Passo del Veleno (655) – Giutte (335) – Acquasanta (170).
15,6 Km circa.
1000 m. circa.
soundofsilence.
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EE, per escursionisti esperti la parte terminale della Diretta per Punta Martin, F (alpinistico facile), la discesa e la risalita al Dito Mondini, che presenta prima un canalino con un paio di passaggi di Ii grado, quindi prati molto ripidi in cui prestare attenzione, tutto il resto E, per escursionisti medi.
Da Genova in A10 fino al casello di Voltri e quindi imboccare la strada per il Turchino e lasciarla quindi per svoltare a destra per l’acquasanta in corrispondenza dell’abitato di Mele. Si giunge quindi presso il Santuario dove si parcheggia.
di fronte al Santuario si prende il sentiero segnato sulla sinistra dello stesso, dopo 200 metri il sentiero si biforca in corrispondenza di un tornante: destra sarebbe la direzione giusta da seguire, ma il sentiero è stato abbandonato causa chiusura dell’attraversamento dei binari, ed è impossibile seguirlo per la presenza di vegetazione praticamente insormontabile. Posto che non so quale sia il passaggio regolare attualmente, anche perché credo non sia nelle vicinanze e che allunghi decisamente il percorso, ho allora preso per pochissimi metri a sinistra per poi salire brevemente il pendio soprastante a destra, senza traccia; ci si trova così sulla sommità di un terrapieno appena sopra i binari. Si scende a sinistra agevolmente il terrapieno, quindi si seguono i binari verso destra (60 metri) fino a vedere di fronte un muretto che occorre scavalcare per riprendere il sentiero. Si attraversano quindi i binari e si scavalca, o se si preferisce si costeggia lungo un piccolo cornicione, il predetto muretto e si ricomincia a seguire il sentiero segnato. Dopo 130 metri circa una sterrata si immette da destra, ed è forse questa la via regolare da seguire per giungere a questo punto. Proseguiamo quindi invece a sinistra fino ad arrivare in località Gazeu. Si continua quindi sul sentiero della Diretta, segnato in biancorosso, fino in vetta a Punta Martin senza che vi siano praticamente bivi. Dalla vetta, per scendere al Dito Mondini, occorre ridiscendere qualche metro di sentiero (circa 20), quindi, appena il sentiero gira verso destra, lo si lascia per salire sull’elevazione di fronte (si sale un paio di meri) e quindi ci si dirige verso un canalino roccioso che si affronta superando un paio di passaggi alpinistici. Dopo il canalino si scende ancora su prati ripidi, tenendo sempre la direzione sud, fino ad arrivare all’evidente Dito. Nell’occasione ero sceso ancora un po’ per vederlo da sotto. Si risale quindi per lo stesso percorso alla vetta, quindi si continua sull’unico sentiero, dirigendoci a destra verso il Bivacco del Monte Penello. Giunti al Bivacco si continua verso nord, giungendo in breve al Colle Gandolfi, dove prendiamo l’Avml verso sinistra, con la quale arriviamo al Passo del Veleno. Al Passo iniziamo a scendere a sinistra col sentiero segnato triangolo rosso vuoto, che sicuramente sarebbe opportuno seguire fino a quando attraversa la ferrovia, per poi prendere a sinistra, superato il passaggio a livello, e riimettersi sul percorso dell’andata poco prima del Santuario. Io invece, più in alto, ho deviato a sinistra in Via Giutte per seguirla integralmente fino a quando non si immette in Via Baiarda e arriva quindi all’Acquasanta, ma sicuramente la prima opzione è più consigliabile rispetto a quella che ho effettuato io.
molto bello il Dito Mondini e l’ambiente in cui si trova, Dito che si può raggiungere anche direttamente dall’Acquasanta, tramite la Cresta Federici, come spiegato in altra pagina di questo sito. A parte questo anche la Diretta attraversa un bell’ambiente roccioso, mentre risulta un po’ noioso il ritorno dalla tortuosa Via Giutte, in alternativa si può continuare sul triangolo rosso vuoto (come spiegato nella descrizione del percorso) o scendere dal Monte Penello verso sud, arrivando fino al Colle Baiarda e quindi alla Colla dei Termi.
Percorso Inedito
07-03-2009
Acquasanta (170) – Gazeu (290) - Punta Martin (1001) – Dito Mondini (950) - Punta Martin (1001) – Bivacco Monte Penello (998) – Colle Gandolfi (935) – Passo del Veleno (655) – Giutte (335) – Acquasanta (170).
15,6 Km circa.
1000 m. circa.
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Punta Martin anello per la Diretta e Via Giutte dall’Acquasanta


Punta Martin, so che per molti di voi è come essere a casa, ma, per me non è così: conosco molto meglio, per esempio, le Dolomiti e la Costa Azzurra che queste zone… D’altronde è sempre stata caratteristica assai radicata del mio pensiero, e non solo per quanto riguarda la montagna, di non preferire i luoghi e la gente dei posti dove sono nato e vissuto, ma di mettere, almeno a priori, tutti sullo stesso piano ed, evidentemente, ciò influenza anche le mie scelte in campo escursionistico… So, per esperienza, che quando parlo di queste cose non ottengo altro che attirarmi antipatie e, quindi, spesso, evito di farlo, ma, ormai, credo di conoscervi e stimarvi abbastanza da potermelo permettere, d’altronde, nonostante i problemi che può crearmi e mi ha creato questo mio modo pensare, io, comunque, ne vado orgoglioso, dopotutto sono mie idee personali, non condizionate, né generate dal pensare comune… In ogni caso io sono fatto così e, se per questo sono antipatico è inutile nasconderlo, se fingessi non sarei io quello ‘simpatico’ ma qualcun altro che non sono e non voglio essere… Ma, dopotutto, perché mi faccio dei problemi, probabilmente sono già riuscito a rendermi antipatico in precedenza, per esempio, colla questione della Torretta Doria e, quindi, non rischio niente… Già la Torretta Doria, Punta Martin mi ha fatto venire in mente anche questo: non avrò forse fatto qualcosa di sbagliato anche qui scavalcando il muro del passaggio a livello dell’Acquasanta? Spero sinceramente di non suscitare le stesse polemiche… Dopo la solita psicotica premessa eccomi al dunque: Sabato, bellissima e nitida giornata, sarebbe meglio scegliere di andare al Collain e al Reixa, dove il panorama è sicuramente migliore, invece di rispettare le promesse fatte su Quotazero riguardo al Dito Mondini (che al contrario, con un po’ di nebbia potrebbe essere anche più suggestivo…), ma, ormai, sono unescursionista interattivo e non riesco a ribellarmi alla volontà del forum… Mi dirigo quindi alla volta dell’Acquasanta, che preferisco alla partenza da San Carlo di Cese, nonostante che da quest’ultima località io non sia mai salito a Punta Martin, per la curiosità di vedere la situazione del predetto passaggio a livello… Durante il breve viaggio in macchina ho modo di preoccuparmi notando una nuova e abbondante coltre di neve sul Reixa: è nevicato di nuovo! Ma quando? non faceva ormai caldo? Inizio quindi a cercare di individuare la situazione su Punta Martin e intravedo qualche macchia di neve nei dintorni, la situazione non promette nulla di buono… Ormai però non mi posso più tirare indietro i miei 4 affezionati lettori di Quotazero aspettano trepidanti mie notizie sul Dito e, quindi, mi dirigo con rassegnazione alla fatidica meta… Posteggiata la macchina davanti alla Chiesa, parto per la meta intorno alle 9, in breve arrivo al passaggio a livello: bisogna scavalcare una ringhiera e mi pare ci sia anche un cartello che lo vieti, ma, per non sentirmi in colpa, evito di leggerlo. Attraversati i binari ecco il fatidico muro: una provvidenziale cengia, seppur artificiale, mi permette di passare oltre, senza rischiare brutte figure alpinistiche nel tentativo di scavalcamento. Una volta passato mi accorgo che poco più avanti è presente una nuova traccia che permette di evitare completamente il muro. Continuo quindi rapidamente fino al guado della Baiardetta, ma, appena passato sull’altra sponda (niente doppi sensi), intravedo qualcosa di interessante più in alto lungo il torrente. Nonostante il mio obiettivo sia un altro non riesco a trattenermi e torno sui miei passi per accingermi a risalire il torrente sulla sponda sinistra orografica. Qui, affrontato, nello scavalcamento di un masso, il passaggio alpinistico più difficile della giornata arrivo ben presto alla vista di due belle e copiose cascate affiancate, a cui fa da cornice l’imponente cresta della Baiarda. Fatte le foto di rito, e anche qualcuna in più (come il mio solito..), devo usare tutta la mia forza di volontà temprata in mille escursioni EE per rinunciare a proseguire lungo il torrente che, anche per le recenti piogge, si presenta abbondante d’acqua, cascate e laghetti, e riallinearmi al progetto iniziale; mi riprometto, però, che, prossimamente, quando verrò a provare il Sentiero Frassati, esplorerò la variante in risalita della Baiardetta fino al masso del Ferrante, per poi riprendere qui il predetto sentiero Frassati. Inizio quindi la salita della cresta e, ben presto, devo rimettermi la maglia, a causa del vento fortissimo che soffia da nord-ovest, tanto forte da spostarmi più volte e da rischiare di farmi cadere (munito di zaino e macchine fotografiche peserò non meno di 85 Kg…) più volte durante la salita… Nonostante questo procedo impavido e, superata la Rocca Calù, incomincio ad occhieggiare fuori sentiero per cercare di scorgere il Dito in questione. Mi pare in effetti di scorgerlo e tento allora una prima sortita fuori sentiero per avvicinarmi, ma l’erba bagnata e spruzzata di neve mi fanno subito tornare indietro… Per fortuna mi sono portato i ramponi, ma non ho idea su che presa possano fare sull’erba… A questo punto sono abbastanza convinto che non riuscirò a realizzare il mio progetto, vorrei però almeno localizzare con sicurezza la via per raggiungere il Dito, in modo da andare a colpo sicuro una prossima volta. Poco prima della cima, tento un’altra sortita e , stavolta, mi spingo un po’ più avanti, ma mi vedo costretto a rinunciare per lo stesso motivo. Il ritorno è, oltretutto, abbastanza pericoloso, e, nonostante il largo uso di solide autoassicurazioni su ciuffi di fili d’erba e rametti secchi, mi riprometto di non tentare più in simili condizioni di aderenza… Riparto quindi velocemente per la cima e giuntovi alfine, mi fermo per montare i ramponi, nella convinzione di dovergli far prendere almeno un po’ d’aria avendoli portati… Con grande gioia scopro invece che i ramponi danno un’ottima aderenza anche sull’erba e, a questo punto, non posso fare a meno, quindi, di iniziare a scendere verso il Dito… Mi dirigo quindi immediatamente a sinistra di una piccola croce (non chiedetemi perché, fortuna credo…) che si trova subito prima della cima e scorgo subito una canalino che mi ricorda quello terminale descritto sulla relazione della Via Federici. Non è comodissimo affrontare la roccia coi ramponi, ma riesco comunque a passare il camino senza grosse difficoltà e senza autoinfilzarmi. Qui una buccia di arancio (originale segnavia…) mi conferma che sono sulla strada giusta, ma da qui in poi non riesco invece a stabilire quale sia la giusta prosecuzione. Spostandomi sulla destra individuo subito il Dito Mondini e un'esile traccia di sentiero che si dirige ancora più a destra. La traccia porta sopra un ripidissimo canalino erboso che, pur giudicandolo possibile, non mi fido a scendere, immaginando che esista una via più facile. Decido quindi di dirigermi sulle roccette immediatamente sopra il Dito che dovrebbero assicurarmi miglior presa per le mani. La scelta non risulterà del tutto indovinata, perché, almeno in discesa, alcuni passaggi sporgenti (per fortuna che ho lasciato lo zaino in cima…) e non perfettamente valutabili dall’alto, mi creano qualche problema. Arrivo in ogni caso al dito e, dopo averlo fotografato in tutte le salse decido di scendere ancora per avere una migliore visione d’insieme. La discesa dopo il Dito non presenta alcun problema e permette qualsiasi variante si voglia, anzi, mi pare di poter intuire che si potrebbe proseguire fino al Masso Ferrante senza alcun problema alpinistico; prima o poi proverò anche questa cosa… Ritorno quindi su e risalgo, oltrepassato il Dito, per il canalino a sinistra, evitato in discesa, e riesco a salirlo senza problemi, anche grazie ai ciuffi d’erba così alla mano… Ritornato in vetta rifaccio un giro di foto (non si sa mai che ne abbia dimenticata qualcuna…) e parto verso il Pennello. Da notare poi, tra il Colle Gandolfi e il Passo del Veleno un ‘igloo’ di pietra al quale un bel cartello del parco davanti all’ingresso aggiunge quel pizzico di wilderness che non guasta mai…. Il ritorno, comunque, è assai meno interessante dell’andata e offre solo qualche bel panorama su Punta Martin e la costa ovest (veramente splendida grazie alla nitidezza della giornata…) nel tratto fino al Colle Gandolfi, riuscirò comunque, per rimediare, a renderlo più interessante sbagliando strada più volte in via Giutte… Come ogni bravo escursionista esperto, in effetti, mi trovo molto più a mio agio nella boscaglia più intricata e nella nebbia più fitta che sulla strada asfaltata sotto casa, dove, invariabilmente, mi perdo e riesco a ritornare solo chiedendo aiuto ai malcapitati passanti… Non posso però ascrivere il fatto completamente a mio merito perché dall’agriturismo Grilla in poi il sentiero, mi dicono i gestori dello stesso, pare non esista più, però, la mia cieca convinzione nell’autosufficienza delle mie qualità escursionistiche, mi consentirà, comunque, di percorrere cinque volte avanti e indietro Via Giutte prima di rassegnarmi a chiedere informazioni… Accontentandomi quindi di aver fatto dieci Km in più del necessario, mi rassegno a proseguire su via Giutte, godendomi lo spettacolo di un’Enrosadira fuori zona su Punta Pietralunga e Martin, prima di tornare alla macchina. In conclusione, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla gita, a parte lo splendido Dito Mondini, ho riscoperto, lungo la cresta di Punta Martin, angoli suggestivi che, nelle mie precedenti escursioni, complice anche la nebbia, non avevo mai notato…