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Monte Pisanino anello per la Bagola Bianca e il Canale delle Rose dal Rifugio Val Serenaia

Monte Pisanino anello per la Bagola Bianca e il Canale delle Rose dal ...

Percorso Inedito
21-10-2018
Rifugio Val Serenaia (1050) – Bagola Bianca (1800) – Monte Pisanino (1935) – Foce Altare (1715) – Foce Cardeto (1640) – Rifugio Val Serenaia (1050).
7,8 Km circa.
1050 m. circa.
EM e soundofsilence.
Scarica la traccia Gps
F+ (alpinistico facile superiore) a mio parere la Bagola Bianca, sempre impegnativa e raramente rilassante, con alcuni passaggi di I ed alcuni di II dove una parete rocciosa sbarra la strada a quota 1550, tutti piuttosto delicati, se non esposti. Spesso ci si aiuta con l’erba, ma dipende anche dove si passa, che quasi tutti i punti chiave presentano varie possibilità di passaggio. Il tratto di II presenta buoni appigli ed appoggi, ma è a tratti verticale ed un po’ esposto. Il tratto più esposto poi si ha sulla cresta dopo la Bagola Bianca, quando la cresta diventa rocciosa e si assottiglia assai, qui occorre molta prudenza, ma non ci sono difficoltà, al massimo si può passare a 4 zampe… In definitiva alla fine il punto più difficile per noi è stato non tanto nei citati passaggi chiave, ma nella parte iniziale di cresta, quando abbiamo deciso di evitare un tratto di cresta rocciosa e affilata per passare su sentierino a destra e forse abbiamo sbagliato perché la risalita è stata su zolle fangose un po’ delicate, niente di impossibile, ma da affrontare con molta cautela L’ultimo punto chiave infine si ha quanto un risalto roccioso sbarra la strada poco prima della vetta, qui passando a destra attaccati alla roccia non abbiamo avuto grosse difficoltà, ma la risalita sulla cresta richiede un singolo passo un po’ più difficile, per me anche questo di II, seppur non tanto ortodosso, visto che gli appigli sono erbosi. La discesa sulla normale è indubbiamente molto più semplice e la valuterei EE, per escursionisti esperti) nelle condizioni ottimali in cui l’abbiamo trovata, in primavera, con l’erba alta e, magari, qualche residuo di umidità, diventa decisamente più insidiosa. Anche il famigerato traverso esposto ci è sembrato decisamente semplice e non veramente esposto, vuoi per aver fatto prima la Bagola, vuoi per le condizioni ottimali del terreno.
Da Genova in autostrada prima sulla A12 e quindi sulla A15 (La Spezia – Parma) fino ad Aulla. Si prende quindi la strada per il Cerreto (ss63) in direzione Fivizzano fino al bivio con la sr445 (strada regionale della garfagnana) in località Gassano. Si segue la sr445 in direzione di Piazza al Serchio e Castelnuovo Garfagnana fino a Casola in lunigiana, dove si svolta a destra passando a fianco di una caratteristica torre sulla sede stradale imboccando così la SP59 per Minucciano. Poco dopo Minucciano (1 Km circa) si svolta a destra sulla strada segnalata per Orto di Donna e Val Serenaia che si percorre per 5 Km, fino a giungere al Rifugio Val Serenaia in, dove esistono amplissime possibilità di parcheggio.
dal parcheggio parte subito una chiara traccia che si dirige verso un palo della luce ed a dei resti di un muretto. Dopo un tratto sulla massima pendenza, a quota 1150 circa, la traccia piega a sinistra ed effettua un traverso pressochè in piano. Qua il sentiero non è più così evidente e, probabilmente, non riusciamo a fare il percorso giusto, in ogni caso, giunti ad un crinale, poco sopra un poggetto erboso, abbiamo lasciato la traccia che continuava incerta a traversare in piano, per piegare a destra sulla massima pendenza direttamente per prati molto ripidi. Saliamo quindi senza traccia con qualche difficoltà, ma senza pericoli, seguendo più o meno il crinale e la massima pendenza. A quota 1250 circa incrociamo una chiara traccia proveniente da destra, che imbocchiamo in salita. La nuova traccia rimane chiara e facile da seguire fino all’attraversamento di una zona pietrosa (quota 1365 circa), qui pieghiamo a sinistra, trovando quasi subito una chiara traccia, diretta a nord, verso il crinale. La traccia diventa poi un poco meno chiara, ma non ci si può sbagliare dirigendoci verso il crinale, poco prima del quale traversiamo un grosso lastrone di pietra grigia con affioramenti calcarei bianchi che fungono da gradini. Giunti quindi al crinale lo imbocchiamo verso destra in salita. Passato un primo risalto roccioso senza difficoltà, arriviamo ad un secondo un poco più affilato, dove decidiamo di seguire un sentierino sulla destra che lo evita, ma non è detto sia la scelta giusta, perché la risalita alla cresta risulta un po’ precaria su non salde zolle terrose e pietre non salde, oltre al fatto che non è chiaro il punto in cui si deve risalire. In ogni caso, risaliti in cresta alle bene e meglio, ci troviamo subito la strada sbarrata da una parete rocciosa. Qui abbiamo deciso di traversare a destra, dove troviamo subito una lastra rocciosa da attraversare. La lastra è abbastanza in piano (anche a seconda di dove la si attraversa) e non presenta problemi salvo nell’uscita, non esposta, ma che costringe ad issarsi sul successivo sentierino usando i ciuffi d’erba (forse non ho indovinato il punto migliore per passare, ma l’ho fatto proprio in corrispondenza dell’inizio della traccia). Il sentierino è stretto ma chiaro e traversa in orizzontale per più di cinquanta metri, per poi risalire verso il crinale. Si risale arrampicando tra rocce, per fortuna ben salde, ed erba, e, passato il passaggio più difficile, un tratto verticale in cui ci si aiuta con uno spunzone a sinistra (almeno II) ci si trova a pochi metri dal crinale, che si raggiunge con prudenza sfruttando a zig-zag piccole cengette erbose. Ci troviamo quindi nuovamente a salire il crinale, scendendo subito brevemente ad una selletta, per poi risalire per prati molto ripidi su chiara traccia. Incontriamo poi un risalto erboso-roccioso con passaggi di I, dopodichè si torna a salire per prati ripidi, giungendo così in cima alla Bagola Bianca, contrassegnata da un ometto di pietra. Da qui attraversiamo un tratto di cresta prativa facile e pianeggiante, ma, man mano, la cresta si restringe per presentare poi un affilato tratto roccioso molto esposto, da affrontare con molta prudenza. Dopo questo passaggio la cresta diventa più ripida e si incontrano alcuni passaggi in cui si usano le mani, per arrivare quindi di fronte ad un risalto roccioso verticale che ci sbarra la strada. Qui prendiamo una traccetta immediatamente a destra ed alla base delle rocce, e, appena passate, pieghiamo a sinistra risalendo in cresta per zolle e rocce con un passaggio forse di II, anche se non molto ortodosso, essendo le prese più erbose che rocciose. Qui finiscono le difficoltà e si arriva in breve sulla vetta. Dalla vetta continuiamo sulla cresta seguendo dei bolli blu che ci guidano per cresta fino ad una forcella sottostante la vetta, da cui si piega a destra iniziando a scendere per il ripido Canale delle Rose. Dopo la ripida discesa giungiamo alla Foce di Altare, dalla quale iniziamo a traversare sotto le pareti degli Zucchi di Cardeto più o meno in piano, ma con tratti di sentiero esposto. Passati gli zucchi il sentiero scende di oltre un centinaio di metri, per poi iniziare a risalire verso la Foce di Cardeto. Quasi al termine della risalita troviamo una scritta in azzurro: “Pisanino” e, quindi un bivio, dove prendiamo a destra per la Foce di Cardeto, mentre a sinistra il sentiero va verso le cave della Focolaccia. In breve giungiamo quindi a Foce Cardeto, da dove iniziamo la discesa per la Val Serenaia. Dopo 100 metri circa troviamo il bivio segnalato a sinistra per il Rifugio Orto di Donna, mentre noi continuiamo a scendere dritti. In questo tratto occorre comunque fare molta attenzione ai segni biancorossi, perché ci sono vari punti dove la traccia trae in inganno. Dopo alcuni salti rocciosi giungiamo ad una zona con enormi massi con bellissime stratificazioni, quindi continuiamo la discesa per giungere ad un tratto attrezzato con cavi, dopo il quale entriamo nel bosco, che percorriamo ponendo sempre attenzione ai segni biancorossi, in quanto vi sono parecchi cambi di direzione. Alla fine del bosco giungiamo ad una radura prativa presso una casa con recinto e, poi, passiamo sulla sinistra di un percorso di bird-watching (o qualcosa di simile) per giungere quindi al primo parcheggio, dal quale seguiamo brevemente la strada asfaltata verso destra, fino al Rifugio Val Serenaia dove abbiamo parcheggiato.
finalmente la Bagola, dopo tanti anni che la sognavo! Sicuramente impegnativa e non per tutti, ma non bisogna essere dei superman per farla, occorre indubbiamente esperienza e concentrazione per seguire il percorso migliore e per affrontare i vari passaggi delicati, ma non v’è niente di veramente pericoloso o difficile se non si sbaglia percorso, il che, nonostante la sottile e inconfondibile cresta è possibile considerate le varie traccette che evitano, o sembrano evitare i punti difficili. Fatta questa premessa, ne vale sicuramente la pena: stupendo il tratto che dalla Bagola Bianca conduce in vetta, una cresta affilata ed esaltante, che sembra impossibile poter percorrere. Bellissimo il panorama di vetta, soprattutto sugli incredibili Zucchi di Cardeto, da qui veramente irreali. Bello e panoramico anche il resto del percorso, anche se dopo averlo fatto tante volte, mi sembra quasi normale.
Percorso Inedito
21-10-2018
Rifugio Val Serenaia (1050) – Bagola Bianca (1800) – Monte Pisanino (1935) – Foce Altare (1715) – Foce Cardeto (1640) – Rifugio Val Serenaia (1050).
7,8 Km circa.
1050 m. circa.
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