Monti Maggiorasca e Tomarlo dal Passo del Tomarlo




Sabato 17 dicembre 2011: Passo del Tomarlo (1485) – Croce Martincano (1724) – Monte Maggiorasca (1804) – Rocca del Prete (1666) – Passo del Tomarlo (1485) – Monte Tomarlo (1602) – Passo del Tomarlo (1485).


Partecipanti: Aldo51, Dirty Harry, Ramingo e Soundofsilence.


Lunghezza: 12,5 i Km fatti da noi, 10 circa il percorso pulito.


Dislivello: 650 circa.


Difficoltà: Tutto E tranne la salita al Tomarlo, sicuramente EE, sia perché il percorso di cresta è a tratti esposto, sia perché l’assenza di una chiara traccia necessità dell’esperienza per scegliere la via migliore ed evitare i tratti più esposti e difficili.


Percorso in macchina: Da Genova in autostrada fino a Lavagna, risalire quindi a Borzonasca e poi a Parazzuolo per la Sp586. Da Parazzuolo si procede verso Rezzoaglio, dove si prende a sinistra, proprio in corrispondenza del cartello che indica invece Santo Stefano a destra (si risparmiano così 7 Km.), si passano le località Caselle e Casa Rossa e si giunge a Santo Stefano. A Santo Stefano si svolta a destra su Via Costignola e, quindi, sempre a destra su via Piacenza, seguendo così sempre la sp654 fino al Passo del Tomarlo, dove si parcheggia.


Percorso a piedi: Noi, anche per un’incomprensione, abbiamo fatto prima il Maggiorasca e dopo il Tomarlo, ma consiglierei di fare viceversa, onde lasciare più spazio per eventuali allungamenti del percorso verso Prato Cipolla e Groppo Rosso, per esempio.
Dal Passo si prende il sentiero a sinistra per il Maggiorasca e lo si segue ignorando una deviazione a sinistra segnalata per Prato Cipolla. Successivamente si incontra il bivio per il Monte Croce Martincano, che si imbocca sulla sinistra: si arriva fino in cima al panoramico monte e si ritorna indietro per lo stesso percorso fino al bivio, stavolta continuando a sinistra. Si ignorano i successivi bivi sulla sinistra per la Rocca del Prete e per Prato Cipolla e si continua sulla X gialla fino alla vetta del Maggiorasca. Dalla vetta si continua sul crinale verso nord per poi scendere a sinistra sul sentiero verso Prato Cipolla (in realtà trattasi di pista da sci). All’ampio bivio successivo, dove la pista da sci si biforca, si lascia sulla destra la discesa per Prato Cipolla e si prende la pista sulla sinistra che si segue per circa 250 metri per svoltare quindi a sinistra sul sentiero 194 per la Rocca del Prete.
Salendo verso la Rocca si incontrano vari bivi in successione: prima due bivi a destra per Prato Cipolla, dove occorre continuare a sinistra per la Rocca del Prete, poi un bivio per il Maggiorasca a sinistra, dove prendiamo invece a destra, sempre per la Rocca del Prete. Infine si incontra la deviazione a destra per la vetta della Rocca, che si raggiunge in breve, per poi ritornare sul sentiero 194 che si imbocca sulla destra, nella direzione che già stavamo seguendo. Al successivo bivio si prende sulla sinistra il 194a che in breve riporta sul sentiero dell’andata che si percorre in discesa fino al Passo del Tomarlo; qui si attraversa la strada e si prende la sterrata sull’altro versante che si segue per circa 350 metri, dove la si abbandona per seguire una molto vaga traccia che sale nel bosco, individuabile, più che altro per i cartelli di ‘Divieto di caccia’ che ne scandiscono il percorso; in breve si giunge all’affilata cresta erbosa, interrotta da vari roccioni e guglie che rendono il percorso più difficoltoso; da qui in poi occorre prudenza nel scegliere la strada migliore che non sempre coincide col filo di cresta, a volte decisamente esposto.
Vaghe tracce evitano le rocce sui ripidi prati sulla destra, ma è anche possibile, specie per superare l’ultima asperità precedente alla prima vetta, aggirarla dalla parte del bosco sulla sinistra; se si decide invece di non aggirarla conviene superare un breve caminetto roccioso di primo grado e proseguire in cresta, piuttosto che, almeno secondo me, risalire per i ripidi ed esposti prati a destra, specie se le condizioni di aderenza del terreno non sono perfette. Ripresa quindi la cresta in uno dei 3 modi appena elencati si può proseguire sulla stessa fino in vetta (esposto ma non difficile) o seguire una traccia sulla sinistra che passa pochi metri sotto il filo di cresta e permette di guadagnare la vetta per facili roccette. Dalla prima vetta si scorge verso sud la seconda, vicina e di pari altezza, almeno secondo il mio GPS.
La si raggiunge di nuovo seguendo il filo di cresta o, tuttalpiù, discostandosene poco.
Si ritorna quindi al passo per la stessa via.


Racconto: Dopo appuntamento beneaugurante al cimitero di staglieno con Aldo e Ramingo, il viaggio per Recco procede naturalmente liscio fino al casello, dove, inspiegabilmente, la cassa automatica si rifiuta di accettare le nostre monete da 3 euro e, soprattutto, di darci il resto. Solo dopo aver introdotto circa 2 Kg e 300 di monete false e ferraglia varia, compresa una protesi dentaria in titanio, gentilmente fornita da Aldo, riusciamo finalmente a passare.
Ripartiamo quindi da Recco sulla Gromit-mobile e arriviamo al Passo del Tomarlo alle 9 circa, con temperatura -3.
Dato quindi il terreno ghiacciato e scivoloso, decido di ricorrere a una tecnica di mia invenzione che permette perfetta aderenza in qualsiasi condizione meteo; indosso quindi 2 scarponi differenti: uno da asciutto al piede sinistro e uno da bagnato al piede destro, geniale intuizione di cui, però, non posso ascrivermi per intero il merito, perché, come per la mela di Newton, il caso mi ha dato una mano, facendomi frugare al buio nell’armadio degli scarponi….
I colpi di genio, come ben immaginerete, non finiscono certo qua: stufo della solita trita routine organizzativa pre-gita che prevede di definire un percorso preciso per l’escursione, decido che è molto meglio lasciare spazio all’iniziativa e alla fantasia individuale di ciascuno di noi…
In poche parole, dopo 50 metri di percorso, ci ritroviamo ognuno per suo conto in 4 direzioni opposte.
Dopo aver vagato con soddisfazione per un’oretta nei roveti sottostanti il Monte Tomarlo decido che è ora di giocarsi il primo aiuto, e ricorrere quindi alla telefonata a casa (di Maury, è bello far partecipare in diretta gli amici che non hanno potuto venire in gita e stanno ancora dormendo…): naturalmente è impresa disperata nei 30 secondi canonici (di carica telefonica) far alzare il Maury dal divano e spiegargli che deve telefonare immediatamente all’avvocato divorzista (Harry, di cui non ho il numero sul telefono da gita), ma, per fortuna, la batteria finisce prima che riesca a dirgli che non è per sua moglie….
Non mi resta che ricorrere al secondo aiuto: il 50 e 50, così, dopo 50 tentativi avanti e in dietro in una direzione, ne bastano 50 nell’altra per ritrovare lo sbandato manipolo di valorosi escursionisti.
Evidentemente soddisfatti dall’esperimento ci riproviamo subito, dividendoci in 2 gruppi: Harry punta dritto alla vetta del Maggiorasca, mentre noi ci prendiamo le nostre soddisfazioni, insieme a Gromit, sulla Croce di Martincano. Il gruppo si riunisce, con mirabile sincronismo e precisione, sotto la statua della Madonna in vetta al Maggiorasca, per evidente intervento della provvidenza divina.
A questo punto il programma di minima, stilato in diretta durante i brevi momenti della gita in cui siamo stati insieme, prevederebbe la salita alla Rocca del Prete, ma Harry, sicuramente prete-rintenzionalmente, fa di tutto per schivarla.
Non ci riuscirà, nonostante fuga di 2 Km. in direzione opposta….
La fuga di Harry verso Prato Cipolla, infatti, ci porterà ben al di fuori della cartina che mi sono portato e ci costringerà a fare affidamento esclusivamente sul nostro senso dell’orientamento, ci ritroveremo così miracolosamente sulla Rocca del Prete, quando ormai ci eravamo rassegnati a puntare a Rocca d’Aveto, sbagliando, dopotutto, di solo mezzo nome, ottimo risultato per i nostri standard….
Deluso per non essere riuscito ad evitare la seconda vetta del giorno, il monocollezionista Harry si rifiuta di seguirci sul Tomarlo.
Ci ritroviamo quindi, non senza difficoltà (Harry, conoscendoci, era venuto prima a cercarci in macchina al Passo dello Zovallo…) tutti al Passo del Tomarlo e scendiamo a festeggiare con abbondanti libagioni gli scampati pericoli a Santo Stefano.
Ciliegina sulla torta, appena ripartiti dal borgo montano, ci fermano i carabinieri, ma essendoci a bordo solo 1 falsario, 3 ubriachi e 1 maniaco sessuale (Gromit), ci lasciano subito andare….


Conclusioni: Forse la più bella via per salire al Maggiorasca, in quanto ne mette in evidenza più i possenti bastioni rocciosi che i ripetitori sulla cima; Molto bella, in particolare la vista che se ne ha dalla Rocca del Prete. Altre belle guglie e creste rocciose si possono ammirare durante il percorso, niente di straordinario, ma, comunque, interessanti; al tal proposito potrebbe essere interessante scendere agli spuntoni (chiamati credo, i Gropponi), visti soltanto dalla sommità della Rocca del Prete, che sovrastano il Lago Riane, tramite il sentiero 196. Mi è piaciuta anche la salita per cresta al Tomarlo, caratterizzata anch’essa da torrioni ed emergenze rocciose. In conclusione una Val d’Aveto forse meno nota, ma non meno meritevole dei posti più conosciuti.




Croce Martincano e Aldo



Croce vetta Martincano e mare sullo sfondo più da lontano



Cresta dentellata salendo al Maggiorasca



Madonna Maggiorasca spunta sopra rami secchi salendovi più da lontano



Madonna Maggiorasca dal ripiano sommitale



Dente della Cipolla



Madonna Maggiorasca dalla Rocca del Prete



Madonna Maggiorasca dalla Rocca del Prete più da lontano



Madonna Maggiorasca dalla Rocca del Prete primo piano



Madonna Maggiorasca dalla Rocca del Prete primo piano più da vicino



Prati sommitali Rocca del Prete e Madonna Maggiorasca



Madonna Maggiorasca dalla Rocca del Prete più da vicino



Sentiero tra i faggi tornando al Tomarlo



Tomarlo scendendo al Passo



Croce Martincano e Maggiorasca salendo al Tomarlo



Aldo e Ramingo in cresta Tomarlo



Torrioni in cresta Tomarlo e Capraia sullo sfondo più da vicino



Torrioni in cresta Tomarlo e Capraia sullo sfondo primo piano