Tete du Coin de l’Ours e Tete de Plate Longe




Giovedì 15 settembre 2011: Larche – Vallon de Rofre – Pas de David – Tete du Coin de l’Ours – Pas de David – Tete de Plate Longe – Pas des Manzes – Vallon des Vaches – Larche.


Partecipanti: Em e Soundofsilence.


Lunghezza: 14,3 Km.


Dislivello: 1550 circa.


Difficoltà: E tutto esclusa la salita al Pas de David e alla Tete du Coin de l’Ours per i quali è sicuramente appropriata una valutazione F, anche se non ci sono più che passaggi di primo grado e pure pochi, non che quasi tutti evitabili. Non si può però, secondo me, parlare di una salita escursionistica, al limite fino al Pas de David si potrebbe ancora parlare di un EE, ma la totale assenza di sentiero, indicazioni (a dire il vero salendo alla Tete ci saranno, in tutto un 4-5 ometti con sotto un pezzo di straccio rosso per identificarli nell’immane pietraia da risalire), e pure di qualsivoglia traccia, nonché il terreno assai ripido e infido e la necessità di scegliere sempre la miglior via di passaggio che, se indovinata sempre consente pure di evitare quasi tutti i passaggi esposti, cosa che, però almeno all’andata è assai difficile ed è quindi possibile/probabile trovarsi in posti un poco pericolosi, mi fanno propendere, senza alcun dubbio, per una valutazione alpinistica del percorso.


Percorso in macchina: Da Genova fino a Savona sull’Autostrada dei Fiori, poi fino a Mondovì sulla Savona Torino. Da Mondovì si segue per Cuneo e, poi, per Borgo San Dalmazzo e il Colle della Maddalena. Si segue la strada per il Colle della Maddalena e si svalica in Francia dove si giunge, dopo pochi Km. dal colle a Larche. A Larche, 20 metri prima dell’Hotel de la Paix, si svolta a sinistra in Rue Romane e, 100 metri dopo, si parcheggia in uno spiazzo verde sulla sinistra presso uno fontana.


Percorso a piedi: dal parcheggio si punta al ponte sull’Ubayette a 150 metri di distanza, lo si attraversa, e si prende a sinistra, seguendo le indicazioni per la Tete de Plate Longe. Dopo 500 metri circa di ripida salita si arriva ad un bivio: un cartello indica Tete de Plate Longe a destra (in realtà ci si va, anche se con percorso più lungo, anche prendendo a sinistra) e ivi ci dirigiamo.
Si prosegue sempre in ripida salita fino a giungere a un ampio pianoro da dove inizia a essere ben visibile La Tete du Coin de l’Ours, alla destra della quale si può notare l’intaglio del Pas de David, al quale dobbiamo puntare; all’uopo, a quota 2300 circa si abbandona il sentiero segnato che inizia a girare a sinistra per dirigersi al Pas de Manzes e, senza traccia, si punta verso il Pas de David. Noi abbiamo traversato le pietraie sulla destra onde non perdere quota, ma è forse più comodo scendere ancora un poco verso il Lac de Rofre (asciutto in questo periodo) e risalire quindi sul ripido prato gradinato che arriva, circondato da pietraie, fino al Passo (2600 circa).
Dal passo si piega a sinistra, passando per un piccolo intaglio tra rocce brune (ve ne sono 2, meglio quello sotto, ma anche quello sopra è praticabile) pochi metri più in alto del passo stesso; ci si ritrova così sul versante nord; qui occorre risalire un molto instabile e scivoloso pendio sfasciumoso di alcune decine di metri, aiutandosi alla meglio con le rocce della parete rocciosa sulla sinistra (anche queste parecchio friabili, da testare prima di affidarcisi).
Passato questo tratto, forse il più insidioso dell’intera salita, si continua in salita, verso sud, su pietraia un poco più stabile, ma neanche troppo, evitabile però almeno in parte, passando sulle rocce brune sulla destra; arrivati dopo qualche decina di metri alla fine della pietraia alla base di rocce difficilmente praticabili, si piega a sinistra, traversando per pochi metri, prima la testata del ghiaione e quindi su alcune lastre inclinate e ricoperte di ghiaietto (sulle quali, manco a dirlo, prestare attenzione) per arrivare a un altro ghiaione che occorre sempre risalire nella medesima direzione sud. Il ghiaione si fa via via più ripido e la risalita è difficoltosa e faticosa causa il terreno instabile, si può però abbreviare il ‘calvario’ risalendo (non molto più di un metro) la barra rocciosa a destra (alla quale è bene stare vicini onde aiutarsi nella risalita con le mani) per trovarsi quindi su terreno un poco più agevole. Al ritorno consiglio però di non attraversare la barra rocciosa (sicuramente più insidiosa in discesa a causa dell’onnipresente ghiaietto) ma di affrontare tutto il ghiaione, cosa sicuramente più agevole scendendo.
Superata quindi la barra rocciosa si è ormai in vista della cresta terminale del monte che si erge di pochi metri sopra i ghiaioni; si punta quindi verso detta cresta cercando di passare per i punti con sassi più grossi e stabili, aiutati nella scelta della direzione anche da qualche ometto qua presente in quantita superiore a quelli incontrati in precedenza (direi, fin’ora, non più di 3-4) anche se disseminati, specie avvicinandosi alle rocce terminali in maniera non univoca; avvicinandosi alla cresta si possono notare vari brevi canalini che permettono di raggiungerne la sommità, il più facile è spostato sulla destra e non si vede salendo, tanto che noi ne abbiamo affrontato un altro, facile anch’esso, specie visto da sotto, ma che, poi, affrontato, presenta uno o 2 punti esposti da affrontare con molto poco spazio a disposizione e su terreno estremamente instabile, assolutamente da evitare in discesa; conviene, quindi, arrivati alla base delle rocce sommitali, farsi una bella passeggiata verso destra fino a trovare il canalino più semplice, riconoscibile perché più largo degli altri e anche per un buco alla base e sulla destra dello stesso.
Superato il canalino ci si trova in cresta, che, percorsa verso destra (si può anche percorrere senza difficoltà un tratto verso sinistra) porta ai 2863 metri della vetta, segnata da un grosso ometto.
La discesa avviene per la stessa via, con eventualmente l’eccezione sopra segnalata, fino al Pas de David e, oltre, per tutto il ripido prato che scende fin quasi al Lac de Rofre, poco sopra il quale (tra i 2400 e i 2450 metri) si piega verso destra puntando alla cresta che conduce alla Tete de Plate Longe. Si traversano quindi i ghiaioni (senza traccia, tratto direi EE, sicuramente più facile di quanto affrontato in precedenza) sovrastanti il lago (se c’è…) per raggiungere la predetta cresta erbosa che si può risalire direttamente (molto ripida ma senza alcuna difficoltà) o traversando verso sinistra, il che consente di raggiungere prima la traccia segnata; raggiunta detta traccia la si segue fino al grande ometto di vetta posto sulla sommità meridionale della Tete de Plate Longe, che è però più bassa di circa 3-4 metri di quella settentrionale, raggiungibile comunque senza difficoltà, ma anche senza sentiero, in pochi minuti.
Dalla vetta si segue a ritroso la traccia segnata fino al Pas des Manzes, dove si prende a destra il sentiero che scende nel Vallon des Vaches e, con un giro più lungo dell’andata, riporta a Larche.


Conclusioni: Ambiente veramente unico, non esiste un altro posto con i corrugamenti e le pieghe della Tete du Coin de l’Ours, sicuramente da vedere per restare ammirati dalla forza e grandiosità della natura, anche limitandosi alla Tete de Plate Longe se non ce la si sente di sconfinare nell’alpinismo, seppur semplice. Molto belli anche i panorami di vetta sulla Tete de Siguret e sulle cime della Val Maira, nonché verso il Lac de Sagnes e il Bonnet Carré, però questi ultimi un poco distanti. Peccato solo per il lago asciutto, sarebbe stato, probabilmente, la ciliegina sulla torta, ma a me, comunque, le ciliegie non piacciono, quindi è andata bene anche così…




Tete de l'Ours uscendo dal bosco del Vallon de Rofre



Tete de l'Ours ucendo dal bosco del Vallon de Rofre con meno cielo sopra



Strati contorti sulla sinistra del Vallon de Rofre



Altri strati contorti sulla sinistra del Vallon de Rofre



Rocca Blancia Meyna Viraysse e Sautron dal Vallon de Rofre



Tete de l'Ours dal Vallon de Rofre



Tete de l'Ours dal Vallon de Rofre molto più da lontano



Tete de l'Ours dal Vallon de Rofre più da vicino



Tete de l'Ours dal Vallon de Rofre primo piano



Tete de l'Ours dal Vallon de Rofre più da lontano



Tete de l'Ours dal Vallon de Rofre ancora più da vicino



Tete de l'Ours salendo al Pas de David



Tete de l'Ours salendo al Pas de David più da vicino



Tete de l'Ours salendo al Pas de David ancora più da vicino



Torrione e vista sugli Chambeyron dal Pas de David più da lontano



Tete de Rofre e vista nord salendo alla Tete de l'Ours



Enrico verso la vetta della Tete de l'Ours



Cresta sommitale Tete de l'Ours



Cresta est Tete de l'Ours più da vicino



Cresta est Tete de l'Ours ancora più da vicino



Cresta est Tete de l'Ours più da destra



Pendici Tete de l'Ours Lac e Tour de Sagnes dalla cresta



Lastroni Tete de l'Ours vetta e Siguret dalla cresta



Vetta e Tete de Siguret dalla cresta Tete de l'Ours



Strati contorti e Siguret dalla Tete de l'Ours



Cresta est Tete de l'Ours tra Argentera e Pelouse dalla vetta più da vicino



Cresta est e vista su Lac de Sagnes e Pelouse dalla Tete de l'Ours più da vicino



Tete de Siguret dalla Tete de l'Ours



Strati contorti e Siguret dalla Tete de l'Ours più da vicino



Strati contorti dalla Tete de l'Ours



Cresta est Tete de l'Ours tra Argentera e Pelouse dalla vetta più da lontano



Pointe de l'Aval Aiguille e Brec de Chambeyron dalla Tete de l'Ours



Rocca Blancia Meyna e Sautron con Monviso che spunta dietro dalla Tete de l'Ours



Chersogno dalla Tete de l'Ours



Oronaye dalla Tete de l'Ours



Cresta Tete de l'Ours e Marittime dietro con Matto sulla destra dalla vetta



Cresta Tete de l'Ours e Marittime dietro con Matto e Argentera sulla destra dalla vetta



Strati contorti e Siguret dalla Tete de l'Ours più da sinistra



Strati contorti e Siguret dalla Tete de l'Ours vista più centrale



Strati contorti dalla Tete de l'Ours molto più da vicino



Strati contorti dalla Tete de l'Ours più da vicino



Strati contorti dalla Tete de l'Ours primo piano



Cresta Tete de l'Ours e Marittime dietro con Matto e Argentera sulla destra dalla vetta più da vicino



Cresta est Tete de l'Ours tra Argentera e Pelouse dalla vetta ancora più da vicino più chiara



Rocca la Meja spunta appena dalla Tete de l'Ours



Enrico sulla cresta della Tete de l'Ours e Oronaye sullo sfondo



Cresta Tete de L'Ours con Pelouse sulla destra



Siguret scendendo dalla Tete de l'Ours



Prati rossi e Tete de l'Ours salendo alla Plate Longe



Prati rossi e Tete de l'Ours salendo alla Plate Longe primo piano



Prati rossi e Tete de l'Ours salendo alla Plate Longe primo piano più da vicino



Prati rossi e Tete de l'Ours salendo alla Plate Longe con meno cielo sopra



Prati rossi e Tete de l'Ours salendo alla Plate Longe più da vicino



Tete de l'Ours e Siguret spuntano dai prati salendo alla Plate Longe



Tete de Plate Longe de l'Ours e Siguret salendo alla prima



Tete de l'Ours salendo alla Plate Longe



Tete de l'Ours salendo alla Plate Longe più chiara



Tete Pelouse Bonnet Carrè e Pelousette salendo alla Plate Longe



Siguret Ours e Plate Longe dalla Cima Sud



Siguret Ours e Plate Longe dalla Cima Sud più da lontano



Siguret e Ours dalla Tete de Plate Longe Sud



Ometto vetta Plate Longe Sud e vista su Brec Chambeyron Rocca Blancia Meyna e Sautron



Siguret e Ours dalla Tete de Plate Longe Sud primo piano



Siguret e Ours dalla Tete de Plate Longe Sud primo piano più da lontano



Siguret Ours e Plate Longe dalla Cima Sud ancora più da lontano



Tete de l'Ours dalla Plate Longe



Tete de l'Ours dalla Plate Longe più scura