Monti Verruga Porcile Alpe di Maissana e Pù




Sabato 10 aprile 2010: Passo del Biscia – Monte Verruga – Monte Porcile – Passo del Bocco – Monte Alpe di Maissana – Monte Pù – Chiesa di Sant’Elena.


Partecipanti: Alec Scinty e Soundofsilence.


Lunghezza: 24 Km. circa, questi sono almeno quelli che abbiamo fatto noi; se ne possono fare di più però, considerato che nelle salite e discese dalle cime abbiamo tagliato parecchio fuori sentiero e, probabilmente anche di meno: in effetti il sentiero ‘pulito’ da varie divagazioni sarebbe di 21Km, ma ho preferito lasciare l’indicazione oggettiva, data appunto la possibilità concreta di allungare il percorso.


Dislivello: 960 metri circa in salita e 1700 circa in discesa.


Difficoltà: E, indubbiamente allenati. Potrebbero esserci problemi di orientamento in caso di scarsa visibilità, data la segnaletica non sempre visibile, specie nei pressi delle cime.


Percorso in macchina: Naturalmente per realizzare la traversata occorrono 2 macchine, da lasciare ad almeno 32 Km di distanza (Distanza Campegli – Passo del Biscia).
La prima macchina l’abbiamo lasciata a Campegli, poco sopra la Chiesa di Sant’Elena, raggiungibile da Genova uscendo al casello di Sestri Levante e proseguendo per Casarza Ligure sulla SP60 che si segue fino a quando si imbocca il bivio segnalato per Campegli; poco prima del paese si imbocca a sinistra per località Monte Pù (ci sono anche, mi pare, vari cartelli di agriturismi e aziende agricole) e si prosegue o fino a poco sopra la Chiesa di Sant’Elena o si continua, su sterrata in buone condizioni, fino all’Agriturismo Monte Pù (700 m. s.l.m.) risparmiando così un po di dislivello e Km in discesa (la Chiesa si trova a 250 metri circa di altitudine).
La seconda macchina va lasciata al Passo del Biscia che si raggiunge tornando prima a Sestri e svoltando quindi a destra, poco prima dell’autostrada, per la località Santa Vittoria, raggiunta la quale si prosegue verso Villa Montedomenico sulla SP88 fino ad imboccare verso destra la SP26 in località Piandifieno; si prosegue quindi sulla SP26, superati Reppia e Arzeno, fino al Passo del Biscia, dove si parcheggia.


Percorso a piedi: Dal Passo del Biscia si segue una sterrata segnata con striscie biancorosse e la scritta 5T (Altavia 5 Terre). Si giunge quindi a una casa forestale, presso la quale la sterrata si biforca; si prosegue quindi ancora seguendo il segnavia 5T (sinistra) per circa 350 metri fino ad incontrare una deviazione sulla sinistra, evidente ma non segnalata, che porta prima al Colle Fonte Sacrata e quindi ai piedi della cupola sommitale del Monte Verruga. (altri 350 metri dopo detta deviazione se ne incontra una ulteriore, meno evidente, sulla destra, segnata persino da uno sbiadito bollo rosso, ma non l’abbiamo seguita e non sappiamo dove porti…).
Per salire il Monte Verruga la traccia parrebbe traversare tutta la base per evitare le emergenze rocciose sovrastanti e quindi risalire fino alla vetta lungo i resti di una recinzione con filo spinato a cui occorre fare attenzione anche nel tratto precedente; noi invece siamo saliti più direttamente e rapidamente attraverso il primo canalino erboso che si apre tra i risalti rocciosi giungendo in breve in cresta e quindi in vetta. Dalla vetta ci sarebbe un meraviglioso panorama, tra l’altro, sulle Apuane, ma, data la giornata, non nitidissima, le abbiamo appena potute intravvedere…
Si torna quindi al Colle Fonte Sacrata, dal quale, per abbreviare il percorso, una comoda e evidente traccia sulla sinistra porta alla Vetta del Porcile, vetta un po’ rovinata dai sottostanti ripetitori. Analogo panorama di vetta a 360° gradi sulle vette circostanti, tutte di spiccata individualità (Zatta, Ramaceto, Chiappozzo, Verruga, Treggin, Roccagrande) , e analoga vista, purtroppo, sui ‘fantasmi’ delle Apuane…
La discesa dal monte prevede probabilmente di dirigersi a sud verso i ripetitori, ma noi, non avendo visto il triangolo rosso che dovrebbe fare da segnavia, se non in un unico e sperduto esemplare in via d’estinzione, siamo scesi a vista verso la sottostante sterrata dove, dopo poco, abbiamo riincontrato il segnavia 5T che taglia alcuni tornanti e porta sulla sterrata diretta al Passo del Bocco e segnata sia 5T che triangolo rosso. Giunti al Passo del Bocco, dove si incrociano varie sterrate, si lascia il triangolo rosso (ammesso di averlo mai visto…) e si prosegue sul 5T, congiunto ora coi 3 bolli rossi, sempre su sterrata. Si segue quindi la sterrata per un centinaio di metri fino ad incontrare un bivio sulla sinistra con indicazioni per il Monte Alpe.
Il sentiero in questione parte con larghi e strani tornanti in piano che si evitano facilmente andando dritti, risparmiando così, sicuramente, alcune centinaia di metri…
Si prosegue quindi sul sentiero segnato sia 5T che 3 bolli rossi, si riincrocia la sterrata (poco prima si può fare, volendo, una breve deviazione segnalata alla vetta dello Zenone), che si percorre per un breve tratto e la si abbandona nuovamente in corrispondenza di una fattoria. Si giunge quindi alla biforcazione tra 5T e 3 bolli rossi, dove si prosegue dritti a destra sui 3 bolli rossi.
Purtroppo giunti al limitare del bosco, i 3 bolli rossi scompaiono, ma una chiara traccia che risale ripidamente sulla sinistra verso la cresta e il tratto assai esposto, di fronte, nel bosco, facilitano la decisione sul percorso da seguire. Giunti in cresta i 3 bolli rossi riappaiono magicamente e conducono in breve alla bella e panoramica vetta. Molto bella soprattutto l’affilata cresta con bei ripiani erbosi e bianchi affioramenti rocciosi, dalla quale si può apprezzare finalmente anche il profilo del Porcile, senza notare troppo i ripetitori…
La discesa avviene seguendo il rombo rosso, evidente nella prima parte, latitante nella seconda. Basta comunque seguire fedelmente la cresta (anche perché ai lati la boscaglia è abbastanza fitta e non si intravvede alcuna altra traccia) per giungere alla sterrata sottostante. Si imbocca la sterrata verso destra, segnata 3 bolli rossi, che compie un ampio giro per portare alla base del Monte Pù.
Qui la sterrata fa il giro intorno al monte, mentre un sentiero segnato con bollo rosso porta in vetta in 20 minuti (come da cartello indicatore). La vetta offre un panorama interessante sulle cime circostanti, in particolare Treggin e Roccagrande assumono forme più alpestri e il Ramaceto alle spalle di quest’ultimo completa un quadro invero suggestivo.
Belle anche le viste sullo Zatta e il Porcile, mentre non si vede il Verruga. Dal Pù si ritorna brevemente sui proprio passi per riprendere la sterrata che si può imboccare indifferentemente a sinistra o a destra.
Noi siamo andati a destra (si dovrebbero risparmiare 10 minuti) e abbiamo seguito la sterrata che dovrebbeessere segnata cerchio rosso vuoto (in realtà non abbiamo visto neanche un segnavia, ma, in questo caso, non ce n’era bisogno…) e proseguito su sterrata (a tratti anche asfaltata) fino alla macchina; volendo è possibile allungare e rendere più interessante il percorso prendendo la deviazione segnalata per le grotte segnata 3 bolli rossi che porta sui due triangoli rossi, da seguire fino alla fine a San Pietro in Frascati e quindi per asfalto a Campegli oppure fino al nuovo bivio con i 3 bolli rossi che riportano direttamente a Campegli.


Racconto - Ovvero tutti gli accorgimenti indispensabili per essere un buon esploratore anche in posti che si conoscono meglio di casa propria…: Purtroppo, al giorno d’oggi, specie nella ‘vecchia’ Europa esistono pochi territori inesplorati e un bravo esploratore si deve adeguare e imparare a percorrere i percorsi conosciuti come se fossero ‘vergini’ e selvaggi…
Il buon esploratore quindi decide il percorso della prossima ‘esplorazione’ solo all’ultimo momento e a parte un punto di partenza e uno di arrivo (quest’ultimo solo per rassicurare eventuali ‘ospiti’, tanto non si arriva mai dove si è stabilito…) non studia assolutamente il percorso intermedio, riuscendo nello stesso tempo però a far credere a tutti di averlo fatto… Gli aspiranti (e a volte ignari di esserlo) pre-esploratori vanno infatti incoraggiati e non spaventati, si correrebbe infatti il grave rischio di pregiudicarne la vocazione in questa delicata fase di iniziazione…
Avendo così trovato 2 nuovi brillanti iniziandi esploratori in Alec e Scinty, per superare la loro iniziale diffidenza sulla lunghezza del percorso, dato che la distanza tra le 2 macchine necessarie all’impresa (oltre 30 Km), farebbe supporre una percorrenza a piedi almeno doppia, mi tocca usare tutta la mia arte di moderno riesploratore per tranquillizzarli e convincerli che, dato che il punto di partenza si trova 700 metri più in alto di quello di arrivo, si tratterà di una gita tutta in discesa…
Trovandomi però a confrontarmi con soggetti particolarmente difficili e diffidenti, in quanto non sanno ancora di essere esploratori, ma, credono invece, erroneamente, di essere esperti alpinisti, dovrò pure misurare la lunghezza del percorso sulla mappa GPS (rigorosamente in linea d’aria, d’altronde chi mai potrebbe prevedere che percorso labirintico farà un esploratore come me per spostarsi da un punto all’altro pur contigui?) e comunicargli che, nonostante l’apparenza, trattasi soltanto di 9 Km., e, poi, che, per, evitare qualsiasi problema, contatterò anche EM, il navigatore vivente, per farmi suggerire brillanti scorciatoie…
Vinta così qualsiasi comprensibile riluttanza, si parte!!!
Per far perdere subito l’orientamento ai partecipanti, cosa indispensabile per la riuscita di una buona esplorazione, approfitto della rotonda all’uscita dell’autostrada di Sestri per fare una decina di giri in tondo…
Grazie a questo astuto accorgimento riusciremo quindi a mancare la svolta di Campegli (nonostante l’enorme cartello che la indica) ed esplorare quindi un tratto in più della provinciale 523…
Giunti quindi, nonostante tutto, a Campegli, imbocco con sicurezza la deviazione per Monte Pù (ogni tanto bisogna rassicurare i partecipanti…), ma mi rifaccio subito percorrendo avanti e indietro la sterrata con la scusa di cercare dei cerchi rossi vuoti che dovrebbero segnarla…
Esplorata quindi per bene la strada da cima a fondo, decido che è opportuno lasciare la mascchina in fondo, onde lasciare più spazio all’esplorazione…
Ripartiti quindi con la seconda macchina, siccome il giro intorno alla rotonda, oltre all’innegabile utilità, ci è pure piaciuto, decidiamo di compiere anche qualche giro intorno all’uscita dell’autostrada, con la poco originale scusa di non aver visto il cartello per Santa Vittoria, arricchendolo anche di un piacevole contromano…
Percorsi quindi più noiosamente i successivi Km. fino al Passo del Biscia, tento la brillante mossa di fermarmi qualche metro prima del valico, cosa all’apparenza innocua, ma che porterebbe a percorrere una sterrata completamente diversa da quella prevista per il Verruga…
Esploratori come me non si diventa però in un attimo e, così, Alec rovina tutto accorgendosi dello ‘sbaglio’, evidentemente ho ancora tanto lavoro da fare…
Accortosi, forse, della mia delusione, visto che già vedevo in lui un brillante futuro da esploratore, il povero Alec tenta di rimediare confondendo il Chiappozzo con il Verruga…
A questo punto mi accorgo però che sarà dura e dovrò fare di meglio per far emergere l’esploratore che è in Alec…
Decido quindi, per guadagnarmi la sua fiducia, di scendere nel suo campo e di iniziare una brillante discussione di etica alpinistica: se la vetta è sormontata da occasionali sovrastrutture quali una croce, si può considerare raggiunta solo se si scala anche questa o basta toccare la roccia? E la seconda ipotesi implica che in presenza di neve o piattaforme di cemento (per esempio) bisogna scavare per considerare raggiunta la vera cima?
Distratti così da tali profonde elucubrazioni siamo pronti per nuove divertenti divagazioni, che, puntualmente, non mancheranno…
Buona parte del merito va anche alla oculata scelta della zona, che un bravo esploratore non può lasciare al caso: l’area occupata dal SIC del Monte Zatta & C. può in effetti sembrare a chi non ha l’occhio attento dell’esploratore caratterizzata da una banale e fitta rete di sentieri segnati, ma, in realtà tali segnavia sono posti con un occhio di riguardo per chi voglia provare il brivido dell’esplorazione…
Le principali vette, in effetti, presentano solo un segnavia alla base e uno in cima, lasciando la più ampia libertà di percorso e di esplorazione tra i 2 estremi…
Per gli escursionisti più incontentabili e per gli esploratori principianti è però previsto un sistema di segnavia portatili che permettono di essere sempre sulla traccia giusta, semplicemente portandosi dietro opportune pietre di dimensioni ridotte, disseminate in punti strategici, dipinte con l’opportuno segnavia…
Qualche preoccupazione ce la dà invece il Monte Alpe dove, nonostante le rassicurazioni relative all’assenza del rombo rosso ottenute sul Forum di Quotazero, i segnavia invece ci sono…
Per fortuna Alec risolve brillantemente la situazione (il ragazzo comincia a darmi soddisfazioni…) abbandonando decisamente la traccia e svoltando dritto nel fitto del bosco pochi metri prima di giungere sulla sterrata sottostante…
Soddisfatti quindi della bella divagazione tra le spine, di cui ci mostriamo orgogliosamente l’un l’altro/a le cicatrici, continuiamo diligentemente su sentiero fino al Monte Pù. Riguardo poi al cerchio rosso vuoto il ritorno lungo la sterrata del Monte Pù verso Sant’Elena, ci permetterà di capire che il sentiero è bensì segnato, ma a metà, nel senso che i cerchi rossi non ci sono, ma il vuoto sì…
Per concludere, un po’ più seriamente, si tratta di una traversata ad ampio respiro sempre con panorami amplissimi, sarebbe preferibile però effettuarla nelle nitide giornate invernali, dove le Apuane e il mare, con Punta Manara, la Penisola di Sestri e Portofino fanno da degna cornice a uno scenario di cime in primo piano che, comunque, hanno ciascuna una sua individualità.




Chiappozzo davanti a Zatta andando verso il Verruga



Crinali in controluce fino ad Apuane avvicinandosi al Verruga



Albero sulla sinistra sentiero e Verruga



Fiume Vara crinali e Apuane sullo sfondo



Verruga avvicinandosi al Colle Fonte Sacrata



San Nicolao e Alpe dal Porcile più da vicino



Balza rocciosa Porcile con San Nicolao e Alpe sullo sfondo



Casella in pietra su versante Porcile con Zatta sullo sfondo



Porcile da sterrata per il Bocco più da vicino



Punta Manara e Treggin salendo all'Alpe



Punta Manara e Treggin salendo all'Alpe più da vicino



Alec sulla cresta dell'Alpe



Alec sulla cresta dell'Alpe più da vicino



Cresta Alpe verde e rossa con sullo sfondo Zatta Porcile e Verruga



Cresta Alpe verde e rossa con sullo sfondo Zatta Porcile e Verruga più da lontano



Cresta Alpe verde e rossa con sullo sfondo Zatta Porcile e Verruga più da vicino



Alpe con Alec in vetta più da vicino



Alpe con Alec in vetta ancora più da vicino



Alpe con Alec in vetta primo piano



Alpe bandiera di vetta con Porcile e Verruga sullo sfondo



Roccagrande davanti al Ramaceto dal Pù



Treggin dal Pù



Roccagrande davanti al Ramaceto dal Pù più scura



Cresta Pù con mare sullo sfondo



Pietra di Vasca andando verso Sant'Elena