Monti Chiappo Ebro e Giarolo in traversata da Capanne di Cosola a Vendersi




Domenica 26 febbraio 2012: Capanne di Cosola (1490) – Monte Chiappo (1700) – Monte Ebro (1700) – Monte Cosfrone (1661) – Monte Panà (1559) – Monte Gropà (1446) – Monte Giarolo (1473) – Vendersi (720).


Partecipanti: Aldo51 – Dani80 – Dirty Harry – Lusciandro e Soundofsilence (+ Gromit).


Lunghezza: 15 Km circa.


Dislivello: 550 metri circa.


Difficoltà: E, in assenza di neve o ghiaccio; in queste ultime condizioni l’itinerario può essere comunque effettuato da un escursionista normale, purchè adeguatamente attrezzato.


Percorso in macchina: Premesso che per effettuare l’itinerario in traversata fatto da noi ci vogliono, evidentemente 2 macchine, direi che, col senno di poi, sarebbe meglio andare con una macchina sola, fermarsi al Giarolo e tornare indietro: il percorso passerebbe da 15 Km a 21 circa, ma non si perderebbe niente perché la discesa dal Giarolo non ha alcun interesse e, probabilmente, non si perderebbe neanche tempo, dati i 40 Km di strada tortuosa da fare in più in caso di traversata.


Percorso a piedi: Da Capanne di Cosola si prende l’evidente sentiero verso nord per il Monte Chiappo, Si segue il crinale fino a poco meno di 200 metri dalla vetta del suddetto monte; qui vi è un bivio dove lasciamo a sinistra la deviazione per l’Ebro e tiriamo dritti per il Chiappo, poco oltre la cui vetta si trova una costruzione.
Si torna quindi al predetto bivio e ci si dirige sempre per crinale verso il Monte Ebro, distante dal bivio 3 Km. Superato anche l’Ebro si continua sempre per crinale fino alle successive e non molto evidenti elevazioni, nell’ordine: Cosfrone (1 Km dall’Ebro), Panà (1 Km dal Cosfrone), Gropà (2 Km dal Panà) e Giarolo (1,5 Km da l Gropà). Dal Giarolo si prende a sinistra un’ampia sterrata che passa sotto i ripetitori. Dopo 1,7 Km di discesa (1170 m. circa) si trova un primo bivio, dove si deve prendere a sinistra (a destra si andrebbe all’assai distante (da Vendersi) Noceto. Dopo ulteriori 1,3 Km (quota 896) si trova un secondo bivio dove occorre nuovamente prendere a sinistra, anche se l’errore risulterebbe meno grave perché il sentiero porterebbe alla non lontanissima costa di Vendersi. Da quest’ultimo bivio, in circa 750 metri, si arriva a Vendersi, dove abbiamo lasciato la prima macchina.


Racconto: Appuntamento alle 8 in una sperduta località della Val Borbera dallo strano nome di “Vendersi”. Non ho caricato il city navigator sul GPS, riusciremo mai ad arrivare a destinazione?
Mi sbaglio però, le segnalazioni abbondano, già da Genova.
Qualcosa però non mi convince.
Niente di preoccupante invece, dopo aver visitato appena 6 ville, 10 box e venti arbitri, arriveremo quasi puntuali a destinazione.
Nel parcheggio del paese troviamo un SUV con portabagagli e porte spalancate, così lo ritroveremo anche la sera al ritorno. Si tratta di una simpatica tradizione locale per facilitare gli scambi commerciali, in ossequio al nome del paese che, evidentemente, non è Rubasi.
Aspettiamo quindi Dani80, che, naturalmente, essendo del posto, arriva un po’ più in ritardo di noi.
Alle 9 passate siamo alle Capanne di Cosola, ansiosi di effettuare la prima ciaspolata dell’anno.
Scendiamo dalla macchina: 20 gradi di temperatura e così tanta neve sui monti quanta ne cade in dieci anni sul Sahara.
La razza umana è però superiore ad ogni altro animale e non si fa condizionare dalla natura, bensì la domina e la piega al suo volere.
Indossiamo quindi, come se niente fosse, giaccavento, ghette, ciaspole, guanti di lana e passamontagna, mentre, nel frattempo, a conferma della sopraesposta tesi, 4 motoslitte, guidate da altrettanti individui leggermente meno superiori alle bestie di noi, sfrecciano avanti e indietro a tutto gas sull’asfalto.
Io invece, che, oltre ad essere un po’ bastian contrario, sono anche decisamente più bestia degli altri, rimango in maglietta e lascio ciaspole e ghette in macchina.
Partiamo quindi canticchiando allegramente una vecchia canzone di Anggun.
Giunti sul crinale un vento impetuoso ci investe: sarà finalmente l’inverno?
Putroppo no, è Lusciandro.
Il resto della gita lo passo assorto in piacevoli dissertazioni filosofiche con Harry, il quale tenta di convincermi ad apprezzare i riarsi mammelloni erbosi che stiamo percorrendo, adducendo motivazioni psico-anatomiche che farebbero certamente più presa sul latitante Maury.
Resterà la cosa più interessante della gita.
La piacevole conversazione ci distrae però leggermente e, nel finale della gita, invece di tornare a Vendersi, rischiamo di finire nel limitrofo comune di Perdersi, ma risolviamo il tutto brillantemente con la consueta ravanata.
Giunti quindi a destinazione decidiamo di rimediare alla monotonia dell’escursione effettuata con una divertente partita a nascondino.
A star sotto tocca a Dani80, in quanto ultimo venuto.
Harry e Lusciandro suggeriscono, guarda caso, di nasconderci in un bar di Albera.
Finita la conta fino a 3.243.618, il minimo indispensabile per consentire un rapido spuntino a Lusciandro, Dani inizia a cercarci, ma, non conoscendoci ancora bene, perquisisce un convento abbandonato.
Alla decima birra, decidiamo che è il caso di trovare un nascondiglio più facile e cambiamo bar, stavolta sulla strada del ritorno.
Non c’è verso, Dani non arriva: ci vuole un aiutino.
Lo chiamiamo quindi al telefono per suggerirgli il nome del bar.
Invece di Dani però, nonostante avessi cambiato, a tutela della privacy, una sola cifra del suo numero telefonico, ci risponde un vecchio ubriacone sedicente alpinista, il quale ci racconta come, dopo dieci birre, la salita al Cervino risulti assai più facile del crinale E(b)bro-Giarolo…
Non del tutto convinti, decidiamo di metterlo alla prova e lo invitiamo a raggiungerci al bar.
Si fa tardi però, e, a malincuore dobbiamo scappare, non prima però di aver ordinato ullteriori dieci birre e lasciato il conto da pagare in previsione dell’arrivo di Dani80 o del vecchio alpinista….


Conclusioni: Mi hanno incastrato: non era un posto in cui avrei voluto tornare, se non con la neve. In effetti è un percorso che è sicuramente bello nel verde brillante e nelle fioriture primaverili e che può esserlo altrettanto ricoperto di bianche distese immacolate, ma che, nelle attuali condizioni di erba riarsa e spelacchiata, nonché di qualche chiazza di neve sporca qua e là, non mi ha detto molto. Oltretutto non è certo il tipo di montagna che preferisco, visto che io adoro la roccia, decisamente meno le distese erbose. Un punto a favore invece per la panoramicità di tutto il percorso, ma, d’altronde, è il minimo che ci si può aspettare da un percorso interamente di crinale…




Vista dalle Capanne di Cosola con Reopasso Cravì Figne Tobbio e Alpi Marittime più chiara



Punta Martin Bric del Dente Reopasso e Alpi Liguri dalle Capanne di Cosola più da vicino



Cravì figne Tobbio e Alpi Marittime dalle Capanne di Cosola



Vista dalle Capanne di Cosola con Reopasso Cravì Figne Tobbio e Alpi Marittime



Alfeo e Penna salendo al Chiappo



Alfeo e Penna salendo al Chiappo più da lontano



Monte Lesima salendo al Chiappo più da vicino



Reopasso Cravì Madonna della Guardia Punta Martin con Alpi Liguri sullo sfondo salendo al Chiappo più scura



Palizzata e Chiappo salendovi



Alfeo e Penna salendo al Chiappo ancora più da lontano



Monte Rosa salendo al Chiappo



Madonna della Guardia Punta Martin Bric del Dente Reopasso Cravì e Mongioie salendo al Chiappo



Versante innevato scendendo dal Chiappo



Neve modellata dal vento andando all'Ebro



Pianoro erboso con sullo sfondo Alfeo Penna e Aiona salendo all'Ebro



Neve prati Alfeo Penna e Aiona salendo all'Ebro



Chiazze di neve Alfeo Penna e Aiona salendo all'Ebro



Madonna della Guardia Reopasso e Punta Martin dall'Ebro



Giarolo e Monterosa dall'Ebro



Croce vetta Ebro vista ovest e gruppo Quotazero



Croce vetta Ebro e vista sud-ovest



Croce vetta Ebro e vista sud-ovest più da lontano



Puddinghe val Borbera con sulo sfondo il Monviso



Puddinghe val Borbera dal Cosfrone



Pendio innevato andando verso il Gropà



Harry in discesa da pendio innevato andando verso il Gropà