Montarlone Gifarco e Roccabruna da Casanova di Rovegno




Sabato 1 Maggio 2010: Casanova di Rovegno – Montarlone – Passo Esola – Gifarco – Roccabruna – Passo Esola – Casanova di Rovegno


Partecipanti: Soundofsilence.


Lunghezza: 17,5 Km netti.


Dislivello: 1000 metri circa contando tutti i saliscendi.


Difficoltà: Tutto E, tranne il canalino terminale del Gifarco che, con un po’ di sforzo, può essere classificato EE, soprattutto la parte superiore per la leggera esposizione, mentre la parte inferiore presenta solo qualche difficoltà di passaggio per chi abbia uno zaino grande come il mio.


Percorso in macchina: Da Genova si segue la SS45 per Bargagli e superata la galleria della Scoffera si svolta a destra verso Torriglia; si prosegue quindi, senza uscire a Torriglia, per Montebruno e, quindi, giunti a Loco, sempre sulla SS45, si svolta a destra per Fontanigorda e si prosegue verso il centro del paese e avanti ancora fino a Casanova di Rovegno. Si può lasciare la macchina presso il bivio per Canfernasca (non c’è vero e proprio parcheggio, ma la strada è abbastanza larga da parcheggiare a fianco) dove anche parte il sentiero per il Montarlone segnato con un quadrato giallo. Da casa mia, Marassi, occorre circa 1 ora.


Percorso a piedi: i prende appunto il sentiero segnato quadrato giallo e lo si segue fino alla vetta del Montarlone (segnalazioni 2,30 h; io ci ho messo 1,25, 1,15 senza le soste). Dalla vetta si ridiscende sul percorso dell’andata fino ad incrociare prima il sentiero segnato rombo giallo e, quindi, il pallino giallo che va seguito fino al Passo di Esola prima e quindi in salita fino ad una selletta dalla quale si scende per una sessantina di metri di dislivello fino ad incrociare il bivio per la vetta della Roccabruna, prima, e quella del Gifarco poi, entrambe su sentiero segnato (cerchio giallo vuoto la Roccabruna, 3 palle gialle il Gifarco).
Si tratta di 2 brevi deviazioni di meno di 100 metri di dislivello ciascuna; Per andare dal Gifarco al Roccabruna, invece di ridiscendere al sentiero principale si può, giunti alla selletta tra i due monti, proseguire a vista su vaghe tracce, su percorso più roccioso e interessante, che permette anche di risparmiare qualche metro di dislivello, senza aggiungere alcuna difficoltà al percorso. Saliti i 2 monti si ritorna al Passo di Esola sul sentiero dell’andata e si prende, in discesa, il + giallo che, a quanto ricordavo, dovrebbe portare al bosco delle Fate e a Fontanigorda e che, invece, a me, ha portato praticamente direttamente a Casanova (per l’esattezza a 900 metri da dove avevo lasciato la macchina), accorciando così un po’ il percorso ma tagliando, purtroppo, il predetto bosco, ma c’ero già stato in autunno, stagione in cui dà il meglio di sé…


Racconto: Rinuncia sofferta alla gita in Apuane sul Macina e il Sella, causa previsione incerte. Col senno di poi, scelta forse sbagliata: almeno nelle apuane meridionali e almeno la mattina (un po’ troppi almeno a dir la verità) c’è, in effetti, stato il sole… Mi scuso per l’off topic ma la decisione fa ancora un po’ male, almeno quanto la differenza tra una bella gita in piacevole compagnia e una gita di ‘riserva’ da soli…
Non che la gita in questione non valga la pena, ma certo dà il meglio di sé con i magici colori dell’autunno nel bosco delle fate, dove peraltro non sono passato, e proprio in autunno ci sarei andato se non fosse stato per il maltempo: maltempo che ha fatto saltare la gita del CAI Ligure programmata lo scorso autunno, appunto, e maltempo previsto per lo scorso finesettimana che mi ha fatto scegliere all’ultimo momento per una destinazione di ‘ripiego’…
Non che la gita non sia riuscita bene, dopotutto, ho di nuovo scansato la pioggia e le zone con più brutto tempo, non che i posti non meritino comunque una visita, ma, la gioia e la delusione negli esseri umani sono spesso, purtroppo, concetti relativi e non assoluti: ciò che sarebbe bello non lo è se ci aspettavamo di meglio e, viceversa, ciò che sarebbe brutto non lo è, se temevano di peggio…
Perse queste righe per giustificare le troppe e ingiustificate pretese di chi, avendo avuto la fortuna di aver fatto tante gite e visto tanti posti non riesce, purtroppo, più a scorgere sempre la meraviglia nelle piccole cose della natura, torniamo a sabato mattina: dopo ‘l’incubo’ della settimana scorso dove ho deciso dove andare, solo dopo essere arrivato, stavolta, l’osservazione delle webcam che mostrano un po’ di sole sia sull’Antola che a Prato Mollo, mentre non si vede niente né al Colle di Nava, né sul Beigua, mi fanno decidere in un attimo per la Valtrebbia.
Risalendo la valbisagno coperta da scurissime nuvole, qualche dubbio, però, mi torna: pensare che la Valtrebbia sia, in una giornata simile, il posto col tempo migliore, mi sembra più una barzelletta che realtà, seppur virtuale…
Invece è persino vero, anche se solo sul versante sud (il nord nemmeno si vede) splende e continuerà a splendere (si fa per dire) per quasi tutta la gita anche un poco di sole…
Miracoli della testardaggine, penso, che mi fa partire sempre e comunque tutti i weekend e con qualsiasi previsione meteo…
Non del tutto convinto, comunque, decido di andare il più in fretta possibile sul Montarlone e, casomai, ritornare di corsa, onde evitare possibili mutamenti atmosferici; sarebbe invece più opportuno, senza questi problemi, partire da Fontanigorda e seguire il segnavia cerchio giallo vuoto attraverso il bosco delle Fate, facendo così un giro più lungo e in senso inverso da quello fatto da me. Sono così in vetta dopo 1 ora e 25: il tempo non peggiora e decido, dopo un veloce spuntino in vetta, che posso estendere il giro almeno alla Roccabruna. Il Montarlone è caratterizzato da bei prati che giungono fino alla vetta e da una bella vista sulla Val d’Aveto, poco altro riesco a vedere, a parte le interessanti ‘dune’ di erosione incrociate a metà percorso, niente a che fare però con quelle magnifiche e bianchissime di Costa Jamue…
Il più alpestre e roccioso Gifarco, che con la sua particolare ‘croce’ di vetta mitigherà un po’ la nostalgia per il mancato incontro con Alec e la sua spada nella roccia, offre invece una bella vista sulla Roccabruna e la sua roccia vulcanica; quest’ultima si distingue per la sua precipite parete nord dalla quale il Gifarco però perde, a causa della differenza di quota, molta della sua maestosità. Decido quindi di fare il ritorno per il + giallo, anche per cercare il lago (o palude che sia) Margotto, ma anche questa volta (già parecchi anni fa l’avevo cercato), nonostante qualche fuori sentiero per cercarlo, non lo troverò, troverò solo qualche bella vista sulla parete nord della Roccabruna…




Castello Fante da Casanova



'Dune' salendo al Montarlone più da vicino più chiara



Croce vetta Montarlone e vista su Roccabruna e Castello Fante più da vicino



Prati sommitali scendendo dal Montarlone con Roccabruna e Castello Fante sullo sfondo



Spada di vetta Gifarco e monti sfumati più da lontano



Spada di vetta Gifarco e monti sfumati più da vicino



Roccabruna dal Gifarco primo piano



Vetta Gifarco con spada



Gifarco salendo al Roccabruna



Roccabruna scendendo verso Fontanigorda