Cima Pagarì




Domenica 19-9-2010: San Giacomo – Rifugio Pagarì – Cima Pagarì – Passo Pagarì – Rifugio Pagarì – Lago Bianco del Gelas – San Giacomo.


Partecipanti: Lusciandro e Soundofsilence.


Lunghezza: Noi abbiamo fatto 28 Km circa con qualche divagazione, il percorso pulito sarebbe trai 26 e i 27


Dislivello: 1900 circa.


Difficoltà: Si potrebbe anche dire tutto un E, è difficile però non perdere la traccia nella salita dal Passo Pagarì alla cima e quindi affrontare qualche difficoltà di tipo EE. Nel sentiero per il Lago Bianco un solo punto da fare attenzione: esposto e molto stretto, si tratta solo di camminare, ma, per pochi metri, bisogna farlo con molta attenzione, sicuramente quindi EE, ma solo 2 metri su tutto il percorso. Qualche difficoltà di orientamento poi nell’ultima parte del percorso per il Lago Bianco e altrettante, se non di più, per trovare il sentiero in discesa dal lago verso il sentiero dell’andata. Con una descrizione fatta bene, però, non dovrebbero esserci problemi, noi non l’avevamo…


Percorso in macchina: Da Genova fino a Savona sull’Autostrada dei Fiori, poi fino a Mondovì sulla Savona Torino. Da Mondovì si segue per Cuneo e, poi, per Borgo San Dalmazzo dove si prende per Entracque, Valdieri e la Valle Gesso. Al bivio con Entracque si prende a sinistra per Entracque. Si raggiunge quindi la diga della piastra e, poco dopo, si prende a sinistra per San Giacomo e lo si raggiunge. Qui, quindi, si parcheggia in un ampio spiazzo subito prima dell’iniizio del divieto di circolazione.


Percorso a piedi: Dal parcheggio si prende la strada asfaltata a sinistra (divieto) e si inizia la lunga salita verso il Rifugio Pagarì. Dopo qualche centinaio di metri la strada diventa sterrata e così prosegue per parecchi Km (con lunghi tratti di piano), fino alla quota di 1500-1600 metri, dove si trasforma in sentiero. Si incontrano vari bivi: il primo a sinistra per il Vei del Bouc, il secondo a destra per il Lago Bianco del Gelas, il terzo a sinistra per il Lago dell’Agnel, poi ancora uno per, di nuovo, il Lago Bianco del Gelas sulla destra, subito prima di giungere al Rifugio Pagarì. Tutte le deviazioni sono ottimamente segnalate con cartelli, almeno fin qui non ci si può sbagliare…
Sempre subito prima del Rifugio un cartello indica di svoltare a sinistra per il Passo Pagarì, si seguono quindi gli ometti e le tacche rosse e, poco prima del passo, per non perdere qualche decina di metri di quota, si può puntare direttamente e senza traccia alla vetta che si trova a sinistra immediatamente sopra il passo (100 metri più in alto).
La salita così facendo diventa EE, ma la salita a vista non presenta difficoltà particolari e si può passare quasi dappertutto. Dalla vetta si scende al passo cercando di seguire senza perderli, non facile, ometti e segni rossi. Dal Passo, sempre ometti e segni rossi riportano al Rifugio. Subito sotto a questo si prende a sinistra il sentiero per il Lago Bianco che con una traversata pressochè pianeggiante (si perdono comunque quasi 300 metri di quota che vanno risaliti quasi per intero) porta a una cascatella sotto una balza rocciosa, in vista della quale la traccia si perde un po’ e solo gli ometti guidano a superare la predetta balza (non vi sarebbe comunque problema a scavalcarla in altri punti).
Dal ripiano sovrastante si raggiunge in breve il lago. Noi dal lago ci aspettavamo (come da cartina) di trovare il sentiero di discesa e non avendolo invece trovato siamo scesi dritti senza sentiero per cento-duecento metri di dislivello obliquando poi a sinistra per ritrovare così, per fortuna, il sentiero alla sinistra, appunto, del torrente.
Probabilmente avremmo dovuto invece, dal lago, continuare per un poco sul sentiero, segnato da ometti, in salita per scavalcare una nuova balza rocciosa di poche decine di metri dove ci dovrebbe essere un altro lago e il sentiero di discesa. Tale sentiero, segnato sempre a ometti e tacche rosse, porta, dopo una lunga discesa, di nuovo sul sentiero dell’andata a quota 1600 circa.


Racconto: Dopo aver ‘riassunto’ una gita di 4 giorni in 2 in Valle delle Meraviglie, cosa potrà essere mai fare questa di 2 giorni e 3 Pagarì (Rifugio Passo e Cima) in uno? Più difficile sarà far saltare la seconda colazione a Lusciandro, dovrò in effetti anticiparlo e andarlo a prendere a casa alle 4,45, prima che abbia il tempo di imboscarsi in qualche bar…
Tutto sommato questo mi ricorda qualcosa:

Ogni notte ritornar
Per cercarlo in qualche bar
Son le 4 e mezza ormai
Non ho voglia di dormir
A quest’ora cosa vuoi
Mi va bene pure lui…

In ogni caso, per non ripetere l’esperienza stile Rando-perso del Bego, raccogliamo preventivamente più informazioni possibile, peccato che non ce ne siano di coincidenti…
Citoccherà così portarci un equipaggiamento che svaria dai ramponi ai costumi da bagno per affrontare la solita variante/penitenza proposta da Lusciandro in un momento di catarsi post-prandiale… Si tratta di una piccola digressione al Lago Bianco del Gelas, sul quale c’è chi ci dice che per raggiungerlo occorre attraversare 3 ghiacciai, di cui 2 evitabili aspettando il prossimo disgelo in loco, chi invece si inventa addirittura un nuovo livello di difficoltà (AF???) per classificare il percorso, chi lo descrive invece "molto alpino"e pure non si accontenta di una classificazione normale definendolo EE+…
Con queste simpatiche premesse il Lago Bianco me lo eviterei volentieri…
Sono tranquillo però: ho un piano.
Al ritorno così dai primi 1700 metri di dislivello della Cima Pagarì simulo un mal di pancia e costringo l’ignaro Lusciandro a fermarsi al Rifugio…
Lo stratagemma funziona e Lusciandro, una volta ingollatosi 1 Kg. di crostata e 2 litri di birra Pagarina diventa molto più malleabile ed è disposto a tornare sulla stessa strada…
Decido così di brindare anch’io allo scampato pericolo con una birra Pagarina…
Non l’avessi mai fatto! Da quel momento, infatti, inizio a sentire cose strane: il gestore inizia a raccontare di 3 sentieri diversi che vanno al Lago Bianco, tutti facili, corti e senza dislivello, un avventore, che prima non c’era, conferma e aggiunge di una strana polverina bianca (sarà un detersivo?), proveniente dal ghiacciaio, che rende il Lago Bianco che più Bianco non si può… Conferma poi anche che il sentiero è facile, senza neve e senza dislivello.
A questo punto sono bello che incastrato, come posso esimermi di andare a guardare la magica polverina bianca che rende il Lago più bianco della neve?
Partiamo quindi sotto i fumi dell’alcool che però non durano abbastanza da non farci accorgere che il sentiero è tutt’altro che piano (si scendono 200 metri e se ne risalgono altrettanti…), che il lago non è bianco ma verde, che non c’è né ghiacciaio né polverina bianca, che se la sia sniffata tutta il simpatico avventore che ci ha fatto venire fin qui?
Sopraffatti dalla delusione, quale miglior modo di rifarci un po’ ravanando allegramente alla ricerca del sentiero di discesa su rocce scivolose ed esposte e ripidi prati bagnati (chissà poi perché dopo tutta una giornata di pieno sole, ce li annaffiano a posta per noi?), dopotutto sono appena le 17,30, abbiamo ancora ben due ore di luce e solo una decina di Km da fare…
Arriveremo quindi alla macchina alle 19,40 dove affronteremo la parte AD (Avvisare le Donne…) della gita, che si rivelerà di gran lunga la più pericolosa…


Conclusioni: Già che c’eravamo potevamo andare al Clapier, non sembrava tanto distante, ma, dopotutto c’ero già stato, comunque il panorama dalla Cima Pagarì non è affatto male, soprattutto sulla vicina Cima Peirabroc e il contiguo Clapier. Allietano la vista anche i numerosi laghi, le frastagliate cime francesi sopra il Refuge Nice e l’impressionante nordwand della Maledia… Indubbiamente l’avvicinamento è un po’ lungo e monotono ma in compagnia si passano comunque ore piacevoli.




Punta Savina e Cima Cossato nella nebbia salendo al Pagarì



Cima Cossato nella nebbia salendo al Pagarì



Torrente Punta Savina e Cima Cossato nella nebbia salendo al Pagarì



Oriol Cima di Lausa e Monviso spuntano da un mare di nebbia



Asta e Oriol con nebbia sotto salendo al Pagarì



Cima di Lausa e Monviso spuntano da un mare di nebbia primo piano ancora più da lontano



Grand Capelet con Cime Nirè sulla destra salendo alla Pagarì



Neglier con cresta spunta dalla nebbia salendo alla Pagarì



Fortificazione e Maledia salendo alla Pagarì



Neglier e Ponset sopra Lac de la Fous



Ometti di pietra tra Peirabroc e Clapier dalla Pagarì



Ometti di pietra tra Peirabroc e Clapier dalla Pagarì più da lontano



Peirabroc e ometto pietra dalla Pagarì più chiara



Ometti di pietra tra Peirabroc e Clapier dalla Pagarì più da sinistra



Peirabroc dalla Pagarì



Ometti di pietra tra Peirabroc e Clapier dalla Pagarì ancora più da lontano



Ometti di pietra tra Peirabroc e Clapier dalla Pagarì primo piano più da vicino



3 Ometti di pietra attorno a Peirabroc e Clapier dalla Pagarì



2 Ometti di pietra attorno a Peirabroc e Clapier dalla Pagarì



Cresta Neglier primo piano dalla Pagarì



Neglier nella nebbia dalla Pagarì più da lontano



Neglier e Ponset sopra Lac de la Fous più da vicino



Ometto pietra tra Peirabroc e Clapier dalla Pagarì



Peirabroc e ometto di pietra dalla Pagarì più da lontano



Tete du Lac Autier Lac de la Fous e Neglier dalla Pagarì



3 Ometti di pietra attorno a Peirabroc e Clapier dalla Pagarì più da vicino



3 Ometti di pietra attorno a Peirabroc e Clapier dalla Pagarì più da lontano



3 Ometti di pietra tra Peirabroc e Clapier dalla Pagarì



Lago Bianco del Gelas lato ovest più scura