Pizzo d’Ormea da Chionea




Giovedì 9 luglio 2009: Chionea – Rifugio Valcaira – Pizzo d’Ormea – Lago del Pizzo


Partecipanti: Davide


Racconto: Partenza alle 6,30 da Genova; con insolito intuito ad Ormea indovino la svolta, non segnalata, per Chionea, girando a destra sulla piazza principale. Dopo qualche centinaio di metri le indicazioni compaiono e ho occasione per compiacermi con me stesso per il già citato intuito, che, però, forse esaurito tutto in questa occasione, non riuscirà ad evitarmi di sbagliare strada in seguito sul sentiero…
Parcheggiata la macchina presso la Chiesa di Chionea, parto alle 8,37 alla volta del Pizzo. Si potrebbe parcheggiare anche più avanti, ma lo spiazzo più grande presente in seguito è corredato da un divieto di sosta (solo per i giorni festivi però) e altri spiazzi presenti sono molto piccoli e non consentono agevole manovra permettendo soltanto di risparmiare poche centinaia di metri.
La salita comincia con il Pizzo d’Ormea subito in bella vista e così vicino che sembra impossibile ci vogliano 4 ore per raggiungerlo, conscio di ciò farò di tutto per allungare il percorso, ma, nonostante il mio impegno, non riuscirò comunque a metterci le 4 ore previste…
I problemi di orientamento cominciano a circa 1500 metri di quota dove si raggiunge uno spiazzo erboso con un grande abbeveratoio; qui i segnavia si perdono nell’erba alta: riesco comunque ad individuarne uno e a pochi metri di distanza da questo parte una evidente mulattiera che, dunque, non posso fare a meno di seguire.
La mulattiera diventa una vera e propria strada, anche se non posso fare a meno di notare che di segnavia non ce n’è neanche più l’ombra…
La strada si dirige però in direzione del Pizzo e ciò mi sembra sufficiente al momento e, anche se suppongo che il sentiero possa passare più in alto, sul crinale sopra la strada, ritengo anche che prima o poi le 2 tracce si riincontreranno. Deduzione sbagliata e non sarà la sola…
Continuando a seguire la strada non posso fare a meno di notare di fronte a me e un centinaio di metri sopra la strada, una costruzione che avrebbe tutta l’aria di essere il Rifugio Valcaira, ma, non volendo rischiare di fare un altro sbaglio consulto il GPS che mi porto dietro e che, dotato, di mappa Land Navigator, presenta un waypoint nominato, appunto, Rifugio Valcaira.
Purtroppo, come scoprirò in seguito, tale waypoint del Rifugio Valcaira porta soltanto il nome, perché tale mappa lo posiziona a 500 metri di distanza e a 200 di dislivello da dove si trova realmente…
Destino vuole (chissà perché poi quando c’è occasione di sbagliarsi viene sempre di mezzo il caso a darci una buona mano a sbagliare davvero…) che in tal punto immaginario, che ricade più avanti lungo la strada che sto seguendo, si trovi proprio una costruzione che potrebbe anche sembrare un rifugio…
Decido quindi di proseguire lungo la strada per arrivare alla predetta costruzione, anche se so che il sentiero vero e proprio non dovrebbe passare proprio dal rifugio, ma, so anche che, comunque, dovrebbe passarci vicino e che, quindi, dovrebbero esserci tracce e indicazioni che mi consentano di riprendere la retta via smarrita. Pur rendendomi conto che mi sto allontanando da quella che sembra la via logica per la vetta proseguo quindi per detta costruzione e qui mi rendo finalmente conto che il Rifugio è quello sopra…
Torno così indietro fino a trovare una traccia che dalla strada salga al Rifugio: l’errore mi costa 20 minuti di tempo e 50 metri di dislivello, che uniti a quelli persi per lo sbaglio di aver seguito la strada invece del più diretto sentiero segnato, mi faranno arrivare in vetta con almeno 30 minuti di ritardo; 30 minuti che, naturalmente, saranno determinanti per arrivare in cima perfettamente sincronizzato con la nebbia…
Chissà perché nei calcoli per decidere l’orario di partenza non mi rassegno ancora a considerare il tempo necessario per risolvere i miei abituali errori di percorso? Arrivato al Rifugio i segnavia mi riportano in breve sul sentiero perso in precedenza. Da qui mancano poco meno di 500 metri alla vetta. La risalita del cono terminale è, per fortuna, sgombra da neve e presenta un solo passaggio difficile, dove bisogna usare le mani, il che mi farebbe propendere più per un EE che per l’EM in cui viene classificato il percorso, ma si sa, almeno credo, io tendo sempre a sopravvalutare le difficoltà (forse per fare più bella figura…).
Arrivato in vetta faccio appena in tempo a vedere mezzo Mongioie, prima che sparisca nella nebbia.
Sono le 11.44, ho impiegato quindi 3.07, alle quali bisognerebbe togliere la mezz’ora persa per gli errori descritti, non così male dopotutto, considerando anche che ho un poco di febbre e non sono mai riuscito a tenere l’andatura che avrei voluto e in altri tempi potuto, ma ciò che mi conforta di più, rispetto alle volte scorse, è che sono molto meno stanco, sarà perché ho messo gli scarponi più leggeri…
Scendendo non posso fare a meno di notare il bel Lago del Pizzo circondato da un nevaio che vi sprofonda dentro, è troppo bello per non andarci… Sceso quindi a quota 2200 imbocco la segnalata deviazione per il lago: in breve ci sono sopra, ma il sentiero fa un giro troppo lungo e porta ad attraversare il nevaio.
Decido quindi di scendere direttamente al lago per pietraie, evitando così il nevaio. Fatte le foto di rito decido di evitare il sentiero anche al ritorno: visto da lontano pare attraversi 2 lingue di neve che non appaiono tanto sicure da percorrere…
Tanto per cambiare attraverso però il nevaio nel punto più pianeggiante: la neve è solida ma non ghiacciata e seppur profonda parecchi metri, non c’è pericolo di sprofondare. Esaurita in 50 minuti la visita al Lago riprendo la discesa. Per non smentirmi anche al ritorno perdo un pochino il sentiero quando mi tocca dirigermi verso il Rifugio Valcaira non trovando la traccia che dovrebbe scendere direttamente…
Riesco comunque a ritrovare i segnavia qualche decina di metri prima di arrivare al Rifugio e riprendo quindi a scendere. Il ritorno in cresta si rivela decisamente più interessante e panoramico dell’andata sulla strada e mi riporta in 1 ora e mezza dal bivio per il lago, alla macchina.




Colle e Pizzo d'Ormea



Mongioie e Brignola dal Pizzo d'Ormea



Croce di vetta con Monte Rotondo Mongioie Brignola e Mondolè



Lago del Pizzo scendendo dalla vetta



Lago del Pizzo scendendo dalla vetta primo piano più da lontano



Lago del Pizzo primo piano da sopra



Lago del Pizzo primo piano da sopra più da lontano



Lago del Pizzo primo piano da sopra ancora più chiara



Lago del Pizzo primo piano da sopra più da lontano più da sinistra



Lago del Pizzo da sopra più da lontano



Rododendri e Lago del Pizzo



Rododendri e Lago del Pizzo più da vicino



Meno rododendri e Lago del Pizzo



Lago del Pizzo dal nevaio più da lontano



'Ometto' di pietra sulla cresta dei Butti più da vicino più scura