Saccarello, Cima Ventosa, Tanarello e Frontè da Monesi




Domenica 27 novembre 2011: Monesi - partenza seggiovia 3 Pini (1560 m.) – Passo Tanarello (2045) – Cima Ventosa (2136) – Passo Tanarello (2045) – Monte Tanarello (2094) – Monte Saccarello (2199) – Passo Garlenda (2021) – Monte Frontè (2152) – Passo Garlenda (2021) – Monesi – partenza seggiovia 3 Pini (1560 m).


Partecipanti: Aldo51, Dirty Harry e Soundofsilence (e Gromit!).


Lunghezza: 19,5 Km circa.


Dislivello: 950 m. circa.


Difficoltà: Tutto E, unica difficoltà la discesa, in parte senza traccia, dal Passo Garlenda alla partenza della seggiovia, ma il terreno è facile e permette di passare pressochè dappertutto e perdersi è difficile, al massimo si può arrivare un po’ più in basso del previsto dovendo così risalire alla macchina.


Percorso in macchina: a riuscire a farlo la soluzione migliore sarebbe andare da Genova in A10 fino a Savona e quindi sulla Savona-Torino fino a Ceva. Da ceva si prende per Garessio, Ormea e Colle di Nava. Raggiunta Ormea si continua verso il Colle di Nava. Giunti a Ponte di Nava, si svolta sulla ss28 per il colle, 1,5 Km prima del quale si svolta a destra sulla SP100 per Monesi. Giunti a Monesi si prende la strada sulla sinistra che sale agli impianti di risalita (segnalazioni per il Saccarello). Si continua su questa strada finche non diventa sterrata, all’incirca presso la partenza della seggiovia 3 Pini (l’unica seggiovia comunque) e si parcheggia in uno slargo della strada.


Percorso a piedi: dal parcheggio si prosegue sulla sterrata fino ad arrivare ad un bivio: la sterrata di sinistra si dirige in salita e a tornanti verso il Passo Tanarello, mentre un’altra sterrta continua dritta a destra verso il lontano Colle delle Vecchie. Si prende quindi a sinistra e si inizia la non ripida salita verso il Passo Tanarello.
Giunti al passo si può salire brevemente alla cima sulla destra (Cima Ventosa) seguendo il crinale su traccia incerta ma facile e quindi ridiscendere al passo per prendere il crinale opposto, alcuni metri sopra il Passo (crinale che costituisce anche la vetta del Tanarello) e seguirlo fin sotto il Saccarello. Qui, dato il ghiaccio presente, abbiamo preso la strada, invece di seguire la più breve e panoramica cresta. La strada porta a una forcella tra la vetta del Saccarello e la vetta del Redentore; prendiamo quindi a destra per la vetta e poi torniamo verso il Redentore, dal quale si prosegue sull’AVML raggiungendo prima il Rifugio Sanremo e poi il Passo Garlenda.
Dal Passo Garlenda si taglia alla base tutta la cupola sommitale del Frontè per giungere al Passo Frontè, da dove si piega a destra e si risale la cresta fino in vetta. Si ritorna quindi al Passo Garlenda e da qui si prende il sentiero per Monesi (Cartello). Lo si segue per un po’, fino ad un ampio pianoro con ruderi di costruzioni e poi ci si dirige a sinistra senza traccia, nella speranza di arrivare un po’ più in alto di Monesi, avendo lasciato la macchina 260 metri di dislivello sopra… La cosa riesce abbastanza bene, dato il terreno semplice e la buona visibilità, anche se la strada sottostante non si riesce a vedere fino all’ultimo; possono servire da riferimento anche i piloni della seggiovia che, però, anche questi, si nascondono spesso alla vista. Più sotto incontriamo una strada che porta a duecento metri circa di distanza verso Monesi da dove abbiamo parcheggiato: la seguiamo per un tratto e poi decidiamo che è meglio ravanare nel bosco per arrivare più vicini alla macchina; guadagnamo così circa 20 metri di distanza evitando inoltre di perderne 5 di dislivello al prezzo modico di una buona ravanata…
Si giunge così, in un modo o nell’altro, sulla strada e la si risale brevemente per arrivare alla macchina.


Racconto:
La disfida da burletta:
Appuntamento alle 6 dal ristorante Edilio in Corso de Stefanis. Dopo gli ultimi poco lusinghieri commenti sulla sound-mobile scendo in campo deciso a riscattarne l’onore….
Telefono quindi ad Harry e disfido la gromit-mobile ad arrivare prima di me al luogo dell’appuntamento.
Sportivo sì, ma scemo del tutto no, quindi lascio la sound-mobile nel box e affronto la disfida a piedi….
Non c’è partita: vinco di 500 metri e 10 minuti….
Solito teatrino, quindi, di puerili recriminazioni post-partita: se il ristorante fosse stato aperto, se avesse guidato Gromit….
Ma io sono superiore e mi godo il meritato trionfo senza infierire.
E qui sta l’errore.
Mentre sogno di spingere (letteralmente…) la sound-mobile a prossime prestigiose vittorie, Harry ne approfitta per attuare il suo piano di riscatto….
Si tratta in realtà di una patetica imitazione delle mie brillanti variazioni sul campo al programma prestabilito della gita; forse Harry non ha colto che il succo della variazione non sta nel vagare 4 ore per arrivare nello stesso posto in ritardo, quanto piuttosto nel vagare 4 ore per arrivare in un posto 4 ore più distante dalla meta….
Ma, si sa, la classe e l’esperienza non sono acqua e,quindi, faccio finta di niente e lo perdono.
Così, dopo aver percorso tutta la riviera e la costa azzurra, arriviamo alla meta, inspiegabilmente, da nord.
La salita alla vetta su schifosa e riarsa sterrata è per fortuna allietata da uno show motoristico degno del rally dei “mille laghi”: due Loebtomizzati muniti di fuoristrada approfittano astutamente di un tornante ghiacciato per dimostrare le qualità dei loro mezzi e quella del loro cervello…
Assistiamo quindi a una brillante inversione ad U nel tornante, che permette ai due di percorrerlo in retromarcia in discesa, astuto stratagemma per non vedersi di fronte il vertiginoso precipizio mentre scendono….
Soddisfatti di un simile spettacolo che non capita certo tutti i giorni giungiamo rapidamente in vetta.
Qui veniamo raggiunti da un altro quotazerino, Dani80 (e compagno), che non riesce a trattenere una smorfia di disappunto, evidentemente sorpreso di trovarci proprio nel posto esatto dove avevamo dichiarato di andare, eventualità, in effetti, mai verificatasi prima….
Già dopo averci incontrato alla Rocca dell’Abisso il poveretto non è più riuscito a convincere la sua ragazza/compagna/concubina/amica/parente/moglie/amante/sconosciuta incontrata per caso/collega/vittima (metto tutte le possibili varianti per non incorrere in una probabile gaffe) a seguirlo in montagna e si è dovuto accontentare di un surrogato maschile (d’altronde chi si contenta gode…), chissà se dopo il nuovo infausto incontro perderà anche lui…
Resterebbe da dire di Gromit: avrei preferito sorvolare, ma il dovere di cronaca non mi permette di ignorare la prestazione del miglior in campo della giornata….
Credevo ormai di conoscerlo profondamente (per fortuna il contrario non si è ancora realizzato pienamente) ma quanto successo in cima al Frontè ha superato quanto di peggio sarei riuscito ad immaginare…
Mentre Harry se ne lava biecamente le mani e si ferma al Passo Garlenda dedicandosi a divertenti ‘Giochi senza Frontè’ col suo Blackberry, in vetta Gromit aggredisce, neanche da dirlo alle spalle, prima me, poi Aldo e, infine, non ancora sazio, si arrampica sulla statua della Madonna….
Io distolgo lo sguardo per non vedere profanato ciò in cui più credo, ma, direi ,che, a questo punto è necessario quantomeno un esorcismo…
Tornati alla macchina mi prendo anch’io una piccola rivalsa, e, nel nome della legge del taglione, dente per dente e oculo per oculo, aggiro Gromit mentre tenta di sfuggire al suo padrone e lo prendo da dietro senza pietà, per consegnarlo quindi ad Harry che, senza esitazione, ingabbia la ria belva.
Torniamo quindi a Genova omettendo qualsiasi commento su questi truci avvenimenti.


Conclusioni: Gita panoramica e poco faticosa, date anche le modeste pendenze della strada che porta in vetta. Non il mio genere di ambiente preferito, troppo poco roccioso, ma sicuramente apprezzabile, specie di questa stagione, quando i panorami sono nitidi e consentano un magnifico colpo d’occhio sulla Val Tanaro.
Avrei comunque preferito salire da Mendatica, passando per le bellissime cascate dell’Arroscia e il borgo abbandonato di Poilarocca, ma la mia idea non ha trovato tanti proseliti e mi sono rassegnato a questa gita, più panoramica forse, ma anche un po’ più monotona; differenze analoghe, direi, alla salita da Realdo, da me fatta 2 anni fa, che permette oltre alla visita del magnifico Borgo (uno dei più belli della liguria per la posizione scenografica) di godere della vista dell’imponente parete sud del Saccarello.




Mongioie salendo alla Cima Ventosa



Marittime con Rocca dell'Abisso al centro salendo a Cima Ventosa



Crinale fino al Redentore salendo al Saccarello



Serie di crinali e mare di nuvole salendo al Saccarello più da vicino



Vetta Saccarello salendovi più da lontano



Ruderi e caserme in vetta al Saccarello



Neve in vetta Saccarello e serie di crinali verso il mare



Missun e Marguareis dal Saccarello



Neve in vetta Saccarello e serie di crinali verso il mare più da lontano



Neve in vetta Saccarello e serie di crinali verso il mare ancora più da lontano



Obelisco di vetta Saccarello e Marittime con Bego sulla sinistra più da vicino



Ruderi caserma scendendo dal Saccarello



Monte Frontè andandovi



Versante innevato Frontè e sullo sfondo crinali nebbia e mare d'oro



Versante innevato Frontè e sullo sfondo crinali nebbia e mare d'oro più da vicino



Mongioie e Cima Garlenda avvicinandosi al Passo Frontè



Nuvole e mare d'oro guardando a ovest dal Frontè



Mare di nuvole dal Frontè



Galero e Armetta in un mare di nuvole dal Frontè più da vicino



Crinale Garlenda e Liguri da Mongioie a Roccate dal Frontè



Nuvole e mare d'oro guardando a ovest dal Frontè primo piano più da lontano



Mare di nuvole dal Frontè primo piano



Rocca Garba e Mongioie dal Frontè primo piano



Armetta e Galero in un mare di nuvole dal Frontè



Gromit e Aldo tornano dal Frontè



Cime con Armetta emergenti da mare nuvole da parcheggio seggiovia



Mongioie Rotondo Conoia e Roccate nella luce del tramonto



Cime con Armetta e Guardia emergenti da mare nuvole da parcheggio seggiovia



Cime con Armetta e Guardia emergenti da mare nuvole da parcheggio seggiovia più da lontano