La via di Damasco




Mercoledì 30 maggio 2012: Cascine (1217) – Tentativo al Pizzo d’Ormea.


Partecipanti: Soundofsilence.


Lunghezza: 7,8 Km circa.


Dislivello: 450m. circa.


Difficoltà: E.


Percorso in macchina: Da Genova in autostrada fino a Savona e poi con la Savona-Torino fino a Ceva. Da Ceva seguire la Sp428 per Garessio e quindi fino ad Ormea, dove nel centro del paese si prende la deviazione a destra per Cascine. I cartelli indicatori aiutano, nonostante vari bivi, ad arrivare a destinazione al paese di Cascine, subito sopra il quale ci sono (ridotte) possibilità di parcheggio. Si può eventualmente continuare sulla strada che, da qui, diventa sterrata, per altri 3 Km dove c’è più ampia possibilità di parcheggio, molti si fermano qua.


Percorso a piedi: stavolta ho seguito la sterrata fino al terzo tornante (poco meno di un Km.), il primo ampio (i primi 2 sono in rapida successione), da qui, ignorata una sterrata in discesa poco prima del predetto tornante, si prende la traccia che prosegue dritta e la si segue fino ad un bivio: qui ho preso il sentiero a destra che porta a ricongiungersi con la sterrata in precedenza abbandonata, in corrispondenza di una cisterna dell’acqua. Da qui in poi avrei dovuto seguire la sterrata fino alla Colla dei Termini e quindi proseguire in cresta per il Pizzo, ma le cose sono andate diversamente….


Racconto: La mia bicicletta non è un cavallo, la mia borsa gialla degli scarponi non è certo una folgore e neanch’io, certamente, sono mai stato un persecutore di Cristiani come San Paolo, però... Quando ieri mia figlia grande Laura, che ospitava una sua compagna di classe, mi ha chiesto se volevo giocare a Risiko con loro, ho un attimo esitato: ho sempre da fare e, spesso, per il mio ‘chiodo fisso’ delle gite in montagna, poi ho accettato, dopotutto sono in ferie. La sera anche mio figlio maggiore Andrea, che ha appena compiuto 18 anni, mi chiede di giocare a Risiko con lui.
Sarà la forza dell’esempio, era tanto che non facevamo qualcosa insieme; ma l’esempio sono io che dovrei darlo, creando le occasioni per star insieme, e non aspettare che siano i miei figli a chiedere: troppo comodo per i miei tanti ‘impegni’ pensare che tanto non vogliono mai. Avrei voluto dirgli, in effetti: “Domattina devo svegliarmi presto, vado in gita.”, ma non lo faccio.
Giochiamo, viene tardi, ma non fa niente: alla fine ci abbracciamo, sentiamo tutti e due che abbiamo provato a recuperare qualcosa di importante.
La mattina parto per la gita: combinazione ieri sera ho lasciato la bici sotto casa, ne approfitto per fare prima.
Faccio la discesa sotto casa mia, il semaforo è verde, non devo frenare, faccio per curvare e la borsa gialla finisce nei raggi: in un attimo vengo sbalzato avanti e picchio per terra con mento, naso e bocca. Non è la prima volta che esco con bici e borsa, stavolta forse ero stanco per ieri sera o, più probabilmente, era destino.
Il sangue mi cola dappertutto, forse devo andare al pronto soccorso; denti per terra non ce ne sono, forse mi sono tagliato il labbro, dovrò farmi dare dei punti. Un automobilista si ferma preoccupato.
Gli chiedo se ho dei tagli, mi dice che non si vede, sono coperto di sangue.
Cosa faccio? Torno a casa? E’ presto, meglio non far preoccupare nessuno.
Vado quindi nel box, mi lavo e mi guardo allo specchio, piano piano, come un giocatore di poker che scopre a poco a poco le carte della propria mano: sono un po’ gonfio sul mento e sul labbro, ma grandi tagli non ce ne sono, buona parte del sangue veniva dal naso. Risollevato decido di partire comunque, anche se, per la prima volta quest’anno, sono in gita da solo.
Mi è sempre stato difficile andare da solo, devo sempre auto-convincermi a non tornare indietro, stavolta ancor di più, data la partenza così negativa.
Andar da solo è però spesso stata anche un’occasione per riflettere su me stesso e sulla mia vita, e, dopo quello che è successo, stavolta mi viene più che naturale.
Penso che ieri è stato bello giocare con i miei figli, penso che forse non dovrei forzare le cose ed andare in gita da solo, sarebbe meglio dedicare più tempo alla mia famiglia, anche se la mia famiglia non me ne chiede di più. E, forse, è proprio questo il grave, ormai ci siamo abituati ognuno alla propria vita e, senza accorgercene, non ne abbiamo più una nostra. E penso anche che l’incidente è forse stato un segno che sto sbagliando; ma no, dopotutto non è successo niente di strano, sono cose che capitano, sono io che mi faccio suggestionare, per essere sicuri ci vorrebbe almeno un altro segno: ma cosa mi potrebbe ancora capitare in gita? Meglio che non mi faccia male anche lì, che segni potrebbero mai capitarmi in gita che non comportassero di farsi male nuovamente? Scaccio quindi questi tristi pensieri e penso alla gita: Dove vado? Cresta delle Colme o Pizzo d’Ormea? Era questo il dubbio già ieri sera.
A volte, quando mi sono trovato ad affrontare una decisione importante in cui non riuscivo a capire quale fosse la scelta migliore, mi sono affidato al lancio di una monetina. Avevo incominciato per caso a scuola: ero impreparato in Fisica e ero rimasto l’ultimo da interrogare, volevo quindi ‘bossare’, ma non ne avevo il coraggio, sarebbe stata la prima volta. L’ho cercato quindi nella monetina: è venuto che dovevo andare. Ma non l’ho fatto, ed è stata anche la prima volta che, invece di interrogare, il professore ha portato tutta la classe in laboratorio. Da quella volta ho usato ancora la monetina, fidandomi però di quanto mi proponeva.
Non che io creda nella sorte, ma ho sempre pensato che così “davo un’occasione a Dio per aiutarmi a prendere la decisione giusta”.
Certo Dio ha cose più importanti che occuparsi delle mie gite, ma per come mi sento adesso, ho bisogno di un aiuto.
Prendo quindi una monetina, su una faccia noto un 2 e sarebbe la seconda volta che prova ad andare al Pizzo da Cascine, sul rovescio io ci vedo una cornucopia colma (in realtà è una testa, ma la sto guardando a rovescio e così mi sembra) e quindi Cresta delle Colme… Viene il 2, vado al Pizzo.
Come al solito, dalla prima volta per la scuola, la scelta che esce è sempre la meno gradita, o quella che mi sembra meno giusta, al solito però, a posteriori, si rivela la migliore. Anche questa volta è così: avrei preferito senz’altro andare alla Cresta delle Colme, con meno incognite di percorso e, paesaggisticamente, più bella, mentre a favore del Pizzo c’è solo la maggiore vicinanza in macchina che, dato il cielo ancora sereno, non mi sembra più un fattore importante. La moneta però l’ho lanciata e vado al Pizzo.
Parcheggio quindi a Cascine e parto a piedi.
Dopo 450 metri di dislivello e qualche scorciatoia, sono di nuovo sulla sterrata principale, è ora di mangiare qualcosa.
Per terra c’è un tappo giallo, proprio come quello che avevo in tasca, insieme a chiavi della macchina e telefono.
Un lampo, controllo: la tasca è vuota!
Ieri sera i pantaloni da gita nuovi non erano ancora asciutti, ne ho presi quindi un paio vecchi, controllando che non avessero troppi buchi: solo un buchetto nella tasca posteriore, eviterò di metterci il portafoglio. Non mi sono accorto, però, di quello assai più grande nella tasca laterale.
Il tappo è qui, penso, probabilmente anche chiavi e telefono saranno vicini: se li trovo posso continuare la gita.
Ma non è così.
Incomincio a fare a ritroso il cammino dell’andata.
Se li trovo presto penso, posso ancora fare la gita.
Certo se li trovassi dalla macchina, invece, potrebbe essere un segno che devo tornare a casa, dalla mia famiglia.
E se non li trovo? Certo quello non sarebbe un segno da parte di Dio, lui è sempre stato benevolo nei miei confronti, le cose me le farà capire con le buone…
Li troverò sicuramente, quindi, e il posto dove saranno mi farà capire che razza di segno si tratta, o se sono tutte mie fantasie….
Ma non è così facile, ho fatto larghi tratti fuori sentiero e uso il GPS per seguire la traccia all’indietro, ma non è che sia così preciso, potrebbero essere dovunque… Continuo a scendere, continua il bel tempo, continuo a sperare nella gita.
Sono ormai alla prima scorciatoia presa all’andata e, nel bel mezzo della traccia, ecco le chiavi della macchina!
Cerco anche il telefono, non c’è.
Riprendo a scendere ed ecco, proprio sul bivio tra la scorciatoia e la strada maestra, c’è il telefono.
Non squilla, ma forse è una chiamata lo stesso: troppe volte, probabilmente, sto prendendo scorciatoie che sembrano portare allo stesso punto, ma, forse, mi fanno perdere il meglio della vita. Adesso però sono ad un bivio, devo prendere ancora la scorciatoia o tornare sulla strada maestra?
Mi siedo sulla strada, manca molto poco alla macchina, è però ancora sereno e ci sarebbe tutto il tempo di salire almeno la prima cima.
Rifletto: è giusto avere una passione nella vita, dopotutto non faccio niente di male e faccio comunque tante cose per la mia famiglia, ma il problema mi è chiaro in questo momento: non sempre la metto al primo posto. Cerco una scappatoia, ma non ne trovo, devo prendere la strada maestra.
Mi dirigo quindi verso la macchina, dopo pochi metri, al centro della strada, c’è una moneta, non l’ho persa io, ho lasciato in macchina il portamonete; sulla faccia rivolta verso di me c’è una donna sorridente, non so chi sia, ma mi fa piacere, la raccolgo. E’ strano non l’abbia vista all’andata è talmente luccicante, difficile che sia lì da molto tempo, ieri è sicuramente piovuto.
Raggiungo quindi, in breve, la macchina.
Durante il viaggio di ritorno penso che sarebbe giusto raccontare almeno alla mia famiglia queste sensazioni e provo a fissare nella mente i punti chiave, memorizzandone le iniziali, viene fuori: Ri(siko) – Da(masco) – sol(o) – chi(ave) – mo(neta) – stra(da).
“Rida sol chi mostra”, chissà cosa vuol dire, però è quello che cerco di fare con questo scritto…
Coincidenze?
Segni?
Già ne ho avuti tanti quando, 3 anni fa, mi sono ammalato di cancro, forse anche perché li cercavo.
Certo è che mi sono stati di conforto, mi hanno dato la forza di affrontarlo da solo (con mia moglie) senza dirlo ai miei genitori e ai miei figli e mi hanno dato la sicurezza che sarei guarito.
E così è stato.
In definitiva penso che si vedrà dai frutti cosa sono: se tutto rimarrà come prima, vorrà dire che erano coincidenze, se riuscirò cambiare e ad essere contento di averlo fatto, vorrà dire che erano segni.
Cosa significa tutto questo per le “gite nei fine settimana” e le “gite infrasettimanali”?
Non lo so, certo è che qualcosa voglio cambiare e proverò a pensare quanto e come.
Certo è che voglio rispettare gli impegni già presi, come la vacanza in dolomiti.
Certo è che voglio dedicare più tempo e più pensieri a Andrea, Erika, Federica e Laura.


Vette nella nebbia salendo da Cascine più da vicino



Vette nella nebbia salendo da Cascine primo piano più da lontano