Mongioie e Cima delle Colme da Viozene




Sabato 3 Marzo 2012: Viozene (1250) – Bocchin delle Scaglie (2325) – Mongioie (2630) – Bocchino delle Scaglie (2325) – Cima delle Colme (2407) – Passo del Cavallo (2230) – Viozene (1250).


Partecipanti: Lusciandro e Soundofsilence.


Lunghezza: 15 Km circa.


Dislivello: 1500 circa.


Difficoltà: in condizioni estive il percorso è praticamente tutto E, tranne la gola delle Scaglie, che, per la pendenza del ghiaione e la traccia poco evidente in alcuni punti, è sicuramente un EE. Forse EE anche l’attraversamento del ripido passo del Cavallo, ma, comunque, facile, anche se necessita di un minimo di attenzione.
Nelle condizioni in cui l’abbiamo trovato noi, e, cioè, con neve ghiacciata solo dalle Scaglie al Mongioie, necessita dell’uso dei ramponi e quindi va classificato EEA, ma, correttamente attrezzati non vi sono particolari difficoltà, né pericoli; il discorso può cambiare quando la quantità di neve è decisamente maggiore, occorre quindi informarsi adeguatamente prima di decidere una salita invernale.


Percorso in macchina: Da Genova fino a Savona e quindi all’uscita di Ceva sulla Savona-Torino. Da ceva si prende per Garessio, Ormea e Colle di Nava. Raggiunta Ormea si continua verso il Colle di Nava. Giunti a Ponte di Nava, invece di svoltare sulla ss28 per il colle, si prosegue dritti per Viozene sulla sp154. In 10 Km si arriva a Viozene e si parcheggia di fronte a una chiesa/cappella sulla strada principale, dove sono presenti numerosi posti e anche cartelli indicatori dei sentieri.


Percorso a piedi: Da Viozene si sale per la ripida stradina cementata a fianco della chiesetta e, quindi, dopo 100 metri, all’incrocio con una stradina asfaltata che attraversa il paese, si prende a destra in salita. In breve la strada si trasforma in sentiero. Si segue il sentiero segnato fino a sboccare su un vasto pianoro, dove, svoltando a sinistra, si raggiunge, in breve, il già visibile Rifugio Mongioie. Dal Rifugio cartelli indicatori indicano il sentiero per il Bocchino delle Scaglie. Il sentiero, dopo un breve tratto in direzione nord, piega a sinistra e compie un lungo traverso, per poi ridirigersi a destra verso l’imboccatura della Gola delle Scaglie; noi, in realtà, per evitare alcune lingue di neve, abbiamo fatto un percorso più diretto, salendo per i prati senza traccia, il che, comunque, con buona visibilità, è decisamente facile da farsi. La ripida gola delle Scaglie viene poi risalita su vaghe tracce che non siamo riusciti a seguire per intero, il che ci ha fatto affrontare alcuni metri un po’ disagevoli per la ripidità dell’instabile ghiaione: faticoso, ma non difficile.
Giunti al Bocchino, subito a destra parte il sentiero segnato per il Mongioie, che si segue senza difficoltà fino alla vetta.
Si ritorna al Bocchino delle Scaglie per la stessa strada e qui si prosegue sul sentiero verso nord per poco più di un centinaio di metri e, quindi, si prende il sentiero sulla sinistra (ovest), che si dirige verso la vetta dell’evidente collinetta soprastante poco più di una cinquantina di metri. Non ci siamo fermati una decina di metri prima della vetta (credo sia una delle Cime delle Colme) causa l’eccessiva quantità di neve (unico punto in tutta la gita dove ce n’era tanta) che rendeva assai difficile proseguire; sarebbe stato facile comunque, raggiungere la cresta da ovest e da qui, tornando indietro, la cima, ma non l’abbiamo fatto. In ogni caso, dalla cima si procede verso ovest in cresta, seguendo i segnavia, e puntando alla maggiore elevazione verso ovest (Cima delle Colme anch’essa). Dalla Cima si continua sul sentiero segnato verso ovest fino a raggiungere un bivio con alcuni cartelli. A sinistra si scende verso il Passo del Cavallo e a destra si continua verso ovest per il Passo delle Saline; la seconda soluzione era la nostra idea originaria, avendo anche lasciato una bicicletta a Carnino per concludere il giro più brevemente che con il sentiero che passa per le Vene, ma, avendo trovato questo sentiero, di cui non conoscevamo l’esistenza abbiamo preferito tornare da lì.
Il sentiero verso il Passo del Cavallo, in realtà non esiste, solo alcuni paletti segnano la via lungo i prati che portano alla stretta gola che costituisce il predetto passo, superato il quale si continua per prati molto pendenti seguendo sempre paletti più che un traccia, che inizia, invece, dopo un lungo traverso verso est che porta a ricongiungersi col sentiero in discesa dal Bocchino delle Scaglie, col quale si torna a Viozene ripercorrendo i passi dell’andata.


Racconto: con l’esperienza si affinano sempre più le tecniche organizzative e si riesce a venire incontro alle esigenze di tutti, con semplici accorgimenti ai quali sembra impossibile non aver pensato prima.
Niente più, quindi, estenuanti discussioni sull’orario di partenza: perché mai dovremmo partire tutti alla stessa ora? Ognuno ha le sue esigenze e abitudini ed è giusto rispettarle, l’importante è che la media degli orari prescelti corrisponda all’ora di partenza ideale.
Dunque, se la matematica, non è un’opinione, si può sostituire una partenza alle 6 con una alle 5 e una alle 7, e così facciamo.
Per essere una prima innovativa applicazione del metodo la cosa funziona fin troppo bene, solo trovo necessario un piccolo aggiustamento: la prossima volta sarò io a partire alle 7…
Per coerenza applico lo stesso criterio matematico anche ai mezzi di locomozione e infilo la bicicletta nel bagagliaio, quale media tra l’andare in macchina e a piedi; l’operazione non avrà lo stesso successo e la bici rimarrà tutto il giorno ad aspettarci a Carnino, mentre noi rientreremo a Viozene, centrando, proprio quando non era previsto, il ritorno nello stesso posto di partenza, per la prima volta nella mia carriera escursionistica…
Anche Lusciandro affascinato dalla mia brillante scoperta la applicherà in tutti i panifici, bar e autogrill incontrati durante il percorso, dove facendo la media tra io che non ho mangiato niente e quello che invece ha ingurgitato lui veniva quasi un pasto normale….
Dopo 3 ore di matematica, quindi, iniziamo finalmente, all’alba delle 10, la salita da Viozene.
Giornata splendida: nitida e senza una nuvola, non c’è vento e la temperatura è gradevole, tanto che saliamo in maniche corte. E’ proprio quando tutto va bene, però, che dobbiamo pensare ai meo fortunati di noi: i compianti Harry e Maury, costretti da spietate aguzzine, che loro chiamano con rassegnazione mogli, a trascorrere una settimana sulla malefica kryptonite bianca, alla cui crudele sete di sangue il povero maury ha già avuto occasione di sacrificare un dito nei crepacci del ‘ghiacciaio’ di Cima Bertrand.
In onore del povero monco decidiamo quindi di portare la sua picozza, lasciataci in eredità prima di-partire, in vetta alla Cima delle Colme, dove la piantiamo in sua memoria.
Chissà se così l’arido collezionista di vette, nonché monco, se la potrà smarcare...
In effetti da ciò nasce un interessante quesito da girare a tutti gli squallidi collezionisti di vette:per essere considerata valida, una vetta deve essere raggiunta dall'alpinista intero, o basta che un qualsiasi pezzo giunga in vetta? E per pezzi dell'alpinista si deve intendere solo la sua 'dotazione' corporea, o anche l'equipaggiamento, che, comunque, contiene sicuramente qualche cellula dell'alpinista stesso? Nel caso quindi della Picozza del povero Maury è probabile che abbiamo portato in vetta anche una parte del proprietario, dunque quale percentuale del proprietario deve essere ritenuta sufficiente per ritenere che la vetta sia stata conquistata validamente? E se la percentuale risultasse insufficiente, tagliando qualche pezzo inutile di Maury (e qualcosa mi viene pure in mente...), tale percentuale potrebbe crescere, o bisognerebbe tener conto delle dimensioni di Maury al momento dell'avvenuta conquista?
Soddisfatti quindi per la buona azione e meditando di portare, per la prossima escursione, un bottiglia di Moretti da piantare in vetta, onde onorare degnamente anche l’altrettanto compianto Harry, ce ne torniamo alla macchina, quindi a riprendere la bicicletta, e quindi a casa.


Conclusioni: Per la prima volta riesco a vedere il panorama dal Mongioie (vi sono salito almeno altre 3 volte ma non ho mai visto niente) e, devo dire, che merita sicuramente soprattutto verso est, dove il Pizzo d’Ormea è protagonista, ma anche verso nord e nord-ovest, grazie a belle vette come Brignola, Durand e Cima Cars e, in lontananza il Monviso; meno bello, invece, a mio parere, verso ovest, ma non è un grave difetto perché salendo alla cima si hanno ottime viste anche in questa direzione, penalizzata un po’ dal fatto che Cima delle Saline soprattutto, risalta meglio se vista più dal basso. E’ stato bello anche vedere, per la prima volta, questa zona innevata, seppur non eccessivamente e, devo dire, che alcune cime rendono bene anche in queste condizioni che non amo particolarmente, ciò non toglie che valga altrettanto la pena di una visita in condizioni estive, ad ammirare le fantastiche carsificazioni qui presenti. Non altrettanto bella la discesa dal Passo del Cavallo: panoramicamente non mi pare aggiungere molto, se non la vista di alcuni bei campi carreggiati (soprattutto impressionanti quelli su un grande masso al centro del sentiero), credo sarebbe stato più bello continuare per il Passo delle Saline come preventivato. In conclusione è comunque una gita che merita molto, sia in condizioni estive che invernali, anche se non è la più bella che si possa fare in zona (io prediligo il percorso Scaglie-Brignola).




Rocca garba da Pian Rosso



Mare di nebbia e cime che spuntano salendo alle Scaglie primissimo piano più da lontano



Cimonasso e Cima delle Colme salendo alle Scaglie



Rocca Campanili Cimonasso e Cima Colme salendo alle Scaglie



Cimonasso e Cima delle Colme salendo alle Scaglie molto più da lontano



Guglia di roccia in Gola delle Scaglie e cime che spuntano nella nebbia



Guglia di roccia in Gola delle Scaglie e cime che spuntano nella nebbia più da lontano



Canale dello Scudo Rocca dei Campanili e Cimonasso salendo alle Scaglie



Bricchi Neri salendo le Scaglie primo piano



Vista nord dal Bocchino delle Scaglie più scura



Cima della Brignola dal Bocchino delle Scaglie



Brignola salendo al Mongioie



Mongioie salendovi



Cima Durand e Seirasso salendo al Mongioie



Durand Seirasso e Brignola salendo al Mongioie



Cima Saline salendo al Mongioie



Cima Saline salendo al Mongioie primo piano



Durand Seirasso e Brignola salendo al Mongioie più da lontano



Pian Ballaur e Saline salendo al Mongioie più da lontano



Cima Cars e Monviso salendo al Mongioie



Cima Cars e Monviso salendo al Mongioie più da vicino



Cima Cars e Monviso salendo al Mongioie più da lontano



Vista ovest da Saline a Seirasso salendo al Mongioie



Ballaur Saline Cars e Monviso salendo al Mongioie



Cima Revelli salendo al Mongioie



Monte Rotondo Pizzo d'Ormea Cima Roccate e Bric Conoia salendo al Mongioie



Ballaur Saline Cars e Monviso salendo al Mongioie più da vicino



Rotondo Pizzo d'Ormea e Roccate salendo al Mongioie



Cresta Mongioie guardando indietro salendola



Cima Revelli Pizzo d'Ormea Rotondo Roccate e Conoia dalla cresta del Mongioie



Galero Pizzo d'Ormea Rotondo e Roccate dalla cresta del Mongioie



Cima Revelli Pizzo d'Ormea Rotondo Roccate e Conoia dalla cresta del Mongioie più da vicino



Galero Pizzo d'Ormea Rotondo e Roccate dalla cresta del Mongioie più da vicino



Bric Conoia e Profondo dalla cresta del Mongioie



Pizzo d'Ormea Rotondo Roccate e Conoia dalla cresta del Mongioie



Croce vetta Mongioie dalla cresta più da vicino



Galero Revelli Pizzo d'Ormea Roccate e Rotondo dal Mongioie



Galero Revelli Pizzo d'Ormea Roccate Rotondo e Conoia dal Mongioie



Bric Conoia dal Mongioie



Antoroto Galero Revelli Pizzo d'Ormea Roccate e Rotondo dal Mongioie più da vicino



Antoroto Galero Revelli e Pizzo d'Ormea dal Mongioie



Durand Seirasso Mondolè e Brignola dal Mongioie



Saline Ballaur Marguareis con dietro Argentera e Matto dal Mongioie



Balze innevate sotto Cima delle Saline viste dal Mongioie



Saline Ballaur Marguareis con dietro Argentera e Matto dal Mongioie più da lontano



Durand Seirasso Mondolè e Brignola col Moviso dietro dal Mongioie



Galero e Pizzo d'Ormea primo piano dal Mongioie



Rifugio Havis de Giorgio dal Mongioie



Durand Seirasso Mondolè e Brignola dal Mongioie più da lontano



Seirasso Mondolè e Brignola dal Mongioie



Scivolo di neve in parete ovest Mongioie



Croce vetta Mongioie e vista sud



Balze calcaree sotto parete ovest Mongioie primo piano



Durand Seirasso e Brignola scendendo dal Mongioie



Cupola terminale Mongioie scendendo



Mongioie e parete sud innevata Cima Colme est



Pendio innevato Cima Colme est primo piano



Mongioie e parete sud innevata Cima Colme est più da vicino



Cima Cars e Monviso salendo alle Colme



Cima Saline dalla cresta delle Colme



Cima della Brignola dalla cresta delle Colme



Cima della Brignola dalla cresta delle Colme più da vicino



Durand e Seirasso dalla cresta delle Colme



Brignola e cresta verso il Mongioie dalla cresta delle Colme



Brignola e Mongioie dalla Cima delle Colme ovest più da vicino



Mongioie dalla Cima delle Colme ovest



Cima delle Saline dalla Cima delle Colme ovest



Cima Cars e Monviso dalla Cima delle Colme ovest



Durand e Seirasso dalla Cima delle Colme ovest



Cima Missun scendendo al Passo del Cavallo



Campi solcati scendendo al Pian Rosso



Grande masso solcato scendendo al Pian Rosso



Grande masso solcato scendendo al Pian Rosso più da lontano



Rocca Garba dal Pian Rosso