Monte Pesauto – Poggio Ceresa – Poggio Grande – Monte Acuto




Sabato 5 marzo 2010: Peagna – Rocca d’Uomo – Monte Pesauto – Poggio Ceresa – Poggio Grande – Monte Acuto – Sentiero delle Fontane – Peagna.


Partecipanti: Maury76 e Soundofsilence.


Lunghezza: noi abbiamo fatto 15 Km (+ 5 per il Rio Torsero), la lunghezza pulita sarebbe di 13,7 Km per l’anello dell’Acuto e 1,6 Km A/R per il Torsero.


Dislivello: 940 metri (+100 per il Rio Torsero). Il dislivello per il Rio Torsero è riducibile a 50 metri parcheggiando la macchina nel posto giusto.


Difficoltà: Tutto E, forse EE il Rio Torsero vista l’assenza di traccia e il rischio di scivolare.


Percorso in macchina: da Genova in autostrada fino a Borghetto Santo Spirito, quindi si scende sull’Aurelia che si segue per 2 Km verso ovest, per poi svoltare a destra in via Eroi Cerialesi, seguendo le indicazioni per Peagna. Si continua su via Vecchia di Peagna e quindi su via Nostra Signora delle Grazie e si arriva al museo Paleontologico. Da qui iniziano i segnavia, ma conviene proseguire ancora un poco, anche per trovare più ampio parcheggio. Si prosegue quindi su Via Tecci e Paverne, si supera un tornante e, poco dopo (600 metri), si trova un ampio spazio sulla destra per parcheggiare.
Per quanto riguarda il Rio Torsero si parte da Via dei Pozzi a Peagna di Ceriale, si tratta di una traversa di via Nuova di Peagna che si imbocca sulla sinistra 80 metri dopo l’incrocio con l’autostrada venendo dal mare. Dopo 70 metri.
Via dei Pozzi si divide in due e occorre prendere il ramo di sinistra che si percorre per 200 metri fino all’inizio di una breve sterrata; qui si può parcheggiare.


Percorso a piedi: Dal parcheggio di via Tecci si torna indietro 600 metri fino al tornante, dove si prende un sentiero, segnato con cerchio rosso vuoto (diretto al Poggio Ceresa attraverso la valle del Rio Iba) e lo si segue per circa 400 metri per poi deviare su una sterrata sulla sinistra che, a sua volta, va seguita per 150 metri, per prendere infine un sentierino sulla destra, più o meno segnato in blu e con delle cifre variabili (12, 13, 17…) badando a dirigersi verso il crinale della Rocca d’Uomo (ci sono, in effetti, varie deviazioni…).
La traccia è, a tratti, un po’ infrascata, ma sempre abbastanza evidente e la direzione è facile da seguire. Dalla Rocca d’Uomo è altrettanto facile proseguire sul crinale fino in cima al Pesauto. Da qui in poi cominciano i segnavia che si seguono fino in vetta al Poggio Ceresa. Dal Poggio si segue la strada sterrata in direzione nord-est e che porta sotto al Poggio Grande, verso il quale si devia appena si giunge sulla strada asfaltata in corrispondenza del Santuario di Monte Croce. Tornati dalla deviazione al Poggio Grande si imbocca il sentierino in direzione est, poco sotto il Santuario e si prosegue attraversando prima una zona di pinnacoli rocciosi e poi percorrendo il crinale del Monte Acuto fino alla sua Cima.
Si torna quindi indietro fino ad una sella caratterizzata da una bella casella in pietra con due ingressi (uno basso), purtroppo, recentemente, parzialmente crollata; qui si prende il sentiero sulla sinistra (segnato XX). Il progetto originario prevedeva, in realtà, di tornare più indietro fino a poco prima della deviazione per il Poggio Grande, dove in corrispondenza di uno spiazzo a fianco della sterrata e di un palo della luce, parte un sentiero (segnato P2, mi pare) che dovrebbe ricongiungersi con quello che scende lungo la valle del Rio Iba, ma, alla fine, abbiamo deciso, sia per abbreviare il percorso, sia per vedere se riuscivamo a tagliare via il primo pezzo del Sentiero delle Fontane, che, la volta scorsa, ci era risultato assai indigesto…
Esiste infatti un’altra deviazione, sempre segnata XX, qualche centinaio di metri prima (venendo da nord, in località sella di Monte Acuto) di cui è decisamente sconsigliabile la percorrenza per il terreno malagevole. Il nuovo percorso si è rivelato invece assai più agevole e siamo giunti alla conclusione che, adesso è questo il sentiero delle Fontane ‘ufficiale’ e che l’altro è da considerarsi in disuso…
Per quanto riguarda il Rio Torsero si segue la sterrata fino al cancello in fondo alla stessa e si entra da un’apertura a lato della recinzione, si scende al torrente e, quindi, si percorre alla meglio l’alveo dello stesso fino alla cascata che sbarra la strada.


Racconto: Indispettito per la scelta della gita, fatta per accontentare l’incontentabile Maury, ma che a me non garbava molto, essendo già stato sull’Acuto e, per di più, pochi mesi fa, decido di fargliela pagare…
Così alla fine dell’escursione gli propongo una simpatica deviazione al celeberrimo Rio Torsero, Sic (Sigh…) e Area Protetta. Ingolosito, data la sua nota venalità, dalla possibile razzia di preziosi fossili il Maury, ignaro di quanto lo aspetta, accetta subito…
Si sa che la montagna, al contrario del mare, non attira le grandi masse, e, allora, per rimediare, bisogna ogni tanto, inventare, nuove discipline o, anche, solo nuove parole (vedi le ciaspole…) per farla diventare appetibile e alla moda… Così anche il ‘nordic walking’ (che cosa cavolo sarà non lo so, ma suona bene…), il rafting, gli agriturismi e così via…
Potevo allora io, così appassionato e malato di montagna come sono, non dare il mio contributo? La retorica risposta si concretizza nella semplice, ma geniale, invenzione del Torrentismo senz’acqua…
D’altronde a me piace sempre vedere cosa c’è sotto: cosa c’è sotto la neve, cosa c’e sotto l’acqua, cosa c’è sotto terra e qua mi fermo per non correre il rischio di diventar volgare…
Partiamo così alla volta del Rio Torsero e ci imbattiamo subito in uno dei problemi che, inevitabilmente, come per ogni nuova disciplina appena nata, si presentano: per praticare il Torrentismo senz’acqua bisogna trovare almeno un torrente, già facciamo a meno dell’acqua, almeno quello ci vuole…
Ma non è facile, la gente è diffidente verso le nuove discipline e non ci aiuta, se avessimo detto che volevamo ciaspolare sul torrente sicuramente ci avrebbero passare, dicendogli invece che siamo Torrentisti senz’acqua, non solo non ci fanno passare, ma ci sguinzagliamo pure dietro i cani….
L’entusiamo per la nuova disciplina, però, è tanto e non ci scoraggiamo certo per questo: con una breve deviazione di 5 Km, infatti, troviamo subito un nuovo a-ccesso (la parola è assai appropriata dato lo stato del torrente) all’ambita meta…
Iniziamo così la risalita dell’alveo fossilifero e ci accorgiamo, ben presto, che una nuova disciplina tira l’altra e ci improvvisiamo pure, con buon successo, paleontologi senza fossili…
Se manca l’acqua non mancano però le spine, provvidenziali per tenersi quando si è in bilico su lisce rocce cosparse di quel tanto di umido muschio verde bastante appena per renderle più scivolose del sapone…
Risaliamo quindi brillantemente tutto il torrente per arrestarci solo davanti a una magnifica cascata senz’acqua, con a fianco un’altrettanto stupenda grotta senza concrezioni… Qui, per proseguire, ci toccherebbe improvvisarci anche alpinisti senza corda, ma questa è una disciplina che ci penserò ancora un bel po’ prima di inventarla…
Torniamo quindi indietro velocemente, d’altronde al ritorno non siamo più controcorrente, orgogliosi di aver non soltanto inventato una nuova disciplina, ma di averla pure messa in pratica con su-ccesso…


Conclusioni: Forse l’anello migliore che si può fare per andare all’Acuto, a patto di non voler fare un giro molto più lungo (24 Km.) e con parecchio asfalto. Si saltano soltanto il Monte Croce e il Monte Picaro, ma sono sicuramente meno interessanti delle cime toccate, tutte caratterizzate da un pizzico di apparenza carsica che le rende, almeno ai miei occhi, più interessanti. Fa eccezione il Poggio Grande, che però, rimedia con una bella vista su Castellermo e Pizzo d’Ormea, nonché col bel forte, parzialmente visitabile (c’è pure un sotterraneo facilmente percorribile). Per quanto riguarda il Rio Torsero è sicuramente una delusione vedere quanta differenza c’è tra il dire e il fare…
Ancora pochi giorni fa leggo sulla rivista della sezione Ligure del CAI un articolo che tesse le lodi di questa zona che dovrebbe essere protetta e tanto particolare e mi sorge spontanea una domanda, ma ci sono stati prima di scrivere l’articolo? La zona versa in uno stato di abbandono totale ed è invasa di vegetazione e spine e non c’è un sentiero percorribile per renderla fruibile e solo l’assoluta secca del torrente ci ha permesso la visita…
Per non parlare poi dei fossili, e come potrei d’altronde, visto che non ce ne sono più, ma questa, sicuramente, non è colpa delle istituzioni, ma è colpa nostra, che, spesso, sappiamo fruire della natura solo saccheggiandola e fregandocene di chi viene dopo di noi…




Pesauto dalla Rocca d'Uomo



Cresta calcarea verso il Pesauto più da vicino



Cresta calcarea e alberi secchi salendo al Poggio Ceresa



Saccarello e Castellermo dal Poggio Ceresa



Albenga e Gallinara dal Poggio Ceresa



Albero sul Poggio Ceresa e sullo sfondo Saccarello e Castellermo



Saccarello e Castellermo primo piano dal Poggio Ceresa



Cappelletta sul Poggio Ceresa



Crinale Poggio Ceresa e Gallinara sullo sfondo andando al Poggio Grande



Forte Poggio Grande e Alpi Liguri sullo sfondo



Croce vetta Acuto e vista est sulla costa



Conoia e Pizzo d'Ormea primo piano dall'Acuto



Croce vetta Acuto e sullo sfondo Pizzo d'Ormea e Galero più da lontano



Casella in pietra e Alpi Liguri sullo sfondo ad inizio Sentiero Fontane