Monte Antoroto da Cascine




Domenica 30 Maggio 2010: Cascine – Antoroto - Cascine.


Partecipanti: Soundofsilence.


Lunghezza: Da un minimo di 8 Km. facendo tutte le scorciatoie possibile a un massimo di 13,2 Km. seguendo la strada; io, naturalmente, ho fatto ancora di più grazie a un po’ di divagazioni e indecisioni…


Dislivello: 900 metri circa.


Difficoltà: E, il percorso non presenta alcuna difficoltà tecnica; qualche difficoltà di orientamento nella parte alta dove una traccia vera e propria non esiste quasi mai e si risalgono i prati seguendo rari paletti e segni biancorossi sulle rocce, non sempre facilmente individuabili; nonostante questo i problemi sono relativi perché si può risalire il pendio erboso praticamente a piacimento, è abbastanza indifferente il punto in cui si arriva in cresta e, in ogni caso, il terreno permette facili ripensamenti… In caso di nebbia ci potrebbe essere comunque qualche problema in più.


Percorso in macchina: Da Genova in autostrada fino a Savona e poi con la Savona-Torino fino a Ceva. Da Ceva seguire la Sp428 per Garessio e quindi fino ad Ormea, dove nel centro del paese si prende la deviazione a destra per Cascine. I cartelli indicatori aiutano, nonostante vari bivi, ad arrivare a destinazione al paese di Cascine, subito sopra il quale ci sono (ridotte) possibilità di parcheggio. Si può eventualmente continuare sulla strada che, da qui, diventa sterrata, per altri 3 Km dove c’è più ampia possibilità di parcheggio, molti si fermano qua.


Percorso a piedi: Da Cascine o si segue la strada per 3 Km. o si prende subito a destra una traccia tra i campi, che dopo un tratto in piano, svolta a sinistra in salita per ritornare sulla sterrata dopo 400 metri; qui la sterrata presenta un tratto in cemento e la si abbandona quasi subito (la si segue per un centinaio di metri solo) per una traccia sulla sinistra che, dopo altri 400 metri, sbuca di nuovo sulla sterrata nei pressi di una cisterna. Questa seconda scorciatoia permette, altresì, di evitare una casa con numerosi cani liberi, che, già da distante, non sembrano troppo amichevoli…
Dalla cisterna si segue la sterrata per altri 400 metri e si giunge ad un’area di parcheggio e subito si trova una deviazione sulla sinistra, anch’essa su sterrata, ma che presto si trasforma in sentiero.
Da qui in poi il percorso si fa più evanescente, essendoci più tracce presenti e non sempre segnalate. In un modo o nell’altro si dovrebbe arrivare a incrociare un’ultima volta la sterrata e, se si è seguito il percorso giusto, poprio nel punto in cui si diparte definitivamente il sentiero, segnalato qui da un cartello che indica 1,45 alla vetta dell’Antoroto.
Da qui in poi si procede su pendio erboso senza una vera e propria traccia, solo qualche paletto o sasso segnato di biancorosso, non sempre facilmente individuabili, ma il percorso è comunque intuitivo e basta puntare alle rocce della cresta seguendo la linea di pendenza che le proprie forze consentono…
Qualche problema ci può essere quando ci si avvicina alle rocce, in caso di neve residuale, ma vi è ampia possibilità di variare il percorso all’occorrenza. Giunti in cresta si piega a destra e si giunge in breve in vetta. Ritorno per la stessa strada o (descrivo a grandi linee perché non l’ho fatto) seguendo il sentiero segnato che dalla cresta scende al pianoro sottostante e da qui si volta a sinistra per risalire verso la Colla dei Termini e scendere da questa lungo la strada che si ricongiunge con quella percorsa all’andata.


Racconto: La prima volta all’Antoroto 15 anni fa in alpinistica (PD) invernale, chissà come c’ero finito? Una salita della quale non ricordo grandi difficoltà, ma solo una grande apprensione ad ogni passo per l’ignoto…
Poi, in vetta, le strette di mano di Pastine e degli altri; perché si complimentano con me, non ho fatto certo una buona azione, dopotutto sono qua per divertirmi, niente di male, ma forse si meritano più un riconoscimento quelli che non possono permettersi di divertirsi…
Forse però non è un riconoscimento, che sia solo un segno di amicizia e comunione di spiriti? Allora mi fa sicuramente molto piacere, ma, sinceramente, l’avrei preferita alla partenza, non condizionata all’esito dell’’impresa’…
Discesa poi per un più facile pendio, durante il quale mi chiedevo: perché non siamo anche saliti da qui: è più bello e non c’è da tribolare…
Oggi seconda volta sull’Antoroto, questa volta su un percorso escursionistico, sul quale sono molto più a mio agio, ma anche molto più solo…
Cosa bisogna scegliere nella vita essere soli e sé stessi o scendere a compromessi?
Tornando ai fatti, parcheggiata l’auto Cascine, mi accorgo che tutti proseguono in macchina sulla sterrata, ma io che sono grande e grosso, e non solo, decido di proseguire a piedi comunque… Vedo 2-3 macchine in salita, ma almeno una ventina che scendono (e sono appena passate le 9…): si vede che ad arrivare in vetta in auto si fa presto…
Una macchina di escursionisti mi supera: è forse un’occasione per trovare compagnia e risolvere il dilemma di cui prima? Provo a inseguirli facendo la strada più veloce che posso e, dopo 3 Km di sterrata, parcheggiano anche loro; c’è invece chi prosegue ancora in macchina, forse si riesce ad arrivare alla Colla dei Termini. Sono riuscito a non farmi distanziare molto dalla macchina, sono appena partiti, forse hanno perso tempo nei preparativi…
E, in effetti, a guardarli bene, sembrano più alpinisti, andranno a fare la cresta per la Cima Ciuaeira, tanta fatica per niente…
Oltre ad essere alpinisti per di più vanno anche parecchio veloce, mi staccheranno più a piedi che in macchina…
Sarà perché perdo tempo a fotografare la bellissima nebbia, da cui emergono come isole solo il Galero, il Dubasso e l’Armetta o sarà perché mi sono stancato a inseguire le macchine, non certo perché sono più forti di me, quest’ultima, in effetti, è una spiegazione che faccio fatica ad accettare, ci vorrà un po’ di allenamento anche per questo…
Arrivo quindi in vetta dopo un’ora e mezza da Cascine (1h e 45 con le soste) e in 45 minuti dal cartello di 1h e 45 dalla vetta, però sono solo, gli alpinisti, come previsto hanno preso per la cresta…
Sono le 10,30, il panorama è bellissimo con le nuvole che lambiscono soltanto le cime della Val Tanaro mentre a sud coprono tutto tranne le 3 vette citate in precedenza… E’ presto però e così dovrò studiarmi qualcosa per perdere un po’ di tempo: No problem…
2 Ore e mezza perse in saliscendi e ravanamenti vari per decidere se scendere sul versante nord fino a incocciare il sentiero per la Colla dei Termini o se tornare per la stessa strada…
La discesa sembra tanta e c’è un po’ troppa neve, forse c’è un sentierino che taglia la cresta delle Rocche di Perabruna un poco al di sotto, però prima provo a scendere, però se scendo adesso non salgo sulla cimetta erbosa lì a fianco…
Sceso quindi un centinaio di metri torno su e vado in cima al panettone erboso di cui sopra, poi torno giù, attraverso le prime chiazze di neve e mi viene qualche dubbio: ho paura di scivolare, con la spalla, infortunata al Pisanino, non ancora del tutto a posto non sarebbe una bella cosa…
Torno quindi su, ma poi c’è uno che sale: scendo di nuovo e gli vado incontro per informazioni: sì, più giù c’è una chiazza di neve su cui si rischia di scivolare… scendo e vado a vedere: sì è un po’ pericoloso, perlomeno per la mia spalla… allora torno su, ma il sentiero passa a fianco, provo a ridiscendere di lì: sono arrivato più in basso, ma c’è di nuovo la neve, non mi fido… Però se salgo più in alto sembra che si possa passare sopra a tutte le chiazze: risalgo, quindi, quasi in cima e provo la ‘traversata alta’: i cespugli bassi che qui sono dappertutto sono però assai fastidiosi: si affonda quasi come a camminare nella neve e ho un po’ di paura per la mia spalla… Allora, per prendere confidenza, faccio un po’ di avanti e indietro tra la via del ritorno e il fantomatico passaggio alto e, alla fine, mi ritrovo di nuovo in vetta, senza quasi accorgermene…
A questo punto mi rassegno al mio destino e ritorno per la stessa via, un po’ di ravanamento l’ho fatto e posso considerarmi più che soddisfatto…


Conclusioni: Peccato non aver fatto il giro, c’erano anche due laghetti, forse temporanei, per arrivare alla Colla dei Termini e, forse, da lì, si poteva salire anche alla Ciuaeira, in ogni caso sono soddisfatto del panorama: bella vista sulle cime della Val Tanaro e, soprattutto magnifica vista sulle cime emergenti dalle nuvole a sud…




Nebbia incalza Pizzo d'Ormea salendo all'Antoroto



Nebbia incalza pendii Antoroto



Pizzo d'ormea e Colla dei Termini incalzati dalla nebbia



Pendici Antoroto e cima Galero spuntano dalla nebbia più scura



Pendii prativi fioriti di giallo e cresta rocciosa Antoroto



Pendici Antoroto e cima Galero spuntano dalla nebbia più scura ancora più da vicino



Pendici Antoroto e cima Galero spuntano dalla nebbia più scura primo piano



Pendii prativi fioriti di giallo e cresta rocciosa Antoroto più da vicino



Vista sud ovest nella nebbia salendo all'Antoroto



Vista sud ovest nella nebbia salendo all'Antoroto più da vicino



Pendici Antoroto e Galero spuntano dalla nebbia senza cielo sopra



Pendici Antoroto e Galero spuntano dalla nebbia



Pendici Antoroto e Galero spuntano dalla nebbia senza cielo sopra più da vicino



Cresta ovest Antoroto con Pizzo d'Ormea e Mongioie sullo sfondo



Croce vetta Antoroto cresta est e Galero che spunta dalla nebbia ancora più da vicino



Croce vetta Antoroto cresta est e Galero che spunta dalla nebbia primo piano



Cresta est Antoroto e Galero che spunta dalla nebbia più scura



Croce vetta Antoroto con sullo sfondo Pizzo d'Ormea e Mongioie



Cresta est Antoroto e Galero che spunta dalla nebbia più scura più da lontano



Cresta est Antoroto e Galero che spunta dalla nebbia più scura ancora più da lontano con meno cielo sopra



Croce vetta Antoroto cresta est e Galero che spunta dalla nebbia più scura più da vicino



Croce vetta Antoroto più da lontano cresta est e Galero che spunta dalla nebbia



Croce vetta Antoroto ancora più da lontano cresta est e Galero che spunta dalla nebbia



Mongioie primo piano dall'Antoroto



Pizzo d'Ormea primo piano dall'Antoroto più da lontano



Pizzo d'Ormea primo piano dall'Antoroto più da vicino



Bisalta e nebbia scendendo dall'Antoroto più da vicino



Crinale Antoroto e Galero nella nebbia



Crinale Antoroto e Galero nella nebbia più da vicino



Antoroto e Galero nella nebbia più scura



Crinale Antoroto e Galero nella nebbia più da lontano



Prati fioriti di giallo e Pizzo d'Ormea nella nebbia scendendo dall'Antoroto