Monte Armetta da Barchi




Sabato 8 Maggio 2010: Cimitero Barchi – Colle San Bartolomeo – Armetta – Ormea – Cimitero Barchi


Partecipanti: Lusciandro e Soundofsilence.


Lunghezza: 20,7 Km netti; noi abbiamo fatto più o meno, anzi forse qualcosa in più, la stessa distanza, pur avendo fatto 4 Km di statale in corriera, non tanto per sbagli di strada, quanto per esplorare percorsi alternativi.


Dislivello: 1000 metri circa, senza praticamente nessun saliscendi.


Difficoltà: E, nessuna difficoltà tecnica, semmai qualche difficoltà di orientamento dovuta alla quasi totale mancanza di segnavia (quelli che ci sono sono comunque molto sbiaditi) fino al Colle San Bartolomeo. In opgni caso, anche in questo tratto, si procede su sterrate o sentieri evidenti, il problema è costituito dai molti bivi non segnalati, in generale vale comunque la regola, nel dubbio, di prendere sempre la destra…


Percorso in macchina: Da Genova in autostrada fino a Savona e poi con la Savona-Torino fino a Ceva. Da Ceva seguire la Sp428 per Garessio e quindi fino al bivio per la frazione Barchi nei pressi della Torre Saracena; si può prendere il bivio a destra segnalato, appunto, con un piloncino con in verde la scritta Torre Saracena, ma conviene proseguire 900 metri per prendere un successivo bivio (sempre a destra) più agevole da percorrere in macchina (specie se si ha una macchina grande). Se si è preso il secondo bivio si gira a sinistra fino a ricongiungersi alla strada della Torre Saracena, per la quale si seguono le indicazioni fino al cimitero di Barchi, dove si parcheggia.


Percorso a piedi: Dal cimitero si prosegue su sterrata fino alla frazione Barchi, 300 metri dopo la quale si incontra un bivio presso un rudere, dove occorre prendere la sterrata di destra. Si prosegue sulla sterrata per poco più di 2 km (2,2 per la precisione) fino a trovare un chiaro bivio con un sentiero che sale sulla destra. La sterrata prosegue invece in piano per salire, probabilmente, poi fino a Case Pianafei e arrivare al Colle del Prione, non posso garantire però sia effettivamente così, avendo invece noi percorso il sentiero a destra. Il sentiero è sempre largo e abbastanza evidente, ma non è del tutto pulito e, ogni tanto, si devono scavalcare alberi caduti, vi si intravvedono poi, anche se raramente, sbiaditi segnavia biancorossi che, comunque, aiutano, specie quando, presso un torrente, il sentiero tende un poco a perdersi. Si arriva quindi a una sella erbosa a 1250 metri circa dove occorre proseguire dritti sul sentiero che sembra un poco perdersi per giungere a una sterrata leggermente sottostante che occore imboccare verso sinistra in leggera salita. Si percorre quindi la sterrata per quasi 3 Km per arrivare quindi, finalmente, al Colle San Bartolomeo, dove si incrocia l’altavia e numerosi altri segnavia.
Dal Colle si può fare un breve salto sulla Cima del Dubasso che dista circa 100 m di dislivello. Noi prendiamo invece l’altavia che occorre seguire, insieme al quadrato rosso, fino alla vetta dell’Armetta. Qualche piccola difficoltà a reperire i segnavia presso un ampio prato con malga (specie in caso di nebbia come abbiamo trovato noi) dove, comunque, occorre proseguire dritti verso ovest puntando verso un’elevazione alla fine del prato dove si può intravvedere/immaginare un segnavia sulle roccette.
Dalla vetta dell’Armetta si scende seguendo l’altavia per circa 200 metri, fino ad incontrare l’inizio del sentiero A15, segnalato su una pietra. Lo si segue in discesa fino ad Ormea (prestare attenzione a quando si incrocia la prima volta una sterrata: bisogna infatti seguirla per un breve tratto verso destra in salita per ritrovare quindi subito il sentiero), da dove si può tornare a piedi, seguendo la statale, o approfittando dei mezzi pubblici, risparmiare 5 Km di asfalto.


Racconto: Partiti col dubbio tra Antoroto ed Armetta arriviamo verso le 9 ad Ormea, dove intravista parecchia neve fresca sul Pizzo, decidiamo di ripiegare sulla seconda destinazione. Resta da scegliere il percorso: sicuramente vorremmo partire da Isola lunga, ma siamo indecisi se tornare al punto di partenza passando dalla Colla del Prione, facendo quindi un quasi anello tutto ad est dell’Armetta o se fare un vero e proprio anello tornando da Ormea.
Rimandiamo però la decisione al ritorno, presi dal più urgente problema di trovare il punto di partenza… Giunti infatti a Isola Lunga le uniche indicazioni che troviamo sono per la Torre Saracena, alla quale mi piacerebbe sicuramente salire, ma che vorrei, anche questa, rimandare al ritorno. Proviamo quindi a chiedere, ottenendo come risposta che il sentiero non esiste e che dobbiamo andare ad Ormea…
Un brillante riesploratore come me non si scoraggia però per così poco: anche se il sentiero non ci fosse, che ci vorrà mai a crearlo sul momento? Dopotutto, ieri sera, non ho avuto alcuna difficoltà a disegnarlo col pennarello rosso sulla cartina, in modo che sembrasse un sentiero segnato come gli altri…
Un po’ meno convinto è Lusciandro a cui non basta, evidentemente, che gli mostri la predetta cartina per fargli vedere vedere che il sentiero esiste (o esisterà, ma questo non glielo dico…). Mi tocca, allora, perfino chiedere ad altri locali per rassicurarlo; purtroppo, anche loro, dicono che il sentiero non esiste; gli mostro allora la mia cartina ‘ritoccata’ e allora, potenza della mia persuasione, o, più facilmente, vergogna ad ammettere la propria ignoranza sui luoghi natii, incominciano a bofonchiare qualcosa del tipo: Sì, però, ma forse se prendete la strada, stando bene attenti e non sbagliate, probabilmente potreste anche arrivare se non lì, in qualche posto che potrebbe anche non essere troppo lontano da quello che se fosse giusto sarebbe proprio quasi il punto dove state andando…Almeno così mi pare di aver sentito, visto che, quando chiedo indicazioni, mi tappo giustamente le orecchie, onde non inficiare la validità dell’esplorazione…
Comunque, ampiamente rassicurati dalle indicazioni, procediamo fino a giungere al paesino di Barchi, dove l’incontentabile Lusciandro pretende di chiedere ancora indicazioni all’unico abitante. Naturalmente anche questo nega di sapere qualcosa del sentiero, ma ci dice, anche lui per non far brutta figura, che più avanti, a Case May, c’è un bivio…
Case May però si rivelerà più in presagio che un nome (Omen nomen per i latinisti), in effetti non ci arriveremo mai… Forse se avessimo svoltato a sinistra al bivio 300 metri dopo Barchi l’avremmo trovato, ma sarà per un’altra esplorazione…
Proseguendo giungiamo ad un nuovo bivio, dove sulla destra della sterrata si diparte un evidente sentiero, qui il buon Lusciandro dimostra che i miei insegnamenti non sono stati vani e prende senza alcuna esitazione la strada sbagliata, cioè la sterrata… Provo in effetti a convincerlo, per metterlo alla prova, che la direzione in cui dobbiamo andare sarebbe, invero, quella opposta: all’uopo gli mostro cartina, tracciato GPS e gli faccio notare che la sterrata fa un amplissimo giro a ferro di cavallo verso valle mentre il sentiero va, giustamente, verso monte, ma non c’è verso…
A questo punto posso sinceramente essere fiero di me stesso: sono riuscito a fare di Lusciandro un vero esploratore come me, perfettamente indipendente e capace di perdersi da solo, nonchè praticamente impermeabile a qualsiasi consiglio/indicazione/segnalazione che tenti di riportarlo sulla strada giusta…
Dopo quindi questa breve divagazione/esplorazione di circa 1,2 Km e 18 minuti prendiamo il sentiero dove cogliamo l’occasione per un po’ di esercizio ravanatorio, utilissimo per, ormai posso dire noi esploratori incalliti…
Giungiamo quindi al Colle San Bartolomeo e all’Altavia dove, per fortuna, la nebbia ci salva dalla banale prevediblità di un sentiero segnato… Vorremmo salire subito al Dubasso e anzi, iniziamo a farlo, ma, poi, suggerisco che sia meglio farlo al ritorno, sperando in una migliore visibilità, avendo in progetto noi di tornare indietro a San Bartolomeo e scendere dalla Colla del Prione o, più realisticamente, data la nebbia, di tornare dalla stessa strada dell’andata.
Ci dirigiamo quindi verso l’Armetta con qualche bella formazione rocciosa (tra cui un arco naturale) che, ogni tanto emerge dalla nebbia giungendo ad un bellissimo e vasto prato ai margini del quale, all’interno di un recinto vi è una grande casa in pietra. Il posto è bello ed è un piacere perdervicisi e non solo in senso figurato…
Perdermi/ci sull’Altavia un vero record mondiale di cui possiamo andar fieri, speriamo ce lo omologhino nonostante la nebbia…. Nell’atletica ci vuole un vento inferiore ai 2m/s, nell’escursionismo imbranato chissà qual è il limite di visibilità…
Ancora meravigliosi prati e qualche ombra rocciosa che spunta inquietante (ma anche suggestiva..), all’improvviso, dalla nebbia e siamo in Cima all’Armetta, un vasto altopiano prativo che ci fa venire in mente l’Aiona, non tanto per la somiglianza effettiva (qui in effetti, anche se non li vediamo, ci sarebbero anche dei bei precipizi..), quanto per la tragica vicenda degli escursionisti che vi ci sono persi…
A questo punto sarebbe saggio tornare indietro per la stessa via, avendo altresì la sicurezza della traccia GPS, ma decidiamo di fare una breve deviazione per ‘vedere’ (parola grossa riferita al momento in questione…) se il sentiero A15, che dovrebbe portare ad Ormea, è un po’ meglio segnalato di quello da Isola Lunga. In cuor nostro sappiamo però che abbiamo imboccato una via senza ritorno: una volta trovato il sentiero sarà difficile resistere alla tentazione e tornare indietro e, se non lo troveremo, ci perderemo inesorabilmente nella nebbia…
Con la mente persa in queste ponderose elucubrazioni Lusciandro salta di netto il bivio (sempre più bravo, non oserà mica superare il maestro?) e io, invidioso, decido allora che non è il caso di concedergli troppe soddisfazioni e lo faccio tornare indietro… Imbocchiamo quindi l’A15 in discesa verso Ormea, con la nebbia, che, come al solito, si diraderà quel tanto da farci intravedere quello che ci siamo persi…
Guardando indietro, infatti, maestose pareti rocciose si intersecano formando profili a tratti irreali, pur conservando un’intrinseca geometria che pare più opera dell’uomo che della natura… Poi ci accorgiamo, in effetti, dei due ripetitori in cima alle pareti rocciose…
Nonostante questo una gran bella vista, non sembrava, grazie anche alla nebbia, di essere in cima a tali dirupi…
A fianco a noi anche una grotta in parete, con una corda che fa pensare che la visita possa valere il rischio…
Abbiamo però fatto abbastanza per oggi, chiederò prima informazioni per sapere se vale la pena, e, semmai, al prossimo round tra me l’Armetta e la nebbia vedrò di farci uscire un po’ di tempo anche per la grotta…
Così almeno penso per legittimare la mia scarsa voglia di andarci sul momento, ma so che sarà difficile trovare il tempo come lo è stato oggi non solo per la questa Grotta, ma anche per l’Arma Dughea (grotta facilmente esplorabile poco sotto la vetta per la quale avevo portato anche lampade e casco…), per la Torre dei Saraceni, per la Balma del Messere e per l’orrido di di Prale…
Nella restante discesa proviamo ad abbreviare ignorando una scorciatoia del sentiero verso Ormea per seguire la sterrata verso est, ma arriviamo ad un nuovo bivio, segnato Madonnina che punta ad una bella Chiesetta su un’altura, sarebbe interessante andarci, sarebbe interessante vedere se è la strada giusta per tornare senza scendere alla statale, ma, anche questo, sarà per un’altra volta…
Ci ritroviamo quindi in breve sulla statale giusto in tempo per prendere al volo una corriera che ci permette di risparmiare 4 km. di asfalto, 4 invece di 5, perché l’autista che, forse non vedendo l’ora di farci scendere a causa probabilmente del nostro aspetto un poco ‘selvaggio’ dopo 20 Km di ravanaggio, decide di scaricarci un Km prima di dove gli abbiamo detto…


Conclusioni: Interessante alternativa all’anello dalla Madonna del lago, che resta comunque preferibile per la bellezza del punto di partenza e per il miglior panorama in tutta la prima parte dell’itinerario. Interessanti comunque all’inizio i panorami sulla Torre Saracena, mentre è un po’ noioso il successivo percorso nel bosco, anche se si attraversano alcuni interessanti paesini pressochè abbandonati. Dal Colle San Bartolomeo in poi l’itinerario è probabilmente splendido, ma è anche in comune con quello effettuabile dalla Madonna del Lago. La discesa verso Ormea è poi interessante per le belle pareti soprastanti. La partenza da Barchi può permettere poi la realizzazione di diversi anelli passando anche dalla Colla del Prione: per esempio si può più facilmente salire al Galero e al Dubasso tornando sempre a Barchi.




Torre Saraceni da Barchi



Torre Saraceni da Barchi primo piano



Arco forato nella nebbia presso Colle San Bartolomeo



Arco forato nella nebbia presso Colle San Bartolomeo più da vicino



Lusciandro davanti a Case in ampio prato salendo all'Armetta



Sporgenze rocciose sotto la cima dell'Armetta



Vetta Armetta nella nebbia più da lontano



Pareti Armetta scendendo verso Ormea con meno cielo sopra



Pareti Grotta e Armetta scendendo verso Ormea più da vicino



Pareti Grotta e Armetta scendendo verso Ormea primo piano



Pareti Armetta e boschi sottostanti scendendo verso Ormea



Paese abbandonato scendendo verso Ormea



Torre Saraceni con dietro parete Monte Scalabrino



Torre Saraceni con a destra parete Monte Scalabrino



Torre Saraceni con a destra parete Monte Scalabrino più da vicino



Torre Saraceni con a destra parete Monte Scalabrino ancora più da vicino



Torrioni alle pendici Torre Saraceni più da vicino



Torre Saraceni salendo al cimitero più da vicino



Torre Saraceni salendo al cimitero primo piano più da lontano