Piglionico - Vetricia - Foce del Puntone - Pania della Croce - Uomo Morto - Pania Secca - Piglionico




Mercoledì 27-10-2010: Piglionico – Vetricia – Foce Puntone – Pania Croce – Uomo Morto – Pania Secca - Piglionico.


Partecipanti: Em, Maury76 e Soundofsilence.


Lunghezza: 13,4 Km circa.


Dislivello: 1080 metri circa.


Difficoltà: EE l’attraversamento della Vetricia, senza sentiero e su terreno assai sconnesso e che necessita attenzione per i nmerossimi crepacci e buche, nonché di un buon senso dell’orientamento e esperienza di montagna. E la salita alla Pania della Croce, E anche quella dell’Uomo Morto, se fatta dalla comoda traccia in partenza dal Rifugio Rossi, altrimenti fatta senza traccia come abbiamo fatto noi, su ripidi pendii erbosi, sicuramente EE. Al limite dell’EE la salita alla Pania Secca: nessuna difficoltà tecnica, ma terreno ripido e su traccia non evidentissima.


Percorso in macchina: Su quale sia il percorso migliore c’è qualche dubbio, ma sicuramente non è quello che abbiamo fatto noi all’andata, sarebbe invece potuto essere quello che abbiamo fatto al ritorno se al bivio per Eglio e Sassi non avessimo girato a sinistra, ritrovandoci così su un’interminabile e sconnessa sterrata che fortunatamente ci ha, alla fine, portati a Castelnuovo. Fatta questa premessa ben si capirà che non sono la persona più adatta a descrivere il percorso, ma avendo così avvisato gli incauti lettori, posso continuare a scrivere con la coscienza a posto… Da Genova si imbocca l’autostrada per Livorno e la si segue fino a Massa, dove si esce.
Da Massa si seguono le indicazioni per Castelnuovo Garfagnana e si passa da Pariana e Antona per arrivare alla Galleria del Vestito e all’immediatamente successivo omonimo passo. Si prosegue quindi per Arni e dopo poco più di un Km dal paese ci si immette sulla SP13 che si imbocca verso sinistra. Si passa quindi il Lago di Isola Santa e si giunge a Castelnuovo, dove si prende la strada provinciale di Monteperpoli. Dopo un Km e mezzo la si lascia girando a destra per Montaltissimo (seguendo per Molazzana).
Superato Montaltissimo ci si immette sulla provinciale di Molazzana e la si imbocca verso destra. Si giunge quindi a un ulteriore bivio a destra si va verso Eglio e Sassi, mentre noi dobbiamo prendere a sinistra (un cartello segnala per il Rifugio Rossi) per Piglionico. Si supera ancora un bivio sulla destra per Alpe Sant’Antonio, proseguendo invece dritti per la cappelletta di Piglionico. L’ultimo tratto di strada è più ripido e bisogna stare attenti ai profondi canali di scolo dell’acqua, ma soltanto le ultime centinaia di metri sono sterrati, però in piano e con fondo buono. Si parcheggia sul lato della strada pochi metri prima della capelletta.


Percorso a piedi: Dal parcheggio si continua a seguire la sterrata che, in breve si trasforma in sentiero (n 7) per il Rifugio Rossi. Dopo poco si incrocia un bivio sulla destra in discesa (sentiero 127 per la Borra di Canala) e lo si ignora proseguendo dritti a sinistra. Il sentiero inizia a salire e bisogna percorrerlo per circa 1 Km dal bivio, giungendo così a un tornante a sinistra dove la traccia piega decisamente verso est.
Siamo a quota 1340 circa e attualmente in loco è presente un cartello del parco illustrante le caratteristiche della Vetricia. Qui si lascia il sentiero segnato per il Rifugio Rossi, dirigendosi invece verso ovest su molto vaga traccia, ogni tanto segnalata da qualche ometto. Si badi bene però che gli ometti non indicano un solo percorso, segnalando, probabilmente l’accesso ad alcune delle numerose grotte nei dintorni, occorre quindi aver presente la direzione giusta per non seguire gli ometti sbagliati…
Si attraversano quasi subito 2 magnifiche zone di blocchi calcarei e si piega poi verso sud risalendo un ripido boschetto (ci si aiuta tenendosi agli alberi), ci si dirige poi verso ovest per poi costeggiare in traversata le rocce verso nord e giungere sempre aiutati da ometti di pietra, al maestoso abisso Revel. Dall’abisso si accede al pianoro soprastante dirigendosi verso sud-ovest e, da qui in poi, il percorso diventa più intuitivo, guidato anche da grandi ometti visibili da lontano, data la loro posizione sopraelevata.
Siamo sul pianoro principale della Vetricia e non vi è un percorso obbligato, ma tenendo presenti i grandi ometti che guidano verso il bosco sottostante il Rifugio Rossi si può scegliere tra vari percorsi diversi (non si può comunque passare facilmente dove si vuole, data la natura del terreno fortemente crepacciato…) tutti interessanti. Noi giunti poco sotto il bosco che dà accesso al Rifugio Rossi, per abbreviare il percorso, abbiamo tagliato, sempre senza traccia, verso destra (sud) dirigendoci verso l’evidente Foce del Puntone, incrociando così, dopo poche centinaia di metri, il sentiero che risale la Borra di Canala, con il quale siamo arrivati in breve alla predetta Foce.
Da qui si prende a destra il sentiero 7, che dopo poco si lascia, per svoltare a destra in salita nell’ampio ghiaione che porta al Callare della Pania. Si giunge quindi in cresta in corrispondenza del Callare e su facile cresta si prende a destra e in pochi minuti, seguendo una delle 3 tracce che la percorrono, si giunge in vetta.
Dalla vetta si ridiscende al Callare e quindi alla Foce del Puntone dove si prosegue dritti verso il Rifugio Rossi. Noi trovandoci nel percorso sotto all’Uomo Morto abbiamo deciso di salirlo da qui, puntando ad un evidente colletto sopra il sentiero. La risalita è senza traccia su ripidi pendii erbosi, ma non difficilissima, ma dal colletto l’accesso alla vetta è alpinistico e pericoloso.
Ridiscendiamo quindi verso il Rifugio passando alla base delle rocce sommitali dell’Uomo Morto. Giunti al termine delle rocce però, invece di scendere comodamente al Rifugio, svoltiamo dietro per aggirare la vetta alla quale risaliamo, puntando ad un altro evidente colletto, da nord. Dal colletto scende un facile sentiero che porta al Rifugio Rossi che usiamo per il ritorno (consigliabile usarlo anche per la salita…). 
Dal Rifugio Rossi si scende per poche centinaia di metri e si imbocca quindi a destra il sentiero per la Pania Secca che si segue fino in vetta. Discesa per la stessa via e ritorno alla macchina seguendo verso valle il sentiero 7, lasciato al bivio per la vetta.


Racconto - Il mistero dei blocchi scomparsi: Scopo principale della gita era in effetti quello di ripercorrere l’itinerario della visita guidata alla Vetricia organizzata 2 anni fa dalle guide del parco…
Riusciti però, grazie alla traccia GPS, a seguire esattamente il percorso, sarà un po’ andare sulle piste da sci d’estate, dove tutti gli impianti sono chiusi, i seggiolini degli impianti sono impacchettati e non c’è nemmeno la neve…
Non sarà che qui nel parco le attrazioni le tirano fuori solo per le visite guidate? Dove sono magnifici e enormi blocchi di calcare che si muovevano al passaggio come nei film di Indiana Jones i pavimenti prima di crollare? I blocchi per la verità ci sono e sembrano pure gli stessi, che abbiano solo spento l’interruttore?
Tutta la gita trascorrera, almeno per me, nell’ansia di risolvere il mistero che mette a dura prova persino la proverbiale memoria da EMlefante di Enrico…
Anche i magnifici campi solcati che vedremo non saranno più così magnifici e aguzzi, anche verificando a posteriori le foto, che l’acqua, in 2 anni, abbia potuto tanto? Non so a che ritmi il calcare venga sciolto e in quanto tempo si possa passare da lame aguzze e taglienti a forme più smussate e arrotondate, ma è certo che qui la roccia è viva e plasmata giorno per giorno da un’invisibile, ma potentissimo scultore…
E’ certo un raro caso in cui, invecchiando, le ‘rughe’ tendono ad ammorbidirsi e a scomparire…
Qui più che mai ho percepito con dolore l’effimero durare della bellezza umana, pur riflessa nella natura: se persino la dura roccia può opporre così poca resistenza allo scorrere del tempo, come possiamo illuderci d’eternità noi miseri esseri umani?
Non trovati i blocchi all’andata decidiamo quindi di ripassare a cercarli al ritorno, se avanza tempo…
Dovremmo così rinunciare, con mio sommo dispiacere, alla prevista salita al Pizzo delle Saette…
Persino più dispiaciuto di me sarà però l’arido collezionista di vette (Maury) che già s’era fatto 3 tacche sullo zaino per le 3 vette in programma…
Per consolarlo ci toccherà salire su una collinetta sopra il Rifugio (detta l’Uomo Morto perché vista da lontano appare come il volto di un uomo sdraiato), ma tanta sarà la sua impazienza che neanche aspetterà di raggiungere il sentiero, tentando invece di salirvi dal lato più precipite, il che ci costringerà a trasformare la semplice visita prevista al povero ‘Uomo Morto’ in un’autopsia completa…
Tornati poi al bivio per la Vetricia, consumeremo un secondo tentativo alla ricerca dei ‘blocchi molleggiati’, ma far rivivere le emozioni del passato, è impresa disperata, meglio riporre speranze nell’ignoto: andrò così a esplorare una nuova zona di blocchi, scendendo qualche decina di metri verso nord dal bivio…
Si tratta di una zona molto più grande e sicuramente spettacolare, ma, tant’è, si sa, un po’ di amaro in bocca rimane, i ricordi, proprio perché esenti dalla corruzione del tempo, sono sempre più belli e puri della vile realtà…


Conclusioni: Stupenda la Vetricia, la più bella zona carsica che abbia mai visto, anche se questa seconda visita riesce un po’ meno bene dell’escursione guidata di 2 anni fa: sono sicuro, infatti, grazie a traccia GPS, di essere passato negli stessi posti, ma alcune ‘particolarità’ mi sono lo stesso sfuggite, sicuramente necessita di una terza visita, libera dalla fretta di dover raggiungere anche le vette…
Per quanto riguarda le vette il panorama dalle Panie è notevole, ma a mio parere, inferiore a quello che si gode da altre vette delle Apuane, notevole comunque la vista su Sagro Grondilice, Cavallo, Tambura e Pisanino e dall’altro lato sul gruppo del Procinto.
Infine per chi voglia visitare la Vetricia con un minimo di probabilità in più di seguire il percorso sommariamente descritto posso sempre, a chi mi contatta per e-mail fornire traccia GPS, non che sia impossibile attraversare la zona carsica senza, ma se si vuole ripercorrere il nostro esatto itinerario, credo che sia molto difficile con le sole sommarie indicazioni che sono riuscito a dare…




Seconda radura a blocchi calcarei in Vetricia più da lontano



Abisso Revel da sopra



Crepacci Vetricia da sopra più scura



Vetricia e Pania Secca più da vicino



Vetricia piani inferiori da sopra più chiara



Vetricia e Pania Secca più da lontano



Blocchi solcati Vetricia e Pizzo Saette



Pizzo Saette grande ometto Vetricia e Sumbra



Crepaccio Vetricia e Uomo Morto



Crepaccio solcato in Vetricia



Crepaccio solcato in Vetricia e appennino innevato



Blocchi solcati sovrapposti in Vetricia e Pania Croce



Blocchi solcati sovrapposti in Vetricia



Crepaccio con spunzone in Vetricia



Blocchi tondeggianti solcati in Vetricia



Blocchi tondeggianti solcati in Vetricia più chiara



Blocchi 'con cappello' in Vetricia



Blocchi tondeggianti in Vetricia e appennino innevato



Grondilice Contrario Cavallo Tambura e Pisanino dal Callare



Sagro - Grondilice Contrario Cavallo Tambura e Pisanino dal Callare



Cavallo e Tambura dal Callare con meno cielo sopra



Cresta e croce vetta Pania Croce



Massaciuccoli Piombino e Isola d'Elba dalla Pania Croce



Croce vetta Pania Croce Massaciuccoli e mare sullo sfondo



Naso Uomo Morto davanti a Pania Secca più da vicino



Stalattiti di ghiaccio su pendici Uomo Morto



Naso Uomo Morto davanti a Pania Croce



Gorgona salendo alla Pania Secca



Forato e Procinto dalla Pania Secca



Radura a blocchi calcarei con altra sullo sfondo in Vetricia



Radura a blocchi calcarei con altra sullo sfondo in Vetricia più da vicino



Radura a blocchi calcarei e Pania Secca sullo sfondo in Vetricia



Radura a blocchi calcarei e Pania Secca sullo sfondo in Vetricia più da vicino



Bocchi calcarei Vetricia primo piano