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Pure mi dispiace lo stesso che nessuno sia qua con me, ma,
pensandoci bene, non è così strano: ho fatto tante gite in montagna con tante
persone diverse e con tanti gruppi organizzati, ma il modo di andare in montagna
mio e di mia moglie è diverso da quello di tutte le altre persone che ho
incontrato: a noi piace guardarci intorno e cercare la bellezza della natura in
tutte le sue forme: dai fiori, alla fauna, alle rocce, alle cascate, ai laghi,
alle grotte e in qualsiasi cosa possa colpire la nostra fantasia...
Abbiamo incontrato invece gente per cui la vetta è l’unica meta importante (mentre
per noi lo è solo in funzione del panorama che offre), gente che ripete sempre
gli stessi sentieri e non vuole provarne di nuovi, gente che non vuole fare una
deviazione di pochi metri per vedere una bellezza nascosta e che svolge il
sentiero come fosse un compito senza nemmeno quasi guardarsi intorno, gente che
considera la montagna una sfida con sé stessi e altri che la considerano come
una sfida sportiva…
Intendiamoci, però, io non ho niente contro tutti questi
modi di andare in montagna e non ritengo che il mio modo sia migliore, vorrei
invece soltanto sapere se c’è qualcuno che la pensa come me, anche perché
conosco molti posti come quello di cui stò parlando e mi piacerebbe
condividerli…
Ma torniamo alle ore 12 del 5 agosto: ci è voluto poco perché ci rendessimo conto che il programma per il giorno dopo
era saltato: l’ultimo giorno di vacanza saremmo ritornati tutti insieme al
Canyon dell’Alpe: non avrei potuto resistere fino al prossimo anno di sci
estivo senza portarci mia moglie e i bambini…
E adesso, adesso non sono ancora soddisfatto, anche se il ricordo è ancora così vivido che se mi concentro posso tornarci quando voglio, sfidando le leggi
della natura, proprio come l’acqua della cascata, che prima di gettarsi nella
sottostante marmitta, rimbalza sullo scivolo multicolore e torna indietro, quasi
a volersi soffermare anch’essa un attimo di più in questo luogo incantato.....
Ho una gran voglia, in effetti, di portarci anche tutti voi e, quindi, devo
aggiungere, per chi
non si accontenta di viaggiare con la fantasia, che, per raggiungere il Canyon dell’Alpe,
si deve percorrere la statale del Gavia da Bormio (in Valtellina, provincia di
Sondrio) fino a 4 Km. prima del passo, parcheggiando la macchina in località
Ponte dell’Alpe (2289 metri, facilmente riconoscibile per il parcheggio,
appunto, per il ponte e per la presenza di vari sentieri); da qui si tralascia a
sinistra il sentiero per la Val di Rezzalo e si prende la strada sterrata in
salita (non quella in piano che finisce poco dopo) e la si segue per una decina
di minuti, fino a che si vede, in basso, il torrente Alpe formare un Canyon nel
marmo.
Da qui la via non è più obbligata, il torrente è poche decine di metri
più in basso e, ognuno, può scegliere la via che preferisce, con un minimo di
attenzione però, per raggiungere la cascata che si trova alla testata del
Canyon; dopo un’inevitabile sosta a contemplare lo spettacolo, si può
percorrere tutto il Canyon (è lungo trai 50 e i 100 metri) su entrambe le rive
e, probabilmente, anche dentro il torrente, per gli appassionati del canyoning, per
ammirare le altre cascatelle e, soprattutto, i magnifici colori del marmo
istoriato, occorre però procedere senza sentiero e, con un minimo di attenzione,
per la scivolosità della roccia.
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